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XXI
<< ANGELUS DE
COELO>>
1 - Che lo Spirito Santo attribuisca grande importanza, nella formazione
dell'anima cristiana, all'episodio del Get-semani si deduce dal fatto
che non solo i quattro evangelisti ne parlano, ma anche un altro grande
Autore neotestamentario, San Paolo, nell'epistola agli Ebrei.
L'Apostolo così scrive: <<Qui in diebus carnis suae
preces supplicationesque ad eum, qui possit illum salvum facere a morte,
cum clamore valido et lacrimis offerens exauditus est pro sua reverentia...>>
(Ebrei 5, 7 - ...il quale nei giorni della sua vita mortale,
avendo con grandi grida e lacrime offerto preghiere e suppliche a colui
che lo poteva salvare da morte, fu esaudito a motivo della sua pietà...).
Queste le parole, che la Chiesa ha inserito nell'epistola della Messa
dedicata al ricordo del Getsemani, descrivono con lo stile aderente
e profondo di San Paolo, la preghiera getsemanica di Gesù, la
quale a motivo di questo contributo paolino, ci appare integra da un
punto di vista descrittivo e da un punto di vista dottrinale.
Dal punto di vista descrittivo noi veniamo a confermare due particolari
raccolti dalla tradizione probabilmente orale dei contemporanei, e cioè
che la preghiera getsemanica avvenne a gran voce e che fu accompagnata
da lagrime.
Gli evangelisti lasciano supporre questo perché se le parole
di Gesù giunsero alle orecchie degli Apostoli, discosti ed insonnoliti,
è perché furono pronunciate ad alta voce; così
pure la descrizione del dolore di Gesù fa pensare che il suo
strazio fosse accompagnato da lagrime.
Ma il testo di San Paolo ci assicura direttamente intorno a questi particolari
dimostrando che il dolore di Gesù, lungi dall'essere un dolore
raccolto e muto, fu profondamente e compiutamente simile al più
manifesto dolore dell'uomo.
Dal punto di vista, poi, dell'interpretazione della passione di Gesù
nel Getsemani, Paolo ci offre una precisazione di grande importanza
scrivendo che Gesù fu esaudito da Colui che lo poteva salvare
da morte : « exauditus est prò sua reverentia ».
Può stupire questa espressione dell'Apostolo quando si pensi
alla prima parte della preghiera di Gesù nella quale egli chiede
di non bere il calice della passione, poiché le tragiche ore
del Venerdì Santo dimostrano il contrario, e cioè che
il Padre non esaudì questa preghiera del Figlio.
Ma se l'attenzione si posa sulle successive parole di Gesù: <<Non
mea voluntas sed tua fiat>> possiamo scorgere in
esse non soltanto una preghiera-acccttazione ma anche una preghiera-invocazione
rivolta a chiedere tutto l'aiuto necessario per affrontare il volere
del Padre e per condurlo al termine.
Il fiat può significare nel tempo stesso consenso e
supplica onde il Padre venga in aiuto, sollevando il Figlio dal peso
enorme che grava sulla sua anima e dalla fragilità del corpo
stroncato dal dolore.
In questo senso, essendo il fiat una preghiera di Gesù
perché il Padre Lo renda capace di obbedirgli, possiamo dire
con San Paolo che Gesù ottenne ciò che chiedeva : «
exauditus est » e che il Padre Lo esaudì per il
suo atteggiamento di totale sottomissione: <<prò sua
reverentia>>.
Messaggio visibile di questo aiuto concesso al Figlio, simbolo e strumento
della pietà del Padre, apparve un Angelo a confortare Gesù
« Apparuit autem illi Angelus de coelo, confortans eum »
(Lc. 22,43 - Allora gli apparve un Angelo dal cielo a
confortarlo).
fine 1° paragrafo ... 2° paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XXI
Edizioni Operaie 1952

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<<Apparuit autem
illi Angelus de coelo,
confortans eum>>
(Lc. 22,43)
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