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Scritti di Luigi Gedda
Ma chiediamoci il perché di questa espressione di Gesù.
Egli avrebbe potuto dire: <<Andate ed io vi raggiungerò>>.
Invece vuole precedere in Galilea il suo collegio apostolico: <<Praecedam
vos>>. Gesù ha sempre preceduto i suoi cristiani aprendo la via della buona novella, come la prua precede la nave. Egli ha affrontato i Farisei, i Sadducei, i lapidatori dell'adultera, i venditori nel tempio e potrà dire fra poco, nel Getsemani, a quelli che lo odiano: <<Cum quotidie vobiscum fuerim in templo, non extendistis manus in me...>> (Quando mi trovavo con voi ogni giorno nel tempio, non stendeste mai la mano contro di me - Lc. 22, 53). Il Cristo non conobbe viltà, fu pronto a pagare di persona, a fare e ad insegnare, a precedere in ogni momento quelli che ebbero fede in Lui, ed ora lascia intendere che questo sarà il suo stile anche in seguito, dopo la resurrezione. <<Praecedam vos>> sono parole che devono suonare come monito
e come conforto al cuore dell'operaio. Per mancanza di idee, di volontà,
di virtù, o per altre mancanze, gli uomini sono di solito inerti,
attendono che altri li trascini per le vie del bene e perciò
l'operaio deve spesso assumere il più grave peso delle opere
apostoliche, l'iniziativa. Lo stile di Gesù continua, nel tempo, dopo la sua resurrezione. Chiunque ha la fortuna di collaborare con Lui alla Redenzione sa, per esperienza, che questo è il metodo del nostro Capo, il Cristo. Per vie misteriose ed espertissime, interiori od esterne, giunge il momento nel quale l'operaio sente di essere preceduto da una forza invisibile che al tempo giusto abbatte le difficoltà, illumina, conforta, sprona, indica la strada. Non è una percezione umana, ma pure così evidente, direi sensibile, che rappresenta per chi la esperimenta, una prova intima, personale dell'esistenza di Dio. Lungi dall'abbandonare il suo operaio, Egli lo accompagna, passo passo; il suo aiuto è nascosto all'occhio del profano ed anche colui che lo riceve non può antivedere per dove e come sarà preceduto da Gesù. E' u aiuto, dunque, che viene fornito all'uomo con un meccanismo che non rende mai superflua la virtù della fede, anzi la postula: e perciò deve applicarsi all'operaio la parola della Sapienza: <<Iustus ex fide vivit>> (Il giusto vive di fede - Abac. I, 2,4). Lavorando con retta intenzione e al cospetto di Dio, egli sa che Gesù lo precede, ed è il suo più grande conforto vivere di questa fede.
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