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XXV
<<VIGILATE ET
ORATE>>
4 - Lo scopo della vigilanza e della preghiera ordinate da Gesù
agli apostoli è da Lui stesso dichiarato con queste parole: <<ut
non intretis in tentationem>> (Mt 26,41 - Per
non entrare in tentazione).
Come è noto, vi è una toccante analogia fra il Pater
noster insegnato da Gesù ai fedeli e la preghiera che Gesù
stesso rivolge al Padre nell'orto degli ulivi.
Anche in queste parole, per quanto non facenti parte dell'invocazione
al Padre, ritroviamo un elemento della preghiera dominicale la quale
termina dicendo: <<et ne nos inducas in tentationem>>.
È il medesimo, divino Cuore che rivela un'identica costante
preoccupazione, che i suoi discepoli non cadano nella tentazione; perciò
mentre Gesù ha provveduto a trasfondere questo suo tormento in
una preghiera che i cristiani dovranno recitare ogni giorno, ecco che
ora li ammaestra direttamente intorno al modo migliore per sventare
l'insidia di Satana e per non mettersi, essi stessi, in tentazione.
Nel Pater noster Gesù aveva insegnato a dire «et
ne nos inducas in tentationem» perché quella era una
formula di preghiera coniata per gli uomini e non per sè come
appare dalla espressione che Egli usa «sic vos orabitis
» (Mt 6,9 - Voi pregate così..).
Nè si addice al Figlio di Dio la paura dell'insidia diabolica
poiché Egli poteva essere tentato dal maligno, come difatti avvenne,
ma non poteva essere vinto.
Però all'uomo, che offre il fianco scoperto dal peccato d'origine,
e che combatte la sua battaglia sul terreno minato dalle passioni, si
addice la paura per l'assalto del demonio.
Gesù teme per lui l'ora della tentazione.
I tronchi e i rami degli ulivi che si stagliavano contorti contro il
freddo cielo lunare forse ricordavano a Gesù un altro albero
del bene e del male ai piedi del quale per la prima volta Satana aveva
tentato l'uomo e lo aveva vinto.
Egli conosce la sua abilità a nascondersi, a trasformarsi e ad
insinuarsi nell'animo umano, come pure a scoprirne ogni piega e quei
punti deboli sui quali punta rapidamente per aprirsi un varco e catturare
la preda.
La redenzione è il più ardente assalto dato da Dio alla
roccaforte del libero arbitrio dell'uomo, mentre la tentazione è
il terribile assalto sferrato dal maligno.
La redenzione è una tentazione al bene, la grande tentazione
di Dio offerta all'uomo con tutti i mezzi per coglierne i frutti e si
oppone direttamente alla tentazione di Satana.
Offrendosi ai tormenti della passione morale e materiale, Gesù
si preoccupa di quel piano satanico che insidierà le sue conquiste
in ogni tempo e vi si oppone mettendo sull'avviso gli apostoli.
II buon operaio teme, più di ogni altra cosa, ed anche più
del peccato, la tentazione.
La cognizione della sua debolezza lo conduce a temere gli assalti di
Satana ed a guardarsene. Mentre chiede di liberarlo dalla tentazione,
procede cautamente e umilmente per evitare di cadere nel laccio teso
contro di lui.
fine 4° paragrafo.

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GETSEMANI
capitolo XXV
Edizioni Operaie 1952
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<<Vigilate
et orate ut non intretis in tentationem>>
(Mt. 26,41)
<<Vigilate
et orate ut non intretis in tentationem>>
(Mc. 14, 38)
<<Orate ne intretis in tentationem
>>
(Lc 22,40)

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