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<<Et accipiens calicem gratias
egit: et dedit illis, dicens: Bibite ex hoc omnes...
>> (Mt. 26, 27 - E, preso un calice, rese grazie
e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti...).
Il Vangelo parla di un altro calice. Quello del Getsemani è un
calice che Gesù cerca di allontanare da sé, ma che poi
accetta.
Quest'altro, invece, è un calice che egli porge ai suoi fedeli
invitandoli a bere.
Quello è il calice del peccato e del dolore. Questo è
il calice della virtù, del perdono e della grazia.
Se non vi fosse questo calice a portata delle nostre anime vi sarebbe
motivo di cadere nella disperazione.
Il peccato commesso che si aderge contro il peccatore come un'accusa,
come un fatto irreversibile, toglie il sonno materiale e la pace spirituale
all'uomo consapevole.
Il peso della colpa stronca le energie interiori, paralizza e offusca
le anime.
L'uomo giace, per il peccato, come un ammalato incapace di reggersi,
di muoversi, di alimentarsi.
Ma ecco Gesù, medico divino, che si accosta al suo capezzale
e gli porge il calice della grazia.
L'uomo crede, accosta le labbra e beve a lunghi sorsi.
Allora il calore della fiducia si riaccende, un sangue nuovo sembra
circolare nelle sue arterie, un senso di giovinezza e di rinascita lo
pervade.
Che cos'è questa vita nuova, questa libertà, questa pace?
È la vita di Cristo che per i sacramenti si comunica, misteriosamente,
all'uomo e lo trasporta sopra un piano astralmente diverso da quello
dell'umanità peccante.
L'uomo vive, ma non è lui che vive, vive in lui il Cristo che
cancella il peccato e rigenera l'anima.
L'opera di Gesù contro il peccato di cui l'uomo si pente è
un divino capolavoro; ciò che era motivo di disperazione diventa
argomento di fiducia e di abbandono: ciò che era fomite di corruzione
diventa stimolo alla virtù ed al bene; l'esperienza peccaminosa
si trasforma in saggezza cristiana a servizio dell'anima e del prossimo;
le cicatrici della colpa sono radici di umiltà e di comprensione
presso quelle anime che il Cristo redime, una ad una, dal peccato.
Chi prova su di sé questa divina cura operata dal Cristo per
mezzo della grazia sente il Getsemani e cioè si accorge che il
Cristo in quella notte ha veramente conosciuto la terribile condanna
del peccato.
Avendolo fatto suo, Egli ora ne è il medico più accorto,
più deciso e più potente.
La disperazione, il rimorso, l'onta che ogni peccato dell'uomo provoca,
sono stati misteriosamente provati da Gesù in quella notte ed
Egli è ben deciso a vendicare l'insulto che Satana ha scagliato
a Lui prima che ad ogni altro, ed impegna la sua divina potenza a sconfiggere
il male ed ogni traccia del male.
Purché l'uomo si abbandoni a Lui, lasci al suo bisturi la libertà
di operare, creda nel suo potere taumaturgico e non chieda se non di
amare.
L'unico, terribile, sostanziale dolore che può colpire l'uomo
è quello provocato dal peccato, ma anche questo è medicato
e tolto dalla mano santa di Gesù.
La vita spirituale del cristiano si muove attorno ai due calici come
a due poli: il calice del peccato commesso che gli ricorda il baratro
dell'eterna condanna, la sua fragilità e la sua insufficienza;
il calice della grazia che lo deterge, lo conforta e lo rende capace
di raggiungere, nonostante tutto, la fratellanza di Gesù e la
divina figliolanza al cospetto del Padre.
fine 4° paragrafo ...Capitolo XVIII 1°
paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XVII
Edizioni Operaie 1952
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a "Getsemani"
<<Transeat
a me calix
iste...>>
(Mt. 26, 39)
<<Si
non potest hic calix transire nisi bibam illum...>>
(Mt. 26,42)
<<Transfer calicem hunc a me...
>>
(Mc. 14,36)
<<Transfer
calicem istum a me>>
(Lc. 22,42)
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