Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Scritti di Luigi Gedda

XX

<< FACTUS IN AGONIA>>

1 - Agonia è lotta della vita contro la morte, dell'organismo contro le forze che tendono a distruggerlo.
Di solito per agonia s'intende l'estremo dell'esistenza quando la reazione della vita alla morte non è basata sulla volontà, che spesso è assente perché assente è la coscienza, o impotente, ma sull'istinto di conservazione che si trasforma in un conato di tutti gli organi che cercano, fino agli estremi limiti, di sopravvivere.
Ma è lecito dilatare il significato di questa parola conducendola a indicare non solo la lotta dell'organismo fisico, ma anche dell'anima contro la morte.
Non è che l'anima possa perire, ma sono, per così dire, i suoi legami con il corpo che vengono messi a durissima prova, al punto che i dolori morali paiono capaci, a volte, di reciderli e di uccidere.
È questa un'agonia spirituale per cui si può giungere alle soglie della morte e talora anche alla morte, non per cause che interessano il corpo, ma per cause che agiscono sull'anima.

Tale è il combattimento di Gesù nell'orto degli ulivi contro la marea montante del dolore spirituale che dilaga nella sua anima, annichilendo l'Uomo-Dio di fronte agli uomini e di fronte a Dio.

Gesù è solo, ma la solitudine non è il dolore più grande; per chi possiede una vita interiore può anche essere una beatitudine, purché nell'individuo sia la pace.
Ora in Gesù è la passione interiore: la sua immaginazione non può non rappresentargli la passione imminente, fisica e morale, e la sua intelligenza non può distogliersi dal peso del peccato che Egli deve portare; è una via senza scampo; una sofferenza che non si può frenare; tutto crolla attorno a Gesù; non gli rimane che la vita, questa delicata fiamma corporea che viene agitata, strappata, dal vento del dolore e che minaccia di spegnersi.
La resistenza spirituale di Gesù si tende fino allo spasimo fisico e si comunica ad ogni parte del corpo.

È l'agonia di cui parla il Vangelo: «Factus in agonia » (Lc. 22,43 - Venuto in agonia). Ma il testo che descrive con parole così aspre e chiuse lo stato fisico e morale del divino Maestro, subito si apre, come in un sussurro di speranza, dicendo di Lui: <<prolixiits orabat>> (Lc. 22,43 - Pregava più intensamente).

Dunque, la vita non è spenta. Sotto i macigni del dolore essa scorre mormorando come un ruscello e il suo mormorio è la preghiera.
Ridotto dal dolore sulla soglia della morte, Gesù pregava.

Le parole di Luca: <<Factus in agonia>> ricordano le parole di Gesù pronunciate nell'atto di congedarsi dagli apostoli: <<Tristis est anima mea usque ad mortem>>, ed entrambi i testi richiamano quelle parole profetiche dell'Antico Testamento che dicono: <<Inundaverunt aquae super caput meum: dixi: perii>> (Lamento 3, 54 - Le acque dilagarono sopra il mio capo: io dissi: Sono perduto).

Non è un dolore parziale, per quanto grave, che opprime l'anima di Gesù, ma un dolore totale che Lo demolisce e Lo schiaccia contro terra.
La divina agonia insegna all'operaio che egli può incontrare, nella sua vita, tale dolore per cui tutto l'uomo entra in sofferenza, mentre ogni via di salvezza appare chiusa.
Sono momenti nei quali i meriti acquisiti vengono dimenticati, le amicizie crollano, il favore pubblico si capovolge, le opere appaiono come massi pesanti e sterili, difficoltà finanziarie avvelenano le acque dell'apostolato, i cattivi prevalgono, i Superiori riescono incomprensibili, le calunnie dilagano, l'intelligenza non riesce a risolvere i problemi innumerevoli che si pongono, e manca il coraggio per affrontarli con quella decisione che assicura la vittoria.
In questi momenti, all'operaio non rimane che la possibilità di trascinare la vita di giorno in giorno, di ora in ora, questa povera vita fisica che vibra anch'essa sotto i colpi di maglio del dolore, e sembra cedere di fronte alla violenza dell'angoscia.
Tempo di agonia che conduce l'uomo del mondo alla disperazione, alla bestemmia, alla follia e talora anche al suicidio, e che l'operaio affronta come la prova suprema della sua consacrazione.

Il dolore è presente, per così dire, allo stato puro, in quanto non dà adito a nessuna gioia, a nessun conforto; e ciò che spesso gli dona il suggello getsemanico è che l'uomo deve soffrire non per colpe proprie, ma per colpe commesse, in buona o cattiva fede, da altri.
L'operaio in questo modo si trova, evidentemente, accanto a Gesù nell'orto degli ulivi, prostrato a terra, come Lui grondante lacrime e sangue, colmo di dolore, di paura e di nausea, lontano dagli altri uomini che dormono : « factus in agonia ».
Ma un sovrumano pensiero lo alimenta: Gesù non è più solo, vi è chi veglia e soffre con Lui; in questo momento l'operaio è sicuro di assolvere la sua missione più recondita e preziosa.

Non dagli uomini o dalle cose umane, ma da una sorgente di pura fede giunge a lui una certezza che lo sorregge oltre ogni ostacolo: poiché egli divide con Gesù l'agonia, dividerà con Gesù anche la gloria.
Quando e come, in questo mondo o nell'altro, in modo cognito agli uomini o incognito, non importa.
Gesù lo sa ed egli, disarticolato e purificato dal dolore, si affida a Lui con le parole di consapevole abbandono dettate dall'Apostolo: <<Scio cui credidi>> (II Tim. 1, 12 - Conosco di chi mi sono fidato).

fine 1° paragrafo ...2° paragrafo






 

 


 

 

 



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo XX

Edizioni Operaie 1952

 

<<Et factus in agonia prolixius orabat>>
(Lc. 22,43)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tornare a "Getsemani"

www.societaoperaia.org