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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XXII

<< GUTTAE SANGUINIS>>

4 - Un'altra volta, circa nove mesi prima, Gesù aveva preso con sé Pietro, Giacomo e Giovanni ed era salito su di un monte a pregare.
Ed anche allora Pietro e i suoi compagni erano stati sorpresi dal sopore e si erano addormentati; ma ad un tratto, svegliandosi, <<videro la gloria di Lui>>, poiché mentre il Cristo pregava: «l'aspetto del suo volto divenne un altro e la sua veste divenne candida e risplendente» (Lc. 9, 29,32).
<<Et vestimento, eius facta sunt splendentia et candida nimis velut nix, qualia fullo non potest super terram candida facere>> (Mc. 9,2 - E le sue vesti divennero risplendenti e candidissime come neve; cosicché nessun lavandaio della terra saprebbe farle tanto candide).

Alla trasfigurazione gloriosa del Tabor si contrappone la trasfigurazione dolorosa del Getsemani.
Anche qui Gesù, mentre è assorto in preghiera, appare trasfigurato; è una trasfigurazione che non veste di gloria ma di dolore, che non rende risplendente il suo volto ed i suoi abiti, ma rigato il volto ed imbevuti gli abiti di sudore e di sangue.
Anche nel Getsemani vi è un'apparizione, non di Mosè né di Elia, ma di un Angelo il quale dice parole di conforto, poiché il Cristo appare accasciato e distrutto, più uomo di ogni uomo, essendo colpito da un dolore che mai cuore d'uomo ha sofferto o potrà soffrire.
Come la trasfigurazione gloriosa del Tabor dimostra che il Cristo fu veramente Dio, così la trasfigurazione dolorosa del Getsemani dimostra che il Cristo fu veramente uomo e che dell'uomo assume ogni miseria, fatta eccezione per il peccato.
Ma anche il peccato Egli conosce, pur essendo immune da ogni colpa, in quanto condanna, conseguenza, espiazione: <<Qui peccata nostra ipse pertulit in corpore suo>> (Pt. 1, 2,24 - I nostri peccati lui stesso espiò nel suo corpo).
Egli, che è l'Uomo per eccellenza, conosce ogni peccato per il dolore, la nausea, la paura che il peccato produce.
E non di un solo peccato porta il carico, ma di tutti i peccati di fronte alla perfetta giustizia di Dio.
Come Adamo ricevette nel giardino dell'Eden la condanna per tutti gli uomini, così il Cristo nell'orto degli ulivi espia la condanna per tutti gli uomini.

Dinanzi al Cristo trasfigurato dal dolore l'anima conquista la profonda verità dell'Incarnazione che non fu una assunzione simbolica o approssimativa di parvenze umane, ma una realtà concreta per cui la vita di un vero uomo fu innestata nella vita del Figlio di Dio.
L'anima sente di capire meglio il Cristo e di poterlo amare di più.
Egli è l'uomo che ogni uomo può sentire vicino a sé quando l'ira divina lo sovrasta.
Egli è l'Uomo che ha diritto di introdursi con la sua legge in ogni latebra del cuore umano perché non abbandonò l'uomo ai pericoli della libertà, al destino della sua colpa, all'inganno del tentatore, ma giunse ovunque con la sua presenza compartecipe e redentrice.

Fermandosi a meditare nel Getsemani l'operaio non teme, non si turba; inginocchiato accanto al divino agonizzante madido di sudore e di sangue, avverte il fascino del suo infinito amore, attinge la forza di cui ha bisogno per il suo cammino, sente di poter ripetere le parole di Pietro dinanzi alla trasfigurazione del Tabor: «Rabbi, bonum est nos hic esse » (Mc. 9, 4 - Maestro, è bello per noi lo stare qui). Ed egli sa quello che dice.

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GETSEMANI

capitolo XXII

Edizioni Operaie 1952

 

<< Et factus est sudor eius, sicut guttae sanguinis decurrentis in terram>>
(Lc. 22,44)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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