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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XV

<<Omnia tibi possibilia sunt>>

3 - La santificazione del nome divino è particolarmente doverosa quando l'anima avverte di essere destinataria di un dono da parte di Dio: allora l'inno di lode si trasforma in un inno di riconoscenza.
E quando mai l'anima può pensare di sottrarsi alla pioggia di grazie di cui Iddio la ricolma?
Non è forse ogni battito del cuore, ogni respiro, ogni pensiero, ogni attimo della vita soprannaturale un dono immenso e gratuito da parte di Dio?
Non è forse questo il dovere di ogni istante, per cui nella santificazione del suo nome la lode verso l'Altissimo deve mescolarsi intimamente alla riconoscenza?

Il ringraziamento è una testimonianza resa alle opere e questa è una forma molto doverosa di lode.
L'episodio evangelico del lebbroso mondato che torna da Gesù per ringraziarlo e le parole di Gesù dimostrano con quale desiderio Dio attenda la riconoscenza dell'uomo<<Nonne decem mundati sunt? et novem ubi sunt? Non est inventus qui rediret, et daret gloriam Deo, nisi his alienigena?>> (Lc. 17, 17,18 - Non furono guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non s'è trovato chi tornasse a dare gloria a Dio, se non questo straniero?). Perciò l'operaio deve sempre dedicare un posto adeguato nella sua preghiera al ringraziamento per i particolari benefici ricevuti dalla misericordia divina.

Ma sarebbe poco limitare la riconoscenza a queste grazie speciali, poiché il giudizio dell'uomo è assai limitato e la nostra riconoscenza corre pericolo di essere troppo scarsa e superficiale.
Occorre invece che il cuore dell'operaio sia dilatato dai palpiti di una riconoscenza totale, che abbracci ogni sua facoltà, naturale e soprannaturale, mobilitando tutto l'essere in un'azione di grazie incessante, preludio ai cantici dell'eternità.
Questo si ottiene facilmente pensando che tutte le realtà nelle quali ci incontriamo, belle, brutte o indifferenti, piccole o grandi, superficiali o profonde, transitorie o definitive, naturali o soprannaturali, che partano dagli uomini o dalle cose, previste o impreviste, ben al disopra del valore umano e sensibile che può venire ad esse attribuito, posseggono un significato provvidenziale.
Tutto e tutti rientrano in un piano misterioso di santificazione concepito dalla omniscenza e dalla onnipotenza di Dio per ciascun uomo, piano che noi andiamo continuamente lacerando con i nostri peccati, ma che la divina bontà incessantemente riprende e ricompone.

La santificazione dell'uomo è il fastigio della redenzione e cioè il trionfo della grande opera affidata dal Padre al Figlio, e Questi la persegue nei riguardi di ciascuno con un'azione che non finisce se non quando finisce la vita.
Lo svolgersi di questo divino assedio dell'anima è la profonda, unica verità.
Tutti i piani secondo cui i fenomeni sensibili e ultrasensibili paiono ordinarsi sono costruzioni effimere che acquistano un significato solo per l'apporto recato al piano divino della santificazione individuale.

Il Redentore lavora a questo piano sia con l'intervento positivo della Grazia, sia permettendo alla forza negativa del dolore di aprire il terreno spirituale delle anime rendendolo recettivo e fecondabile.
Non vi è circostanza della vita che non trovi la sua precisa collocazione in questo capolavoro del Cristo che si ripete per ogni anima.
Non dobbiamo ringraziare soltanto per quei benefici singoli, più evidenti e piacevoli, che la bontà di Dio concede, ma per tutti i fattori che incidono nella nostra vita, anche per le circostanze che sembrano inutili, dolorose, per quelle lame fredde e taglienti che il dolore sa insinuare nelle latebre più gelose dei nostri desideri e dei nostri affetti, con precisione che sbalordisce.
Anche queste realtà, che ci sconvolgono e ci abbattono, sono dettagli di quel piano, filtrazioni dell'anima, fattori di richiamo e di purificazione, dosati dal medico divino con l'esattezza con la quale si dosa un farmaco.

L'anima cristiana, e tanto più l'anima consacrata, deve possedere spiritualmente un'acutezza visiva così sviluppata da saper discernere i lineamenti di questa economia che va sviluppandosi nei suoi riguardi, e se anche non sempre riesce a comprenderla deve credere in essa con fede certa.
Soprattutto deve trasportare questa certezza sul piano dell'amore, trasformandola in un cantico incessante di riconoscenza per la divina, implacabile, travolgente persecuzione delle anime che si abbandonano all'azione santificatrice della grazia e del dolore.

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GETSEMANI

capitolo XV

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Pater mi, si possibile est...>>
(Mt. 26, 39)

<<Abba, Pater, omnia tibi possibilia sunt>>
(Mc. 14,36)

<< Pater, si vis... >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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