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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XVI

<<Transeat a me>>

2 - II dolore è una pesante macina che passa e ripassa sulle anime come sui chicchi di frumento.
Sotto il suo peso i chicchi si aprono, si dissolvono, ma da essi nasce bianca, utile, profumata, la farina per il pane.
Dobbiamo quindi avvezzarci a considerare cristianamente il dolore, non soltanto come una forza nemica e cieca.
Esso proviene, non vi è dubbio, dal peccato perché da Dio procedono soltanto azioni ed opere perfette.
Ma la bontà di Dio ha voluto prendere questo sottoprodotto della colpa trasformandolo in principio medicamentoso per cui, nell'economia della redenzione, il dolore è un farmaco; inoltre non è cieca la applicazione del dolore all'uomo, ma permessa da Dio secondo giustizia, e cioè secondo le forze di ciascuno ed in vista del suo cammino verso la santificazione.

Considerando in questo modo il dolore, sul volto di chi soffre, per quanto triste, si disegna una grande pace.
Egli sa che la sofferenza non va oltre la misura della sua spirituale sopportazione e che per effetto del dolore tutto va componendosi secondo un ordine nuovo che sfugge al suo personale giudizio, ma non alla bontà provvidente di Dio.
Egli fronteggia la situazione dolorosa con tutta quella intelligenza e quella volontà che il Signore gli ha dato, ma nel tempo stesso si affida al dolore pensando che non è, come spesso accade per le medicine terrene, una cosa inutile, ma un farmaco che non falla, sorvegliato da un medico perfettissimo, Iddio.

Vi è un motivo per cui il dolore dovrebbe essere accolto dalle anime con grande riconoscenza ed è che esso ci permette di saldare quei conti che i nostri peccati hanno aperto presso la Giustizia divina.
Il dolore come espiazione.

Gesù parlò di penitenza e la penitenza non è altro che dolore accettato, meritorio.
La modesta fisionomia spirituale dell'operaio non gli consente, di solito, di cercarsi la penitenza come fanno i religiosi degli ordini contemplativi.
Egli deve mantenersi a livello della vita comune anche nelle manifestazioni della sua vita spirituale.
Ma non per questo la penitenza gli viene a mancare perché il dolore imbeve la vita quotidiana di tutti e si può dire che nessuna penitenza può essere più immaginosa di quella che il dolore spontaneamente suscita nelle nostre carni, o nella nostra anima, durante la vita di ogni giorno.

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GETSEMANI

capitolo XVI

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Transeat a me calix iste...>>
(Mt. 26, 39)

<<Transfer calicem hunc a me...>>
(Mc. 14,36)

<<Transfer calicem istum a me... >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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