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4 - La nostra stima per il dolore cresce quando si consideri che esso
funziona ordinariamente nelle mani di Dio e, se noi lo permettiamo,
anche nelle nostre, come un meccanismo rivelatore.
Pensi l'operaio all'accorgimento del vasaio che si accerta se il suo
vaso è integro percuotendolo e giudicando dal suono che esso
produce; pensi al ferroviere che per assicurarsi dell'integrità
delle ruote prima della partenza del treno le percuote, una ad una,
e giudica, dal suono, delle loro condizioni.
Così Iddio va saggiando le nostre virtù, una ad una, e
il grado di formazione che abbiamo raggiunto con il dolore.
Se l'operaio tiene nel debito conto questa rivelazione realizzata dalla
sofferenza, potrà ricavarne concreti e rapidi benefici.
Come nella tecnica fotografica il bagno di sviluppo intensifica le deboli
tracce lasciate dalla luce sulla gelatina sensibile e le rivela, così
il dolore mette in evidenza questi aspetti delle anime che in tempo
di tranquillità difficilmente possono essere individuati.
Sotto i colpi del dolore la superbia affiora provocando uno stato di
insofferenza, la sensualità si tradisce nel continuo ricorso
dell'anima a conforti sensibili, l'ignavia si manifesta con i segni
della depressione o addirittura della viltà spirituale, ma per
contro appare in chiara luce la robustezza della fede del cristiano
attraverso quella serenità del dolore che è l'experimentum
crucis della sua formazione alle verità soprannaturali.
L'operaio sorvegli se stesso durante il tempo del dolore con l'occhio
obiettivo del medico che studia il suo ammalato, ed andrà scoprendo
nella propria anima delle pieghe insospettate, dei ritorni incredibili,
delle lacune, ma anche quelle forze nascoste che la Grazia va creando
nel cristiano e che corrispondono agli abiti virtuosi.
Come la fatica fisica è una prova funzionale del nostro corpo
al punto che solamente gli organismi sani possono sopportarla, così
quell'autentica fatica spirituale che è il dolore è una
prova funzionale dell'anima che ne collauda il valore e le possibilità.
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GETSEMANI
capitolo XVI
Edizioni Operaie 1952
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<<Transeat
a me calix iste...>>
(Mt. 26, 39)
<<Transfer calicem hunc a me...>>
(Mc. 14,36)
<<Transfer calicem istum a
me... >>
(Lc. 22,42)
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