Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XV

<<Omnia tibi possibilia sunt>>

4 - II pensiero del Padre, a cui tutto è possibile, del Figlio che lava ogni colpa acquistando per ogni anima meriti infiniti, e dello Spirito Santo che si impegna a perfezionare in ciascuno l'opera redentrice fino a farle conseguire la santità, infonde nel cuore dell'operaio un sentimento di gioia schietta e permanente.
L'accostamento al Getsemani non altera questo sentimento di gioia ma lo alimenta e lo irrobustisce, preparando l'anima a sopportare il dolore e trasformando anche questo in una sorgente di letizia soprannaturale.

Il dolore guardato in faccia perde, poco a poco, la fisionomia nemica di un castigo che la giustizia divina gli ha attribuito, per acquistare soprattutto la fisionomia di uno strumento di salvezza secondo il disegno mirabile della carità divina.

Perciò nella vita dell'operaio anche le spine si trasformano in rose; non è l'allegria del mondo che lo distingue né lo attrae, ma l'inesauribile serenità delle anime che superano il fenomeno per fermare il pensiero, adorando, al volere di Dio.

L'operaio procede fra gli uomini umilmente come si conviene alla sua missione, ma la sua conversazione è nei cieli; il giardino del Getsemani, per i meriti del Cristo, si trasforma prodigiosamente nel giardino dell'Eden dove la conversazione di Adamo con Dio era consueta.
È una letizia che richiede di essere non tanto apparente quanto sostanziale e continua, ben difesa contro gli assalti degli uomini e delle cose; letizia da cui traspare la fede e che alla fede richiama quanti vanno per il mondo cercando di orientarsi nella notte di un dolore inevitabile e incomprensibile.
Chi ha bisogno di luce, di conforto, di certezza, di consiglio, di aiuto, deve trovare un po' di tutto questo presso l'operaio attraverso quella sua gioia che sale dal profondo e che si comunica istantaneamente alle anime, trasportandole in un clima di carità e di pace.

<< Non turbetur, cor vestrum. Credite in Deum, et in me credite>> (Gv. 14,1 - Non si turbi il cuore vostro. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me). Queste parole pronunciate da Gesù, in quella notte, nel Cenacolo, devono ispirare il cuore dell'operaio in ogni circostanza.
Per quanto inesplicabili, avverse, strazianti possano apparire le vicende umane egli non si turba, anzi custodisce nel cuore una visione ottimistica degli avvenimenti la quale non deve procedere da un assurdo spirito di contraddizione al buon senso o ai sentimenti naturali, ma come da una ricchezza sovrumana a disposizione di chi crede in Dio ed a Lui si affida.
<<Non turbetur cor vestrum — ebbe a ripetere Gesù in quella notte — neque formidet... Si diligeretis me, gauderelis utique>> (Gv. 14, 27,28 - Non s'angusti il cuore vostro, né si sgomenti... Se mi amate, vi rallegrerete).
E le sue parole rivelano la volontà di procurare ai suoi un gaudio completo: <<ut gaudium meum in vobis sit; et gaudium vestrum impleatur>> (Gv. 15, 11 - Affinchè sia in voi la mia gioia, e la gioia vostra sia piena).

fine 4° paragrafo.........

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo XV

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Pater mi, si possibile est...>>
(Mt. 26, 39)

<<Abba, Pater, omnia tibi possibilia sunt>>
(Mc. 14,36)

<< Pater, si vis... >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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