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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XVIII

<<NON MEA VOLUNTAS>>

2 - La rinunzia alla nostra personale volontà, qualora si manifesti diversa dalla volontà di Dio, trova un aiuto di grande importanza, nell'esempio dateci da Gesù durante l'agonia del Getsemani.

A questo dato fondamentale altri dati e altre considerazioni possono essere congiunti per sorreggere l'anima nel difficile passo della rinunzia, e, fra queste, la considerazione che la nostra volontà, sotto molti aspetti, è cieca, cioè priva di quei lumi che potrebbero consentirle di non sbagliare.

Non è necessario discutere in astratto sulla volontà dell'uomo e sulla sua intelligenza per giungere a questa conclusione, basta soffermarsi in concreto sulle vicende del nostro passato, per concludere che molte decisione prese per quanto in buona fede, si dimostrarono in prosieguo di tempo sbagliate e che altrettante volte le decisioni della Provvidenza, intervenuta all'infuori o a dispetto della nostra personale volontà, si sono poi dimostrate sapienti ed utili.
Perfino il dolore, che desta tanta ripugnanza nella nostra natura, si è spesso rivelato a distanza più o meno grande di tempo, come un rimedio efficace, o come un ostacolo che ci ha impedito di cadere nell'abisso, oppure come un segno d'allarme che ha richiamato provvidenzialmente la nostra attenzione sopra un determinato oggetto.
L'orizzonte sul quale l'uomo posa il suo sguardo prima di decidersi, è quanto mai limitato, una zona d'ombra impenetrabile circonda sempre il cerchio di luce della sua conoscenza, e quindi la sua volontà si muove partendo da dati insufficienti od erronei.
A parte ogni cattiva intenzione, o debolezza di fronte alle passioni, e cioè anche quando l'uomo e deciso ad agire perseguendo il bene, non infrequentemente sbaglia, mettendosi per una strada che non conduce allo scopo che egli si è proposto.

Questa infermità dell'intelligenza la quale si riflette sulla volontà rendendola tanto spesso cieca, è una triste conseguenza del peccato d'origine ed affligge ogni uomo.

Perciò non è senza sollievo che l'uomo deve considerare l'esistenza di un piano di salvazione che lo sovrasta, stabilito dalla sapienza divina, per il quale è richiesta la sua adesione e la sua partecipazione, sia quando la volontà infallibile di Dio appare conforme al suo pensiero, sia quando non lo è, ma egualmente si manifesta attraverso la Legge, attraverso i Superiori, oppure attraverso altre cause seconde.

È un'abdicazione gioiosa dell'uomo il quale cede a Dio il suo massimo tesoro, cioè il meccanismo del libero arbitrio, ben sapendo di quanto l'intelligenza divina superi la intelligenza umana.
Questa abdicazione è una pura manifestazione di fede e cioè di quella virtù che non è soltanto « conoscenza », ma superamento della propria volontà in ordine alla verità conosciuta <<Haec est victoria, quae vincit mundum, fides nostra>> (I Gv. 5,4 - Questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede).
E non sarà difficile all'operaio di conseguire la vittoria della fede quando consideri, nel momento della battaglia, che spesso la sua volontà, guidata da un'intelligenza cieca, è essa stessa cieca.

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GETSEMANI

capitolo XVIII

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Verumtamen non sicut ego volo >>
(Mt. 26, 39)

<<Non quod ego volo>>
(Mc. 14,36)

<< Verumtamen non mea. voluntas >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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