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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XXI

<< ANGELUS DE COELO>>

2 - Gesù non pregò invano. Privo di ogni conforto da parte degli uomini, Egli fu consolato da un Angelo.
Che cosa l'Angelo abbia detto al divino Maestro e come, non sappiano; ma possiamo, forse, intuirlo, leggendo questa profonda meditazione di un sacerdote fiammingo:

« ...Aveva affermato nella notte innanzi di voler bere il suo calice sino alla feccia. In quell'istante una voce tacita, discesa dalla suprema luce della sua anima, Gli testimoniò che ora quella feccia era bevuta, ora quella volontà era compiuta in ogni cosa (Gv. 19, 28-30), e penetrò nelle zone più umili della sua umanità, dove tuonava la bufera del suo dolore.
Egli percepì la voce di suo Padre, da lontananze di là dalla notte e dal giorno; giungeva a Lui di tra le nubi nere come una potenza dolce, onnipotente, e, senza parole, a Lui parlava una lingua tutta luce e gli annunciò la pace:
<< Tu hai compiuto la volontà del Padre, il Padre ha compiuto la tua volontà. Tu volesti il cielo chiuso in tutte le ore della tua passione; a quel modo che serrò il cielo Elia per tre anni. Volesti che nessuna luce di lassù non menomasse la forza risanatrice della tua notte di passione. « Sia fatta la tua volontà» mi dicesti di sotto quegli ulivi; «Sia fatta la tua volontà » ti risposi io, di qua dalle mie stelle. Abbiamo compiuto, tu ed io, l'uno la volontà dell'altro.
<<Ti ho abbandonato per lasciare te tutto a te stesso, e permettere al tuo sacrificio di crescere a merito senza fine.
<<Ti ho abbandonato, perché il redentore che tu volevi essere con tutte le tue forze, non sperimentasse limitazione alcuna alla sua forza di redenzione.
<<Ti ho abbandonato, perché se non avessi abbandonato te, avrei dovuto con un abbandono di sempre, abbandonare alla sua condanna il peccato, che tu portavi sulle tue spalle innanzi a me; e lo avrei così abbandonato qualora la tua totale solitudine di un solo istante, non mi avesse invece consentito, per l'eternità, di riceverlo, in ritorno, conciliato.
<< Ti ho abbandonato, perché il peccato, abbandono di Dio, può essere espiato realmente solo da quello smarrimento dell'abbandono totale che nasce dalla perdita di Dio. Non v'è uomo che possa mai comprendere a pieno, e rappresentare a se stesso quale abisso egli diviene allorché si vuota di Dio. Questa è la pena della dannazione. Tu puoi, tu solo, comprenderla intieramente: tu puoi sentirla intieramente: per questo dovesti sperimentarla, tu per tutti. Tu dovesti, tu, senza peccato, portare la pena della dannazione, per redimere chi ha peccato.
<< Ti ho abbandonato, ed ho ritirato dal sentimento della tua vita il mio amore divino, perché il peccato scaccia Dio dal proprio sentimento della vita e può essere realmente espiato a fondo soltanto da un Dio abbandonato da un Dio.
<< Ti ho abbandonato per non essere costretto a quell'estremo, eterno abbandono della condanna « lontano da me» . Ogni istante di Dio è una eternità, e quel solo istante di sentimento della dannazione che il tuo amore ha permesso nella sua eroica sostituzione, ha dato a me il diritto di lasciare ancora aperta la porta della Grazia, in luogo della porta della dannazione.
<< Io non posso abbandonarti nel tuo essere, ma ti ho abbandonato nell'accordo e nel sentimento d'unità delle tue facoltà di Uomo-Dio, ti ho privato della tua armonia divina, acciocché io, abbandonando l'uomo in te, Dio, in te, Dio, riacquistassi l'umanità.
<< Solo respingendoti potevo guadagnarti; sol trattandoti da maledetto potevo consacrarti redentore. Il capro espiatorio degli uomini doveva diventare il capro espiatorio di Dio, se voleva essere il buon pastore che riconduce il suo gregge. Essere il buon pastore e ritrovare la pecora sperduta nella notte e nel deserto, fu il tuo più bel sogno, il tuo desiderio più eroico, il più bel canto fra le tue parabole. In quella notte ed in quel deserto che sono al di là d'ogni notte e d'ogni deserto, nella notte di Dio e nel deserto dì Dio, è stato concesso a te di cercarla.
<< Occorrevano un dolore estremo ed un estremo coraggio: occorreva una bellezza estrema a coronarli. Questo io ti dovevo nella solitudine dell'abbandono.
<< Le mie braccia ora si aprono più vaste dei cicli a te ed al tuo gregge. Ritornate. Vi è posto per tutti quanti vorranno fare la via del ritorno insieme con te. Il tuo smisurato abbandono da parte di Dio, ti ha smisuratamente aperto il grembo della divinità. Il vuoto del tuo cuore colmerà il ciclo universo.
<< II tuo desiderio estremo per la tua passione è esaudito>>

(Verschaeve Cyriel: « Crocifisso ». Traduzione di Romana Guarnieri, Morcelliana, Brescia, pag. 46)

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GETSEMANI

capitolo XXI

Edizioni Operaie 1952

 

<<Apparuit autem illi Angelus de coelo, confortans eum>>
(Lc. 22,43)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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