Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XIV

<<PATER.....>>

2 - Uscendo dal Cenacolo, Gesù aveva anche parlato del Padre suo per mezzo di quella parabola che viene detta della vite e dei tralci : <<Ego sum vitis vera — aveva detto Gesù — et Pater meus agricola est>> (Gv. 15, 1 - Io sono la vera vite, il Padre mio è il vignaiuolo). Questo ingresso ampio e fermo della parabola ci presenta il Padre nella veste di un operaio e precisamente di un agricoltore.

Che il Padre sia un grande operaio è chiaro quando si pensi alla creazione che è il suo capolavoro, così come la redenzione è il capolavoro del Figlio.
Né la creazione, nè la redenzione sono dei fatti che hanno avuto termine nel tempo, poiché l'esistenza attuale del mondo può anche dirsi una creazione continuata, ossia un prolungamento della creazione (prolixitas creationis), e nello stesso modo si può dire che la redenzione è in atto a motivo del lavoro incessante della Grazia che fluisce dal costato del Cristo.
Mentre il Figlio pende, tuttora, dal patibolo, il Padre ripete su di noi, anche oggi, il fiat della creazione.

Il Padre viene dunque presentato da Gesù come un agricoltore, il quale toglie ogni tralcio della sua vite che non dà frutto e pota quei tralci che danno frutto perché ne diano di più: <<Omnem palmitem in me non ferentem fructum, tollet eum; et omnem qui ferit fructum, purgabit eum, ut fructum plus afferat>> (Gv. 15, 2 - Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglierà via; e quello che porta frutto la poterà, perché frutti di più).

Sull'esempio e secondo l'insegnamento di Gesù, l'operaio deve sentire la presenza del Padre non altrimenti di quanto la parabola consiglia, e cioè come una presenza direttiva ed operante.
Il Padre è Colui che secondo un piano determinato ha piantato la vite e richiede da essa il frutto corrispondente.
Egli segue con occhio vigile la vita della pianta così da incrementarla, toglie i rami secchi e pota i rami fecondi.
Fuori della metafora, Egli segue le espansioni della redenzione operata dal Cristo attraverso le diramazioni del Corpo Mistico ed ha gelosa cura di esse.

Siccome ogni tralcio è sorvegliato, l'operaio ha motivo di sentire sopra di sé l'occhio del Padre, di temere il suo giudizio, ma anche di abbandonarsi alla sapienza di questo divino agricoltore il quale valuta secondo una giustizia che gli uomini non conoscono, dosata con infinita bontà.
Al Padre preme il reddito della pianta, che è quanto dire della creazione e della redenzione, non solo in genere, ma nella fattispecie di ogni cristiano.
Il pensiero della fecondità che Iddio esige dalla sua mistica vite sprona l'operaio alle opere per non essere considerato tralcio sterile destinato alla distruzione.
Se poi il lavoro è mescolato alle sofferenze, l'operaio pensa che le cesoie dell'agricoltore vanno potando in lui il superfluo perché le sue forze, concentrate sull'essenziale, conducano a frutti più pregiati.

Il piano, che vive nel cuore di ogni buon operaio, di lavorare onde produrre frutti nella Chiesa di Dio, è ispirato al desiderio di rendere gloria al Padre perché i frutti, e cioè le opere, onorino l'agricoltore divino. <<In hoc clarificatus est Pater meus — ha osservato Gesù a conclusione della parabola — ut fructum plurimum afferatis>> (Gv.15,8 - Il Padre mio è glorificato in questo, che portiate molto frutto).

fine 2° paragrafo.........3° paragrafo

 

 

 



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo XIV

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Orans e dicens: Pater mi...>>
(Mt. 26, 42)

<< Et dixit: Abba, Pater...>>
(Mc. 14,36)

<<Dicens: Pater... >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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