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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XVIII

<<NON MEA VOLUNTAS>>

4 - Pronto a sottomettere il proprio volere a quello di Dio, l'operaio deve però guardarsi da quella deformazione del pensiero cristiano che consiste nel rifuggire da una testimonianza aperta e ferma del proprio pensiero.
Gesù medesimo, nel Getsemani, ce ne offre un esempio assai convincente perché nella stessa preghiera nella quale rinuncia alla propria volontà, fa presente al Padre che suo desiderio sarebbe di evitare il calice che Gli viene offerto.
Solamente dopo aver invocato con parole toccanti e ripetute l'esaudimento del suo personale volere, lo abbandona sottoponendosi alle decisioni del Padre.

L'operaio, in vista dalla sua vocazione e della sua missione deve essere un uomo dalla forte e consapevole volontà.

Egli, come uomo, sa di possedere nel libero arbitrio il più alto decoro della natura umana, il dono sovraeminente ricevuto da Dio quando volle crearlo a sua immagine e somiglianza.
I doni si rispettano, e cioè si trattano con sommo riguardo e si utilizzano, sia per il valore intrinseco che posseggono, sia per deferenza verso la persona che li ha donati.
Il dono di una volontà libera non può essere ignorato né sottovalutato dall'uomo, anche per rispetto ed amore verso Iddio che si è compiaciuto di arricchirlo di tanto.
L'uomo ha dunque il dovere di esercitare la volontà che Iddio gli ha donato costringendola a servizio di ciò che a lui sembra essere, secondo scienza e coscienza, il bene da perseguire.

Elaborare attraverso le operazioni del pensiero, sulla scorta di tutti i dati che l'esperienza, la logica e la consultazione possono fornire, un'opinione personale, è un'operazione doverosa a cui l'operaio non può sottrarsi con il pretesto di un conformismo che ricopre mortiferi strati di pigrizia spirituale.
Egli è tenuto ad attivare la sua intelligenza e a sollecitare proporzionalmente la sua volontà così da raggiungere, per ogni obiettivo, il massimo rendimento personale, presupposto, s'intende, il concorso divino e l'aiuto soprannaturale della grazia.
Solamente quando, per via diretta o mediata, risulti che il volere divino non coincida con la sua opinione, l'operaio con soavità e decisione abbandonerà il suo punto di vista.
Allora la sua offerta è preziosa come il sacrificio di Abele perché egli non presenterà una volontà arruginita, ma una volontà lucente, palpitante, esercitata, bella come una primizia sacrificata sull'altare.
Iddio non chiede che di giungere al soccorso di una consimile volontà tesa come un arco; e giunge difatti a rettificarne la mira, onde la freccia dell'azione non scocchi verso un cattivo bersaglio.

Perché ci sia questa rinunzia occorre a fortiori che ci sia il volere a cui rinunciare, ed è per questo motivo che il cristianesimo in genere e la spiritualità getsemanica in specie, non costituisce un avvilimento della volontà e della personalità dell'uomo, ma un trionfo.
Il superamento di questo volere, con l'accettazione del volere divino, rappresenta, poi, la sublimazione della persona umana che giunge in questo modo ad attingere i vertici della vita divina.

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GETSEMANI

capitolo XVIII

Edizioni Operaie 1952

 

<<Verumtamen non sicut ego volo >>
(Mt. 26, 39)

<<Non quod ego volo>>
(Mc. 14,36)

<< Verumtamen non mea. voluntas >>
(Lc. 22,42)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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