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XXIII
<<QUID DORMITIS
?>>
1 - Gesù ripetè più volte, come è verosimile,
la sublime preghiera dell'accettazione che gli evangelisti sinottici
riportano con leggere varianti; poi interruppe il colloquio col Padre,
alzò il viso, che aveva rivolto verso terra, e sorse in piedi
per raggiungere Pietro, Giacomo e Giovanni.
Stavano, questi Apostoli, discosti da Lui un tiro di sasso e li trovò
addormentati.
Poc'anzi, quando Gesù si era separato da loro raccomandando che
vegliassero con Lui pregando, i tre probabilmente si erano accinti ad
ubbidire e per qualche tempo erano rimasti desti lottando contro il
sonno.
Fu così che poterono ascoltare la preghiera di Gesù e
possiamo supporre che, proprio a motivo di questa, il loro cuore fosse
invaso da profonda tristezza.
È Luca che ci induce a pensare così riferendo che Pietro,
Giacomo e Giovanni si erano addormentati a cagione della tristezza.
Le fasi precedenti di quella serata e di quella notte non sono tali
da giustificare una tristezza tanto grave.
Non la cena, che anzi dovette riempire di tenerezza il cuore degli apostoli,
e non i discorsi che Gesù fece fra il Cenacolo e il Getsemani
per quanto forieri di tempesta.
Essi avrebbero dovuto incutere allarme ed anche paura, più che
tristezza.
Se i tre cadono in questa condizione di spirito che li paralizza e li
addormenta è per il fatto nuovo della preghiera di Gesù
accompagnata dal suo profondo abbattimento che sconvolge il cuore di
quegli uomini semplici, incerti, ma affezionati.
Se essi avessero supposto l'imminenza di un pericolo materiale per loro
stessi, o per il Maestro, avrebbero certamente vegliato.
Ma essi non lo supponevano, anzi fra le ombre dell'uliveto al di là
del Cedron, si sentivano particolarmente sicuri, al riparo, per alcune
ore almeno, dalle insidie dei nemici del Cristo.
La tensione di spirito che li manteneva in allarme in città,
qui si era risolta in un senso di raccoglimento e di pace.
Senonchè lo stato d'animo di Gesù li aveva turbati.
Essi non capivano bene il perché delle sue previsioni che si
andavano incupendo di minuto in minuto e soffrivano nel vederlo così
profondamente turbato.
Quando, poi, assistettero alla scena della preghiera, videro Gesù
prostrato a terra e raccolsero le sue desolate parole, non il dolore,
la preoccupazione o lo spavento per la propria condizione che non sembrava,
lì per lì, pericolosa, ma una profonda tristezza li colse
per le condizioni in cui versava l'amato Maestro, il Cristo, condizioni
che superavano le loro intelligenze, ma facevano capire oscuramente
essere quello il momento del suo più grande dolore.
Come dalla tristezza quegli apostoli siano passati al sonno, si spiega
pensando alla stanchezza fisica che gravava su di loro e come il pensiero
fosse per quei pescatori galilei più pesante di una fatica materiale.
Non c'era l'istinto di conservazione a mantenerli desti in quel momento,
e perciò di fronte al dolore del Cristo si rattristarono e poi
si addormentarono, come dinanzi ad una lezione troppo difficile per
essere capita.
fine 1° paragrafo...2° paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XXIII
Edizioni Operaie 1952
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<< Et venit ad
discipulos suos, et invenit eos dormientes>>
(Mt. 26,40)
<<Et venit, et invenit eos
dormientes>>
(Mc. 14, 37)
<<Et cum surrexisset ab oratione,
et venisset ad discipulos suos, invenit eos dormientes, prae tristitia.
Et ait illis: Quid dormitis?>>
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