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Scritti di Luigi Gedda

<<POSTQUAM RESURREXERO>>

1 - Camminando nella notte, fuori della porta esterna di Gerusalemme e nella direzione del Getsemani, Gesù aveva cercato di premunire gli Apostoli contro lo scandalo che avrebbero sofferto a cagione sua, richiamando le parole della Bibbia.
Ma questo tentativo non basta alla sua carità. Gesù ora fa ricorso ad un altro mezzo per sostenere, nella prova, la fede degli Apostoli: egi profetizza nuovamente la sua resurrezione.

Spesso Gesù aveva parlato della passione ed aveva anche annunciato, più o meno apertamente, la risurrezione.
Anche i prìncipi dei sacerdoti e i farisei ne erano a conoscenza e, temendo una risurrezione, vera o simulata, chiederanno a Pilato di mettere delle guardie al sepolcro: <<Domine, recordati sumus, quia seductor ille dixit adhuc vivens: post tres dies resurgam>> (Mt. 27,63 - Signore, ci siamo rammentati che quel seduttore disse ancor vivo: dopo tre giorni risusciterò). Se gli Apostoli avessero meditato queste parole la loro fede non sarebbe ora in pericolo.
Ma Gesù li conosce, sa che cercano ogni volta di confinare i suoi insegnamenti nell'ambito più ristretto, sensibile, tradizionale.
Perciò Egli ritiene opportuno di ritornare, in questo momento decisivo, sull'argomento della resurrezione.

Ne parla di scorcio, come di cosa ben nota che gli serve di riferimento per dare ai suoi Apostoli un appuntamento in Galilea: <<Postquam resurexero - Egli dice - praecedam vos in Galileam>> (Risuscitato ch'io sia, vi precederò in Galilea - Mt. 26, 32).

Sembra di scoprire in questa frase un finissimo accorgimento di Gesù per dare al pensiero della sua resurrezione un tono pratico, domestico, convincente. Non è più l'annunzio di sapore profetico con il quale Egli disse un giorno che il popolo ebreo non avrebbe visto altro miracolo se non quello, rinnovantesi, di Giona profeta: <<Generatio mala et adultera signum quaerit, et signum non dabitur ei, nisi signum Ionae prophetae - Sicut enim fuit Ionas in ventre ceti tribus diebus, et tribus noctibus; sic erit Filius hominis in corde terrae tribus diebus, et tribus noctibus>> (Questa generazione malvagia e adultera va chiedendo un prodigio: e nessun prodigio le sarà concesso tranne quello del profeta Giona - Chè, come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del cetaceo, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel seno della terra - Mt. 12, 39-40)

Egli parla ora della resurrezione quasi con noncuranza, come di un fatto di cronaca che può essere facilmente anticipato per uno scopo preciso e pratico: quello di convocare gli Apostoli fra poco in Galilea; come di un avvenimento assolutamente sicuro che entra nella sfera degli impegni imminenti.
Questo tocco leggero non è indice di trascuratezza, anzi sembra pensato per incidere nella mente e nel cuore degli Apostoli, diffidenti ed impressionabili, più di quanto non potesse un'affermazione solenne; quasi per creare un'atmosfera di convinzione intima e di attesa serena intorno al fatto della resurrezione.

E' una parola che Gesù adopera, non più di una; quanto è strettamente necessario per ricordare il miracolo: <<resurexero>>. Eppure in questa parola vi è una sicurezza conquistatrice, poiché il miracolo è così certo che non solo viene annunziato, ma dato per sicuro in relazione al viaggio da compersi in Galilea.
Questa parola, che parla del più grande miracolo di Cristo, è come un'attestazione della sua divinità alle soglie dell'episodio che deporrà più d'ogni altro per la sua umanità.
E' come l'ultimo raggio del Tabor prima del Getsemani.

fine 1° paragrafo...........2° paragrafo


 

 

 

GETSEMANI

capitolo II

Edizioni Operaie 1952

Gesù nell'Orto - Duccio di Buoninsegna - Siena

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<<Postquam autem resurrexero, praecedam vos in Galileam>>
(Mt. 26,32)

<<Sed postaquam resurrexero, praecedam vos in Galilaeam>>
( Mc. 14,28)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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