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Scritti di Luigi Gedda

XVII

<<CALIX ISTE>>

3 - I peccati che gli uomini hanno commesso, o commetteranno, sono dunque presenti alla mente di Colui che, pur essendo l'Innocente, deve espiarli.
Le ombre dell'oliveto, gli spiazzi del terreno illuminati dalla luce, il freddo ciclo notturno si popolano dei fantasmi di questi peccati che la scienza del Gesù-Dio conosce e che il Cuore di Gesù-Uomo, agonizzando, accusa come un insulto.

L'occhio di Dio precorre i tempi e rileva ogni delitto, ogni ingiustizia, ogni sozzura, ogni prevaricazione, ogni viltà, ogni atto di superbia, ogni bestemmia, ogni tradimento.
Questa visione non solo è turpe, ma è contro Gesù personalmente; questi peccati sono i suoi carnefici, sono la maschera di fango che Gli è stata gettata sul viso.
Per questi peccati gli uomini stessi nelle rare parentesi di vera giustizia di cui sono capaci insorsero e insorgeranno mettendo i colpevoli in catene ed anche uccidendoli.
Contro questi peccati la giustizia di Dio è vigilante ed armata, la porta del purgatorio e le bocche dell'inferno sono aperte per vendicare l'offesa recata a Dio e per ristabilire l'ordine.
Dì questi peccati, di questo disordine Egli ora è ricoperto.
I fantasmi notturni sembrano coalizzarsi; il peccato di ogni tempo riconosce la sua unità satanica e si confonde come in un serpaio che Lucifero alimenta e muove contro Gesù.
<<Peccatum meum coram me est semper>> (Sal. 50, 5 -
II mio peccato mi sta sempre dinnanzi).
Queste parole del salmo non si adattano a Gesù perché il peccato che si rizza contro di Lui non è suo.
Ma si adattano con assoluta proprietà all'uomo e particolarmente all'operaio.
Se il peccato non suo è presente a Gesù, deve essere a maggior ragione presente a colui che lo ha commesso e presente nel senso indicato dal salmo, come un nemico.
Non vi è altro modo per considerare il peccato, per giungere ad una sua espiazione, per impedire che, ristagnando nel subcosciente, infracidisca l'anima.
Il peccato è il nostro vero, unico, sostanziale nemico.
È il peccato che ha macchiato la veste candida del battesimo, che ha insultato lo Spirito Santo che abita in noi, che ha avvelenato la nostre parole, che ha permesso a Satana di agire per mezzo nostro, che ha cancellata la Grazia delle nostre anime rendendo ostile lo sguardo di Dio verso di noi.
È il peccato che ci ha condotto a profanare l'opera di Dio Creatore, a diminuire l'opera di Dio Redentore, a ostacolare l'opera dello Spirito Santificatore.

L'operaio vuole che il Regno di Dio si diffonda ed ogni peccato è una sconfìtta per questo Regno.
L'operaio vuole costruire delle opere ed ogni peccato è una mina contro le opere.
L'operaio vuole confortare l'Agonizzante del Getsemani ed ogni peccato accresce l'amarezza di questa agonia che continua anche nel nostro tempo.

<<Peccatum meum coram me est semper>>

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GETSEMANI

capitolo XVII

Edizioni Operaie 1952

 

Per tornare a "Getsemani"

<<Transeat a me calix iste...>>
(Mt. 26, 39)

<<Si non potest hic calix transire nisi bibam illum...>>
(Mt. 26,42)

<<Transfer calicem hunc a me... >>
(Mc. 14,36)

<<Transfer calicem istum a me>>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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