3 - La concretezza
operaia richiede che lo spirito di fede nella divinità di Cristo
non sia contenuto nei confini della devozione, ma che da questa dirami,
alimentando ogni espressione della sua vita. Un aspetto pratico e fecondo
consiste nel prestare fede assoluta alle parole scritturali che racchiudono
il segreto pensiero e la volontà del Cristo.
L'operaio deve avere dimestichezza quotidiana con il Vangelo, e tutti
gli episodi che riportano l'esempio di Gesù ed il suo insegnamento
devono essere oggetto di una meditazione che non avrà modo di
esaurirsi nel corso della vita, ma ogni giorno si rinnovvellerà
cogliendo nuovi particolari e nuove applicazioni.
Le parole del Vangelo sono profumate di una giovinezza inesauribile
e diffusiva. Nelle pieghe di ogni frase è racchiuso il segreto
della santità, e ciascuno vi può ritrovare il suo tipo,
quello che si adatta alla sua costituzione spirituale ed al momento
particolare che egli attraversa.
L'esperienza della Chiesa insegna che molti santi trassero dal Vangelo
lo stimolo e la direttiva della loro azione.
Classico l'esempio di San Francesco che avendo udito dal Sacerdote nella
Messa il Vangelo che dice: <<Nihil tuleritis in via, neque
virgam, neque peram, neque panem, neque pecuniam, neque duas tunicas
habeatis>> (Non prendete niente per viaggio,
nè bastone, nè bisaccia, nè pane, nè danaro,
e non portate due vestiti - Lc. 9,3), concepì l'ardito
disegno di condurre a nozze Madonna Povertà.
Gesù medesimo ha chiesto che alle sue parole fosse attribuita
tutta la fede.
Occorre piegarsi sul Vangelo come il navigatore sulla bussola dove
l'ago magnetico sostituisce la stella polare quando il cielo è
coperto. Il Vangelo sostituisce, in parte, la presenza sensibile, umana,
del Cristo al nostro fianco.
Come l'Eucarestia è il Verbo fatto carne, così il Vangelo
è il Verbo fatto parola adatta per noi.
Egli lo ha detto. Alle parole di Gesù dobbiamo aggrapparci con
le radici più profonde del nostro essere, così che la
fede in Lui non ci possa venire tolta quand'anche ci fosse tolta la
vita; fede umile, indistruttibile, generosa, fiera.
Quando le ore getsemaniche incombono e l'orizzonte umano appare gravato,
la nostra fede nell'esempio e nella parola di Cristo deve esaltarsi.
La fede è virtù specialmente quando l'atto di credere
costa sacrificio e rinunzia; ora questo non tanto avviene nel settore
speculativo dove affermare il trascendente, per chi ragiona, è
una necessità più che un merito, ma piuttosto nelle vicende
della vita ordinaria quando l'insegnamento del Cristo pare contrasti
con il punto di vista umano che sembrerebbe richiedere superbia invece
di umiltà, violenza invece di bontà, disperazione invece
di speranza.
In tali giorni, così frequenti sul cammino dell'operaio, veniamo
a constatare quanto costi un atto di fede pratica. Allora, quand'anche
la natura insorga in un conato di ribellione, dobbiamo raccogliere tutte
le forze di resistenza di cui possiamo disporre per dire a Gesù
che crediamo in Lui, vero Dio, vittorioso della morte e di ogni raggiro
demoniaco, e per ripetergli l'espressione di Pietro: <<Domine
verba vitae aeternae habes>> (Signore, tu
hai parole di vita eterna - Mc. 16,7)
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