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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XVIII

<<NON MEA VOLUNTAS>>

3 - La volontà dell'uomo non solo è cieca, ma spesso è schiava.
Anche quando la verità rifulge dinanzi all'intelletto e la voce della coscienza suggerisce di seguirla, altre voci si levano dal complesso umano, materiale o spirituale, per irretire la volontà.
Le ferite che il peccato di Adamo ha lasciato nel nostro corpo e nella nostra anima si riaprono e fermano l'uomo sulla strada del dovere conosciuto.
Dal corpo partono impulsi disordinati che coloriscono di seduzione il male ed indeboliscono la volontà; quando poi i sensi non sono custoditi, l'uragano degli istinti si scatena soffocando ogni appello della coscienza.
Dall'anima, ammalata d'orgoglio, si sprigionano sottili e inebrianti veleni che addormentano le facoltà mentali presentando all'intelligenza, e quindi alla volontà, una visione falsa del mondo e della missione che l'uomo è chiamato a svolgervi.
Il sentimento fondamentale della giustizia gradualmente si dissolve e non muove, al momento opportuno e quasi automaticamente come dovrebbe, la volontà.
Anche gli altri abiti delle virtù si riducono a pochi cenci colorati, e, così spoglia, l'anima è in balìa delle influenze esterne che la portano or qua ed or là, lontano dalla strada del suo progressivo accrescimento in Gesù Cristo.
È veramente una prigione quella nella quale si dibatte la volontà dell'uomo, e se non vi fosse la grazia di Dio a rompere i ceppi della schiavitù, prima o poi, l'anima si ridurrebbe ad agire secondo il più volgare determinismo materialista.
Ma il lato tragico di questa situazione si verifica quando l'uomo non si rende conto di ciò, e continua a credere nella sua libertà, senza custodirla di fronte agli assalti delle passioni e soprattutto quando preferisce la sua volontà, asservita al peccato d'origine, alla perfettissima e adorabile volontà di Dio.

Se la nostra volontà è tanto spesso cieca e altrettanto schiava, l'operaio deve sentirsi pronto, ogniqualvolta si renda necessario, a rinunciarvi posponendola alla volontà di Dio. Quando in coscienza si è certi che la corrente del divino volere si rivolge verso una direzione determinata, l'operaio deve mettere la sua anima sul filo della corrente e seguirla non passivamente, ma con quello zelo e con quella accortezza che la collaborazione alla suprema volontà richiede.
Chi deliberatamente va contro questa corrente compie un gesto empio, inutile ed anche privo d'intelligenza perché dettato dall'ignoranza di quanto sia fragile e fallace la sua volontà.
Se il Cristo, la cui volontà per quanto immune dalle tare del peccato d'origine e infinitamente più illuminata e libera della nostra, adottò la volontà del Padre, tanto più lieta, spontanea ed agile dev'essere per l'uomo la rinunzia alla sua personale volontà.
Egli abbandona un punto di appoggio pericolante, per ancorarsi ad una certezza eterna.

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GETSEMANI

capitolo XVIII

Edizioni Operaie 1952

 

Per tornare a "Getsemani"

<<Verumtamen non sicut ego volo >>
(Mt. 26, 39)

<<Non quod ego volo>>
(Mc. 14,36)

<< Verumtamen non mea. voluntas >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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