2 - II dolore è una pesante macina che passa e ripassa sulle
anime come sui chicchi di frumento.
Sotto il suo peso i chicchi si aprono, si dissolvono, ma da essi nasce
bianca, utile, profumata, la farina per il pane.
Dobbiamo quindi avvezzarci a considerare cristianamente il dolore, non
soltanto come una forza nemica e cieca.
Esso proviene, non vi è dubbio, dal peccato perché da
Dio procedono soltanto azioni ed opere perfette.
Ma la bontà di Dio ha voluto prendere questo sottoprodotto della
colpa trasformandolo in principio medicamentoso per cui, nell'economia
della redenzione, il dolore è un farmaco; inoltre non è
cieca la applicazione del dolore all'uomo, ma permessa da Dio secondo
giustizia, e cioè secondo le forze di ciascuno ed in vista del
suo cammino verso la santificazione.
Considerando in questo modo il dolore, sul volto di chi soffre, per
quanto triste, si disegna una grande pace.
Egli sa che la sofferenza non va oltre la misura della sua spirituale
sopportazione e che per effetto del dolore tutto va componendosi secondo
un ordine nuovo che sfugge al suo personale giudizio, ma non alla bontà
provvidente di Dio.
Egli fronteggia la situazione dolorosa con tutta quella intelligenza
e quella volontà che il Signore gli ha dato, ma nel tempo stesso
si affida al dolore pensando che non è, come spesso accade per
le medicine terrene, una cosa inutile, ma un farmaco che non falla,
sorvegliato da un medico perfettissimo, Iddio.
Vi è un motivo per cui il dolore dovrebbe essere
accolto dalle anime con grande riconoscenza ed è che esso ci
permette di saldare quei conti che i nostri peccati hanno aperto presso
la Giustizia divina.
Il dolore come espiazione.
Gesù parlò di penitenza e la penitenza non è altro
che dolore accettato, meritorio.
La modesta fisionomia spirituale dell'operaio non gli consente, di solito,
di cercarsi la penitenza come fanno i religiosi degli ordini contemplativi.
Egli deve mantenersi a livello della vita comune anche nelle manifestazioni
della sua vita spirituale.
Ma non per questo la penitenza gli viene a mancare perché il
dolore imbeve la vita quotidiana di tutti e si può dire che nessuna
penitenza può essere più immaginosa di quella che il dolore
spontaneamente suscita nelle nostre carni, o nella nostra anima, durante
la vita di ogni giorno.
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