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Scritti di Luigi Gedda

XVII

<<CALIX ISTE>>

4 - <<Et accipiens calicem gratias egit: et dedit illis, dicens: Bibite ex hoc omnes... >> (Mt. 26, 27 - E, preso un calice, rese grazie e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti...).

Il Vangelo parla di un altro calice. Quello del Getsemani è un calice che Gesù cerca di allontanare da sé, ma che poi accetta.
Quest'altro, invece, è un calice che egli porge ai suoi fedeli invitandoli a bere.
Quello è il calice del peccato e del dolore. Questo è il calice della virtù, del perdono e della grazia.

Se non vi fosse questo calice a portata delle nostre anime vi sarebbe motivo di cadere nella disperazione.
Il peccato commesso che si aderge contro il peccatore come un'accusa, come un fatto irreversibile, toglie il sonno materiale e la pace spirituale all'uomo consapevole.
Il peso della colpa stronca le energie interiori, paralizza e offusca le anime.
L'uomo giace, per il peccato, come un ammalato incapace di reggersi, di muoversi, di alimentarsi.
Ma ecco Gesù, medico divino, che si accosta al suo capezzale e gli porge il calice della grazia.
L'uomo crede, accosta le labbra e beve a lunghi sorsi.

Allora il calore della fiducia si riaccende, un sangue nuovo sembra circolare nelle sue arterie, un senso di giovinezza e di rinascita lo pervade.
Che cos'è questa vita nuova, questa libertà, questa pace? È la vita di Cristo che per i sacramenti si comunica, misteriosamente, all'uomo e lo trasporta sopra un piano astralmente diverso da quello dell'umanità peccante.
L'uomo vive, ma non è lui che vive, vive in lui il Cristo che cancella il peccato e rigenera l'anima.
L'opera di Gesù contro il peccato di cui l'uomo si pente è un divino capolavoro; ciò che era motivo di disperazione diventa argomento di fiducia e di abbandono: ciò che era fomite di corruzione diventa stimolo alla virtù ed al bene; l'esperienza peccaminosa si trasforma in saggezza cristiana a servizio dell'anima e del prossimo; le cicatrici della colpa sono radici di umiltà e di comprensione presso quelle anime che il Cristo redime, una ad una, dal peccato.

Chi prova su di sé questa divina cura operata dal Cristo per mezzo della grazia sente il Getsemani e cioè si accorge che il Cristo in quella notte ha veramente conosciuto la terribile condanna del peccato.
Avendolo fatto suo, Egli ora ne è il medico più accorto, più deciso e più potente.
La disperazione, il rimorso, l'onta che ogni peccato dell'uomo provoca, sono stati misteriosamente provati da Gesù in quella notte ed Egli è ben deciso a vendicare l'insulto che Satana ha scagliato a Lui prima che ad ogni altro, ed impegna la sua divina potenza a sconfiggere il male ed ogni traccia del male.
Purché l'uomo si abbandoni a Lui, lasci al suo bisturi la libertà di operare, creda nel suo potere taumaturgico e non chieda se non di amare.

L'unico, terribile, sostanziale dolore che può colpire l'uomo è quello provocato dal peccato, ma anche questo è medicato e tolto dalla mano santa di Gesù.

La vita spirituale del cristiano si muove attorno ai due calici come a due poli: il calice del peccato commesso che gli ricorda il baratro dell'eterna condanna, la sua fragilità e la sua insufficienza; il calice della grazia che lo deterge, lo conforta e lo rende capace di raggiungere, nonostante tutto, la fratellanza di Gesù e la divina figliolanza al cospetto del Padre.

fine 4° paragrafo ...Capitolo XVIII 1° paragrafo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo XVII

Edizioni Operaie 1952

 

Per tornare a "Getsemani"

<<Transeat a me calix iste...>>
(Mt. 26, 39)

<<Si non potest hic calix transire nisi bibam illum...>>
(Mt. 26,42)

<<Transfer calicem hunc a me... >>
(Mc. 14,36)

<<Transfer calicem istum a me>>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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