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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XV

<<Omnia tibi possibilia sunt>>

1- Abbandonato dagli uomini che gli sono amici, prossimo a cadere nelle mani degli uomini che gli sono nemici, il Figlio ricorre al Padre che è più grande di lui («Pater maior me est » (Gv. 14,24 - II Padre è più grande di me) e nel quale, per il mistero della santissima e indivisibile Trinità, egli si trova («Unigenitus Filius, qui est in sinu Patris» - Gv. 1,18 - L'Unigenito Figlio che è nel seno del Padre).

Il rapporto del Figlio con il Padre è un colloquio del quale noi conosciamo direttamente solo le parole pronunziate dal Cristo.
Il pensiero del Padre può essere intuito ma non si esprime con parole umane o, quanto meno, si esprime con parole che non ci sono note. Perciò il colloquio, come viene riferito dagli Evangeli, consiste in una preghiera che il Figlio rivolge al Padre, ripetutamente.

Gesù aveva insegnato: «Orantes autem, nolite multum loquì... scit enìm Pater vester, quid opus sìt vobis, antequam petatis eum» (Mt. 6, 7,8 - Pregando, poi, non usate tante parole... poiché il vostro Padre sa, prima che glielo domandiate, di quali cose avete bisogno) ed Egli difatti adopera nella sua preghiera poche parole che rappresentano una parafrasi della preghiera ufficiale, il <<Pater noster>>, insegnato ai discepoli. <<Sic orabitis>> (Mt. 6, 9 - Pregate così) aveva detto un giorno il Maestro ed ora Egli stesso adopera quei pensieri e quelle parole nel rivolgersi al Padre.
Gesù, logico ed esemplare in tutto, vuole esserlo anche in questo momento e sotto questo particolare aspetto.

La preghiera ufficiale si apre con l'invocazione a Dio, chiamato con l'appellativo di Padre, e così pure ha inizio la preghiera di Gesù nel Getsemani: <<Pater...>>.
Al nome segue, con dolcezza, un monosillabo che rivela, in qualche modo, un possesso dell'orante e cioè un suo diritto ad essere ascoltato ed esaudito: <<Pater mi>>, <<Padre mio!>>.
Mentre Gesù ha insegnato ai suoi discepoli: «Pater noster», ora esclama, stretto nel torchio del dolore, <<Pater mi>>.

Dopo l'invocazione del Padre, la preghiera si allarga, con vastità oceanica, sopra un orizzonte di infinita gloria e potenza.
Le tenebre del Getsemani sembrano squarciate da una grande luce, il tranello che gli uomini tendono a Dio sembra risolversi di fronte alla Verità che rifulge nel suo eterno splendore.
Gesù aveva insegnato nel <<Pater noster>> che dopo aver invocato il Padre bisogna desiderare la gloria del suo nome: <<sanctificetur nomen tuum>>.
Prima di ogni altra domanda occorre che la creatura chieda a Dio che gli scopi della creazione siano raggiunti, e la creazione fu determinata appunto per la gloria di Dio.
Dovere di ogni uomo è di contribuire a questa gloria e di pregare e di operare perché Iddio venga glorificato e proclamato come nel trisagio angelico: santo! santo! santo!

Già altre volte Gesù aveva praticato questa regola di rendere gloria al Padre nella sua preghiera, e così nel cenacolo si era rivolto al Padre con l'appellativo di santo: <<Pater sancte>> (Gv. 17, 11 - Padre santo), e con l'appellativo di giusto: <<Pater juste>> (Gv. 18, 25 - Padre giusto).

Nella preghiera del Getsemani, la glorificazione del Padre avviene attraverso un sublime riconoscimento della sua potenza.
Il nome del Padre viene santificato con queste parole che ad un tempo esaltano e commuovono: <<Omnia tibi possibilia sunt>> (Mc. 14, 36 - Tutto ti è possibile).
Il Cristo esalta nel Padre l'Onnipotente. È come il frammento di un cantico d'angeli e di santi che echeggia nel Getsemani e che porta le nostre anime alle soglie del paradiso, una parentesi di gloria che sale al Padre riverberandosi sul Figlio.

Così, nel Getsemani di ogni uomo, vi sono luci improvvise che squarciano, a periodi, le nubi del dolore per dare alle anime il senso dell'altezza e della purificazione a cui la sofferenza, cristianamente accettata, le conduce.

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GETSEMANI

capitolo XV

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Pater mi, si possibile est...>>
(Mt. 26, 39)

<<Abba, Pater, omnia tibi possibilia sunt>>
(Mc. 14,36)

<< Pater, si vis... >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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