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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<SCANDALUM PATIEMINI>>
<<Voi tutti resterete scandalizzati>>

1 - Cantato l'inno dell' hallel, Gesù e gli Apostoli uscirono dal Cenacolo, attraversarono Gerusalemme e si avviarono verso il monte degli ulivi.
Uscendo dalla porta della città, chiamata <<Porta della fonte>>, entrarono nella notte della valle di Giosafat e fu questo passaggio, forse, a cambiare il tono e la sostanza delle parole di Gesù.
La notte gli veniva incontro ostile, a guisa di una cappa di piombo, e come desiderosa di soffocare quell'immensa carità che era divampata poc'anzi nell'istituzione del sacramento eucaristico.
Le tenebre potevano apparire al Redentore come un'immagine del buio spirituale verso il quale procedeva. Il regno dell'errore e del peccato sembrava aprirsi per inghiottire la vittima, o ergersi di fronte a somiglianza di una misteriosa e inesorabile muraglia.

Gli uomini si difendono dalla notte dormendo, ed anche a Gesù poteva sembrare un conforto cedere di fronte alla stanchezza di quel giorno di eccezione e cercare un luogo dove riposare. Ma il sonno è finito per Lui; il Cristo non dormirà più ed Egli lo sa... La notte lo avvolge quasi coltre funebre e richiama al suo spirito la realtà imminente ed atroce.

E' l'ultima notte della sua vita terrena e sarà la più tragica. Egli richiamerà fra poco l'attenzione degli Apostoli su questa notte: <<In ista nocte>>; il programma di sofferenze che essa gli serba si apre con un dolore intimo che attanaglia in questo momento il suo cuore. Egli sente di doverlo comunicare ai suoi Apostoli, poiché di essi si tratta, e vuole in qualche modo premunirli: <<Omnes vos scandalum patiemini in me, in ista nocte>>

L'espressione di Gesù lascia prevedere che gli Apostoli non solo si sarebbero scandalizzati per le vicende della passione ma anche, scandalizzandosi, ne avrebbero sofferto.
Gesù è profondamente turbato per questo duplice pensiero. Egli che aveva sempre evitato gli scandali, anche quelli che potevano derivare da inosservanze tributarie come quando volle che Pietro pescasse quel pesce che portava nella bocca una moneta <<Per non recar ad essi scandalo>> (Mt. 17,26); Egli che aveva usato contro gli scandali le parole più aspre, come quelle pronunciate a difesa dell'innocenza dei piccoli <<Guai al mondo per causa degli scandali... guai all'uomo per colpa del quale viene lo scandalo>> (Mt. 18,7), Egli sta ora per diventare motivo di scandalo, e coloro che si scandalizzeranno non sono uomini qualsiasi, ma quelli che ha scelto e sopra ogni altro amato, e dai quali, così come essi possono, è riamato.

Vi sono modi diversi di subire uno scandalo; vi è chi si scandalizza e ne ride; vi è chi si scandalizza con finta ira stracciandosi le vesti, ma vi è anche chi soffre per lo scandalo che riceve e così avverrà per gli Apostoli.
Gesù, tormentato dal pensiero di procurare scandalo e dolore, cerca un rimedio ricorrendo alle profezie e ripete agli Apostoli, come tante volte in passato, la necessità che Egli soffra, che il pastore sia percosso, che le pecore siano disperse.
Le sue parole giungono nella notte alle orecchie di quelli che camminano con lui e particolarmente di Pietro, il quale, forse, Gli era a lato e lo colpiscono.
Egli ferma il suo pensiero sulle parole: <<Omnes vos scandalum patiemini in me>> (Tutti voi patirete scandalo per me). Quelle successive non lo interessano.
Si direbbe che neppure gli importi che avvenga o non avvenga, in linea assoluta, lo scandalo annunziato da Gesù.
A Pietro importa che non si creda ad una sua infedeltà ed esclama:
<<Et si omnes scandalizati fuerint in te, ego numquam scandalizabor>> (Mt. 26, 33 - Quand'anche tutti patissero scandalo per te, io non mi scandalizzerò mai)
E Gesù gli risponde con tristezza, ma anche con dolcezza:
<<Amen dico tibi quia in hac nocte, antequam gallus cantet, ter me negabis>> (Mt, 26, 34 - In verità ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte)
Le negazioni di Pietro, ecco una conseguenza dello scandalo annunziato da Gesù.

<<Percutiam pastorem, et dispergentur oves gregis>> (Mt. 26,31 - Percuoterò il pastore, e saranno disperse le pecorelle del gregge)
Gesù sa che le parole del profeta furono pronunciate per questi suoi Apostoli che lo accompagnano protestando la loro fedeltà, e che nel Getsemani, fra poco, saranno scandalizzati e dispersi.
Egli sente avvicinarsi il momento critico per il suo collegio apostolico, eppure avanza, nella notte, verso il Getsemani.

fine 1° paragrafo .......... 2° paragrafo


 

 

 

GETSEMANI

capitolo I

Edizioni Operaie 1952

 

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Al 2° paragrafo

<<Omnes vos scandalum patiemini in me, in ista nocte, scriptum est enim: Percutiam pastorem et dispergentur oves gregis>>
(Mt. 26,31)

<<Omnes scandalizabimini in me in nocte ista, quia scriptum est: Percutiam pastorem, et dispergentur oves>>
( Mc. 14,27)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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