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XIX
<<TUA VOLUNTAS
FIAT >>
4 - Un giorno Gesù parlava alle turbe.
Ed uno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli son fuori e cercano
di te».
Ma Egli rispose a chi gli parlava: «Chi è mia madre, e
chi sono i miei fratelli ?».
E, stesa la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre
e i miei fratelli; perché chi fa la volontà del Padre
mio che è ne' cieli, colui mi è fratello e sorella e madre»
(Mt. 12, 46-50).
Bastano queste fortissime parole di Gesù per significare quale
importanza Iddio attribuisca all'accettazione del suo volere e quale
valore quest'accettazione abbia nella vita dello spirito.
Perciò la vita dell'operaio deve essere come una continua resa
a discrezione alla volontà di Dio, che trova la sua formula più
alta e compendiosa nel «fiat» del Getsemani.
Nell'affidarsi a Dio non passivamente, ma esercitando il proprio volere
per intendere e per servire la volontà di Dio, l'operaio, adorando
le disposizioni ammirabili attraverso le quali la Provvidenza lo conduce,
pure ha il conforto sovraeminente di conoscere il significato generico
delle operazioni predisposte dalla volontà di Dio nei suoi riguardi,
attraverso le chiarissime parole: <<Haec est voluntas Dei:
santificatione vestra>> (Tess. 4,3 - Questa
è la volontà di Dio, la vostra santificazione).
Tutto ciò che Iddio dispone o permette ha il significato di rendere
santa la nostra anima, cioè monda dal peccato e adorna di ogni
virtù.
Le finalità umane, anche lecite, non hanno un valore essenziale
per il volere divino che le considera, come sono, effimere e provvisorie.
Secondo un paragone di S. Teresa, la vita terrena non è che un
sogno, e cioè una parvenza che deforma e tradisce la realtà
dei valori sulla quale invece poggia solidamente il piano divino della
redenzione.
Anche i piani apostolici, che sono pur sempre di corta veduta ed imperfetti,
interessano relativamente il volere divino, e solo in quanto dimostrano
la disposizione dell'anima, i santi desideri e le virtù dell'operaio,
ma non in senso assoluto, perché Iddio non ha bisogno dei nostri
progetti che la sua intelligenza compendia e supera in ogni dimensione.
L'obiettivo che Iddio si prefigge a scapito delle umane previsioni,
travolgendo le aspettative, i timori, le esitazioni, ed ogni altro ostacolo,
con perfetta tempestività e rispondenza allo scopo, è
questo e non altro: la santificazione.
Da questa santificazione sgorga la sua gloria e la nostra felicità;
è questo il valore essenziale di cui Iddio si occupa, e l'uomo
con Dio, qualora ripeta, anche se non capisce, anche se gli sembra di
non potere, il fiat del Getsemani.
Cedere alla volontà di Dio, significa dunque cedere al supremo
tentativo di santificare la nostra anima, che Iddio rinnova ad ogni
istante, e che sarebbe già stato coronato di successo se finora
non avessimo sistematicamente opposto la nostra volontà alla
sua. Quanto più il cristiano procede sulla via della virtù,
tanto più appare in chiara luce questo assedio che Iddio pone
ad ogni singola anima ed a tutto ciò che in essa non gli appartiene,
perché nulla resista alla sua grazia santificante. Non solo il
peccato è colpito dalla volontà di Dio, ma ogni imperfezione,
ogni viltà, ogni accomodamento; i colli vengono spianati e le
strade rettificate; ogni piaga è aperta, detersa e guarita.
Dove trovare nell'uomo tanta penetrazione di intelligenza e tanta forza
di volontà? Iddio si incarica di questo compito superando l'incapacità
e l'inerzia dell'uomo, trasportandolo sulle ali di un vento misterioso,
e con velocità crescente fino alla santità.
Condizione, perché l'incapacità umana venga colmata ed
operi in sua vece la potenza divina, è che l'anima si abbandoni
al vento misterioso della volontà di Dio rinnovando, ad ogni
tappa, il fiat, con fede e con amore.
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paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XIX
Edizioni Operaie 1952
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<<Fiat voluntas tua!>>
(Mt. 26, 42)
<<Non quod ego volo, sed quod
tu>>
(Mc. 14,33)
<< Non mea voluntas sed tua
fiat >>
(Lc. 22,42)

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