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3 - II Padre, in quest'ora, è dinanzi al Figlio come giudice.
Gesù è, per il Padre, l'ambasciatore e il procuratore
dell'uomo, uno schermo immacolato che copre il disfacimento della natura
umana e i peccati innumerevoli che da quello iniziale traggono origine.
Poiché si addossa le colpe degli uomini, Gesù è
come l'accusato che in veste di reo si presenta al giudizio del Padre.
La sentenza è nota ab aeterno, ma nel Getsemani si svolge
l'ultimo appello nel quale Gesù tenta di modificare la decisione
del Padre e di mitigare i rigori della divina giustizia ricorrendo all'onnipotenza
divina, per dimostrare la realtà della sua natura umana, in tutto
simile alla nostra fuorché nel peccato.
Nel silenzio della notte che avvolge l'oliveto, si aderge un tribunale
che deve pronunziarsi in ultima istanza sulla sorte che spetta al novello
Adamo.
Di fronte a questo, i tribunali di Caifa, di Pilato e di Erode non sono
che secondarie strutture a cui Gesù si sottoporrà, mansueto
e silenzioso, convinto della morte che Lo attende e che Egli accetta.
Non è la sentenza degli uomini che Lo conduce al Calvario ma
la sentenza del Padre.
L'ultima udienza del processo contro il Figlio viene celebrata al cospetto
di alcuni uomini assonnati, ma talora in ascolto e che riferiranno,
perché da tutti si sappia che Gesù non cede alla forza
del male ma alla forza del bene, che non è Satana attraverso
i suoi sgherri a giudicare del Figlio di Dio, ma il Padre in persona;
che la vittoria non è dunque di Satana, ma che spetta a Dio infinitamente
giusto e potente, a cui corrisponde l'infinita carità del Figlio
nel darsi alla morte per noi.
Gesù aveva detto agli apostoli che il principe del mondo non
ha su di Lui nessun potere (<<... enim princeps mundi huius
et in me non habet quidquam>> (Gv. 14,30 - ...il
principe di questo mondo non ha da fare nulla con me) ed ora,
permettendoci di assistere al suo Getsemani, ci dimostra che Egli è
il prigioniero del Padre e che solamente perché tale, si consegnerà
prigioniero agli uomini.
Fierezza e verità del Cuore di Cristo!
Ma anche fierezza e verità dell'operaio ogniqualvolta egli giudicherà
del mondo, delle sue vicende e delle sue condanne da questo medesimo
punto di vista.
Non è il giudizio dell'uomo che importa, ma il giudizio di Dio.
Attraverso la miopia e la cattiveria degli uomini passa, invisibile
e misteriosa, la corrente del volere divino; a questo si cede e non
al male; con la fiducia di chi si abbandona alla sentenza di un Padre.
fine 3° paragrafo.........4° paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XIV
Edizioni Operaie 1952
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<<Orans e dicens:
Pater mi...>>
(Mt. 26, 42)
<< Et dixit: Abba,
Pater...>>
(Mc. 14,36)
<<Dicens: Pater...
>>
(Lc. 22,42)
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