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XV
<<Omnia tibi possibilia
sunt>>
4 - II pensiero del Padre, a cui tutto è possibile, del Figlio
che lava ogni colpa acquistando per ogni anima meriti infiniti, e dello
Spirito Santo che si impegna a perfezionare in ciascuno l'opera redentrice
fino a farle conseguire la santità, infonde nel cuore dell'operaio
un sentimento di gioia schietta e permanente.
L'accostamento al Getsemani non altera questo sentimento di gioia ma
lo alimenta e lo irrobustisce, preparando l'anima a sopportare il dolore
e trasformando anche questo in una sorgente di letizia soprannaturale.
Il dolore guardato in faccia perde, poco a poco, la fisionomia nemica
di un castigo che la giustizia divina gli ha attribuito, per acquistare
soprattutto la fisionomia di uno strumento di salvezza secondo il disegno
mirabile della carità divina.
Perciò nella vita dell'operaio anche le spine si trasformano
in rose; non è l'allegria del mondo che lo distingue né
lo attrae, ma l'inesauribile serenità delle anime che superano
il fenomeno per fermare il pensiero, adorando, al volere di Dio.
L'operaio procede fra gli uomini umilmente come si conviene alla sua
missione, ma la sua conversazione è nei cieli; il giardino del
Getsemani, per i meriti del Cristo, si trasforma prodigiosamente nel
giardino dell'Eden dove la conversazione di Adamo con Dio era consueta.
È una letizia che richiede di essere non tanto apparente quanto
sostanziale e continua, ben difesa contro gli assalti degli uomini e
delle cose; letizia da cui traspare la fede e che alla fede richiama
quanti vanno per il mondo cercando di orientarsi nella notte di un dolore
inevitabile e incomprensibile.
Chi ha bisogno di luce, di conforto, di certezza, di consiglio, di aiuto,
deve trovare un po' di tutto questo presso l'operaio attraverso quella
sua gioia che sale dal profondo e che si comunica istantaneamente alle
anime, trasportandole in un clima di carità e di pace.
<< Non turbetur, cor vestrum. Credite in Deum, et in me credite>>
(Gv. 14,1 - Non si turbi il cuore vostro. Abbiate fede
in Dio e abbiate fede anche in me). Queste parole pronunciate
da Gesù, in quella notte, nel Cenacolo, devono ispirare il cuore
dell'operaio in ogni circostanza.
Per quanto inesplicabili, avverse, strazianti possano apparire le vicende
umane egli non si turba, anzi custodisce nel cuore una visione ottimistica
degli avvenimenti la quale non deve procedere da un assurdo spirito
di contraddizione al buon senso o ai sentimenti naturali, ma come da
una ricchezza sovrumana a disposizione di chi crede in Dio ed a Lui
si affida.
<<Non turbetur cor vestrum — ebbe a ripetere Gesù
in quella notte — neque formidet... Si diligeretis me, gauderelis
utique>> (Gv. 14, 27,28 - Non s'angusti il
cuore vostro, né si sgomenti... Se mi amate, vi rallegrerete).
E le sue parole rivelano la volontà di procurare ai suoi un gaudio
completo: <<ut gaudium meum in vobis sit; et gaudium vestrum
impleatur>> (Gv. 15, 11 - Affinchè
sia in voi la mia gioia, e la gioia vostra sia piena).
fine 4° paragrafo.........
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GETSEMANI
capitolo XV
Edizioni Operaie 1952
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<<Pater mi, si possibile est...>>
(Mt. 26, 39)
<<Abba, Pater, omnia
tibi possibilia sunt>>
(Mc. 14,36)
<< Pater, si vis... >>
(Lc. 22,42)
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