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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XX

<< FACTUS IN AGONIA>>

2 - L'esempio di Gesù, nel supremo istante della sua agonia spirituale nel Getsemani come anche della sua agonia corporea sul Calvario, ci insegna che il dolore deve essere accompagnato dalla preghiera e che più il dolore è grande, tanto più la preghiera deve essere abbondante: prolixius.

<<Soffrire pregando>> ecco la formula suggeritaci dal divino agonizzante la quale equivale ad un'altra formula <<soffrire amando>> perché l'amore trova a questo punto, una sola espressione di fiducioso abbandono: la preghiera.

La congiunzione fra il dolore e la preghiera, fondamentale per il cristiano, e più ancora per l'operaio, viene giustificata anzitutto dal valore dedicatorio che la preghiera assume nei confronti del dolore, accompagnandolo.
La sofferenza non è per l'uomo una pietra rara; volente o nolente egli la incontra ad ogni passo sul cammino della vita.
Sia l'uomo nella grazia o all'infuori di essa, cade sotto il castigo del peccato d'origine e perciò viene raggiunto e dilaniato dal dolore: presto o tardi.

Quando il dolore si affaccia è facile cadere in errore perdendo il dominio di sè, considerando il fatto singolo senza incastonarlo, come è doveroso, nel diadema della santificazione personale; facile è scendere a considerazioni strettamente umane, imprecare, avvilirsi, ribellarsi.
L'intenzione di Dio nel permettere il dolore viene in questo modo frustrata e l'uomo soffre inutilmente; talora la situazione addirittura si capovolge e l'uomo trova nel dolore un incentivo alla colpa.

Se l'arte più difficile da apprendersi è quella di saper soffrire è pur vero che la preghiera è il regolo che avvia le anime verso un'interpretazione e un'acccttazione del dolore secondo il Cuore di Cristo.
Chi, durante i giorni della sofferenza, perdura nell'orazione non può sbagliare: le parole che egli pronuncia avvolgono il dolore in un manto di grazia e lo presentano a Dio come un'offerta di grande valore.
La preghiera dona al dolore il suo giusto significato sia per l'uomo che soffre, sia per la maestà di Dio che valuta il dolore sopportato dall'uomo secondo giustizia e carità.

La preghiera che umile, fiduciosa, incessante accompagna la sofferenza ricorda all'uomo che egli non è solo a soffrire, ma che soffre con il Cristo, che ogni lagrima è una moneta per il riscatto, che Iddio ha in mano la situazione ed interverrà per modificarla quando sarà il tempo opportuno.
La medesima preghiera dice a Dio, al quale è rivolta, che il cristiano non trae scandalo dal dolore, ma che si affida alla sua Provvidenza ed è lieto di completare con i suoi dolori la passione redentrice del Cristo.
La preghiera è come una melodia che si distacca sullo sfondo delle note cupe del dolore a guisa di un canto che esalta le perfezioni divine; come un filo d'oro che ricuce le labbra della grande ferita aperta dal peccato d'origine, purificata dal dolore.
Coloro che cercano il godimento sulla base dell'istinto, soffrono, come gli animali, brutalmente, come chiusi in un carcere senza luce e senza respiro.
Chi soffre e prega sente crescere in sé il regno di Dio e, se anche umanamente è imprigionato dal dolore, sente la sua anima più ricca, più libera, più lieta che mai.


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GETSEMANI

capitolo XX

Edizioni Operaie 1952

 

<<Et factus in agonia prolixius orabat>>
(Lc. 22,43)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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