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Scritti di Luigi Gedda
Spesso Gesù aveva parlato della passione ed aveva anche annunciato,
più o meno apertamente, la risurrezione. Ne parla di scorcio, come di cosa ben nota che gli serve di riferimento per dare ai suoi Apostoli un appuntamento in Galilea: <<Postquam resurexero - Egli dice - praecedam vos in Galileam>> (Risuscitato ch'io sia, vi precederò in Galilea - Mt. 26, 32). Sembra di scoprire in questa frase un finissimo accorgimento di Gesù per dare al pensiero della sua resurrezione un tono pratico, domestico, convincente. Non è più l'annunzio di sapore profetico con il quale Egli disse un giorno che il popolo ebreo non avrebbe visto altro miracolo se non quello, rinnovantesi, di Giona profeta: <<Generatio mala et adultera signum quaerit, et signum non dabitur ei, nisi signum Ionae prophetae - Sicut enim fuit Ionas in ventre ceti tribus diebus, et tribus noctibus; sic erit Filius hominis in corde terrae tribus diebus, et tribus noctibus>> (Questa generazione malvagia e adultera va chiedendo un prodigio: e nessun prodigio le sarà concesso tranne quello del profeta Giona - Chè, come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del cetaceo, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel seno della terra - Mt. 12, 39-40) Egli parla ora della resurrezione quasi con noncuranza, come di un
fatto di cronaca che può essere facilmente anticipato per uno
scopo preciso e pratico: quello di convocare gli Apostoli fra poco in
Galilea; come di un avvenimento assolutamente sicuro che entra nella
sfera degli impegni imminenti. E' una parola che Gesù adopera, non più di una; quanto
è strettamente necessario per ricordare il miracolo: <<resurexero>>.
Eppure in questa parola vi è una sicurezza conquistatrice, poiché
il miracolo è così certo che non solo viene annunziato,
ma dato per sicuro in relazione al viaggio da compersi in Galilea.
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