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3 - Per sopportare il dolore bisogna mettersi idealmente nelle condizioni
di un ammalato disteso sul letto operatorio; egli ha una malattia che
si può giudicare fatale per la sua vita se il chirurgo non interviene
o se, intervenendo, non giunge in tempo.
Il chirurgo ha dei coltelli affilati coi quali aprirà le carni,
reciderà i nervi, scoprirà i visceri; ma è condizione
di salute e l'ammalato si offre al medico per essere mondato, rigenerato,
risanato.
Il dolore è come il chirurgo.
Chi soffre pensi anche di sé come di un marmo informe che venga
distaccato dalla cava e che debba trasformarsi in una statua; il dolore
è l'artista che va colpendo e scolpendo il marmo, asportando,
modellando, levigando, e con ciò creando il suo capolavoro.
Il dolore è simile al bulino temprato ed aguzzo del cesellatore
che incide ricami nel metallo con pazienza infinita e con risultati
indelebili.
Le goccie del dolore sono come le goccie pazienti che cadono dalla volta
delle grotte creando stalagtiti e stalagmiti, capolavori fantastici,
imprevisti e inconfondibili.
Quando il dolore è alle prese con il suo corpo o con la sua anima,
l'operaio pensi al lebbroso al quale Gesù disse: <<Volo,
mundare>> (Mt. 8,3 - Lo voglio, sii mondato),
pensi alle sensazioni di quell'uomo nel dissolverai dei granulomi lebbrosi,
nel distaccarsi delle squame, nel chiudersi dei tragitti fistolosi,
nel risolversi delle anchilosi, nel mondarsi, insomma.
Egli deve avvertire, per quanto immaterialmente, un senso equivalente
di freschezza e di rinascita.
Poco importa la direzione nella quale la perforatrice del dolore è
applicata; il dolore sta lavorando l'anima dell'operaio ed egli accetta,
pregando, questa divina operazione.
Il dolore è un bagno gelato che mette i brividi della paura nel
cuore dell'uomo, ma anche un bagno caldissimo che scioglie ogni incrostazione
umana dalle anime, rigenerandole.
Beati quelli che soffrono poiché vedono; in essi il dolore raffina,
decanta, sublima il pensiero.
Lasci l'operaio che il dolore vada e venga come una lima sul suo cuore
e sul suo corpo; non importa allora se gli anni passano, se l'arco della
vita declina, e se i valori materiali vanno in polvere; ogni anno segna
un progresso, una trasparenza, l'acquisto di una luce, in ogni anno
si perfeziona il santo, creato in noi dal battesimo, ed è questo,
soltanto questo, che conta.
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GETSEMANI
capitolo XVI
Edizioni Operaie 1952
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<<Transeat
a me calix iste...>>
(Mt. 26, 39)
<<Transfer calicem hunc a me...>>
(Mc. 14,36)
<<Transfer calicem istum a
me... >>
(Lc. 22,42)
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