2 - La rinunzia alla nostra personale volontà, qualora si manifesti
diversa dalla volontà di Dio, trova un aiuto di grande importanza,
nell'esempio dateci da Gesù durante l'agonia del Getsemani.
A questo dato fondamentale altri dati e altre considerazioni possono
essere congiunti per sorreggere l'anima nel difficile passo della rinunzia,
e, fra queste, la considerazione che la nostra volontà, sotto
molti aspetti, è cieca, cioè priva di quei lumi che potrebbero
consentirle di non sbagliare.
Non è necessario discutere in astratto sulla volontà dell'uomo
e sulla sua intelligenza per giungere a questa conclusione, basta soffermarsi
in concreto sulle vicende del nostro passato, per concludere che molte
decisione prese per quanto in buona fede, si dimostrarono in prosieguo
di tempo sbagliate e che altrettante volte le decisioni della Provvidenza,
intervenuta all'infuori o a dispetto della nostra personale volontà,
si sono poi dimostrate sapienti ed utili.
Perfino il dolore, che desta tanta ripugnanza nella nostra natura, si
è spesso rivelato a distanza più o meno grande di tempo,
come un rimedio efficace, o come un ostacolo che ci ha impedito di cadere
nell'abisso, oppure come un segno d'allarme che ha richiamato provvidenzialmente
la nostra attenzione sopra un determinato oggetto.
L'orizzonte sul quale l'uomo posa il suo sguardo prima di decidersi,
è quanto mai limitato, una zona d'ombra impenetrabile circonda
sempre il cerchio di luce della sua conoscenza, e quindi la sua volontà
si muove partendo da dati insufficienti od erronei.
A parte ogni cattiva intenzione, o debolezza di fronte alle passioni,
e cioè anche quando l'uomo e deciso ad agire perseguendo il bene,
non infrequentemente sbaglia, mettendosi per una strada che non conduce
allo scopo che egli si è proposto.
Questa infermità dell'intelligenza la quale
si riflette sulla volontà rendendola tanto spesso cieca, è
una triste conseguenza del peccato d'origine ed affligge ogni uomo.
Perciò non è senza sollievo che l'uomo deve considerare
l'esistenza di un piano di salvazione che lo sovrasta, stabilito dalla
sapienza divina, per il quale è richiesta la sua adesione e la
sua partecipazione, sia quando la volontà infallibile di Dio
appare conforme al suo pensiero, sia quando non lo è, ma egualmente
si manifesta attraverso la Legge, attraverso i Superiori, oppure attraverso
altre cause seconde.
È un'abdicazione gioiosa dell'uomo il quale cede a Dio il suo
massimo tesoro, cioè il meccanismo del libero arbitrio, ben sapendo
di quanto l'intelligenza divina superi la intelligenza umana.
Questa abdicazione è una pura manifestazione di fede e cioè
di quella virtù che non è soltanto « conoscenza
», ma superamento della propria volontà in ordine alla
verità conosciuta <<Haec est victoria, quae vincit
mundum, fides nostra>> (I Gv. 5,4 - Questa
è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede).
E non sarà difficile all'operaio di conseguire la vittoria della
fede quando consideri, nel momento della battaglia, che spesso la sua
volontà, guidata da un'intelligenza cieca, è essa stessa
cieca.
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