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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<POSTQUAM RESURREXERO>>

4 - L'ultimo grande colloquio con i Dodoci ebbe luogo nel Cenacolo e si protrasse nella notte attraverso le vie di Gerusalemme e fuori le mura.
Siamo ora alle ultime battute e poi verranno i persecutori a disperdere il gregge apostolico.
Gesù prende una misura di sicurezza e dà convegno ai suoi apostoli in Galilea per quando sarà risorto.
Questo annunzio rimarrà nei loro cuori trascurato e quasi sommerso dagli avvenimenti della passione, ma rivivrà quando questi galilei impauriti ascolteranno dalle donne le parole ammonitrici dell'angelo trovato a custodia del sepolcro: <<dicite discipulis eius, et Petro, quia praecedit vos in Galileam; ibi eum videbitis, sicut dixit vobis>> (Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; quivi lo vedrete come vi ha detto - Mc. 16,7).
Sorgerà allora, dalle profondità del loro essere, il richiamo dei monti, del lago, delle case.... Muoveranno verso il Nord e la promessa ritornerà come da lontano, le parole udite nella notte acquisteranno uno splendore come se fossero scritte col fuoco: <<Pracedam vos....>> (Vi precederò - Mt. 26,31 - Mc. 14,28). Ed essi partirono fiduciosi.

Ma chiediamoci il perché di questa espressione di Gesù. Egli avrebbe potuto dire: <<Andate ed io vi raggiungerò>>. Invece vuole precedere in Galilea il suo collegio apostolico: <<Praecedam vos>>.
C'è lo stile di Gesù, in queste parole. Il dolcissimo Nazareno annunziatore delle beatitudini ed operatore dei miracoli vuole essere un Capo, e il Capo precede.
Mille volte ha predicato questo stile con l'esempio ed ora lo dichiara in forma circostanziata con le parole.

Gesù ha sempre preceduto i suoi cristiani aprendo la via della buona novella, come la prua precede la nave. Egli ha affrontato i Farisei, i Sadducei, i lapidatori dell'adultera, i venditori nel tempio e potrà dire fra poco, nel Getsemani, a quelli che lo odiano: <<Cum quotidie vobiscum fuerim in templo, non extendistis manus in me...>> (Quando mi trovavo con voi ogni giorno nel tempio, non stendeste mai la mano contro di me - Lc. 22, 53).

Il Cristo non conobbe viltà, fu pronto a pagare di persona, a fare e ad insegnare, a precedere in ogni momento quelli che ebbero fede in Lui, ed ora lascia intendere che questo sarà il suo stile anche in seguito, dopo la resurrezione.

<<Praecedam vos>> sono parole che devono suonare come monito e come conforto al cuore dell'operaio. Per mancanza di idee, di volontà, di virtù, o per altre mancanze, gli uomini sono di solito inerti, attendono che altri li trascini per le vie del bene e perciò l'operaio deve spesso assumere il più grave peso delle opere apostoliche, l'iniziativa.
Rompere il ghiaccio dell'indifferenza e il tenace avvolgimento dell'inerzia spirituale è per lui un compito preciso e frequente.
Egli non può trovarsi di fronte ad una situazione spiritualmente stagnante senza avvertire l'impulso di agitare quelle acque perché si compia il miracolo dell'apostolato cristiano.
Risvegliare i dormienti, indicare la meta ai dubbiosi, sostenerli, spingerli, trascinarli, se occorre. In una parole: precedere.
Quando l'operaio si troverà in queste contingenze, amareggiato e stanco, quando la tentazione di fermarsi, di accontentarsi, di pensare a sè si insinuerà nella sua anima strisciando, come un serpente, allora egli risenta la parola programmatica di Gesù <<Praecedam vos>> e dica a se stesso che tale è la sua missione sulle orme dell'Operaio divino: precedere.

Lo stile di Gesù continua, nel tempo, dopo la sua resurrezione. Chiunque ha la fortuna di collaborare con Lui alla Redenzione sa, per esperienza, che questo è il metodo del nostro Capo, il Cristo. Per vie misteriose ed espertissime, interiori od esterne, giunge il momento nel quale l'operaio sente di essere preceduto da una forza invisibile che al tempo giusto abbatte le difficoltà, illumina, conforta, sprona, indica la strada. Non è una percezione umana, ma pure così evidente, direi sensibile, che rappresenta per chi la esperimenta, una prova intima, personale dell'esistenza di Dio. Lungi dall'abbandonare il suo operaio, Egli lo accompagna, passo passo; il suo aiuto è nascosto all'occhio del profano ed anche colui che lo riceve non può antivedere per dove e come sarà preceduto da Gesù. E' u aiuto, dunque, che viene fornito all'uomo con un meccanismo che non rende mai superflua la virtù della fede, anzi la postula: e perciò deve applicarsi all'operaio la parola della Sapienza: <<Iustus ex fide vivit>> (Il giusto vive di fede - Abac. I, 2,4).

Lavorando con retta intenzione e al cospetto di Dio, egli sa che Gesù lo precede, ed è il suo più grande conforto vivere di questa fede.


fine 4° paragrafo..........Capitolo III


 

 

 

GETSEMANI

capitolo II

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Postquam autem resurrexero, praecedam vos in Galileam>>
(Mt. 26,32)

<<Sed postaquam resurrexero, praecedam vos in Galilaeam>>
( Mc. 14,28)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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