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1 - Il colloquio di Gesù con Pietro nel quale Egli profetizza
la triplice negazione del principale degli apostoli viene riferito da
Matteo e da Marco come se fosse avvenuto durante il percorso dal Cenacolo
al Getsemani, mentre Luca, che il Vannutelli considera come <<l'ordinatore>>
dei testi sinottici, lo anticipa durante le cerimonie dell'ultima cena;
ed anche Giovanni lo fa precedere ai grandi discorsi che Gesù
tenne agli Apostoli prima di abbandonare il cenacolo.
Riportiamo a questo proposito, un'osservazione di Sant'Agostino:
<<L'ordine non importa alla realtà delle cose, sia
così fosse, sia così.
Può avvenire che un evangelista abbia narrato dopo, non quello
che dopo era avvenuto, ma ciò che prima egli aveva tralasciato,
o che anticipi quel che era avvenuto più tardi, come da Dio gli
era suggerito>> ("De consensu evangelistarum",
II c. XXXIX, 86).
Noi che ci siamo attenuti a quanto Dio ha suggerito a
Matteo ed a Marco, dobbiamo ora meditare sulla seconda reazione di Pietro
alle parole di Gesù.
All'annunzio del divino Maestro, appoggiato sul testo scritturale, che
stava per aver luogo la dispersione dei suoi apostoli, Pietro rispose
prontamente che se anche tutti avessero abbandonato Gesù, egli
non si sarebbe mai staccato da Lui.
Questa frase avventata viene raccolta da Gesù, il quale ora ripete
la sua accusa specificando che Pietro lo avrebbe tradito tre volte prima
del canto del gallo.
Tali parole circostanziate e inequivocabili avrebbero dovuto ammutolire
Pietro. Ma egli invece, come nota Marco, più e più parlava
(<<At ille amplius loquebatur>>) ed uscì
in quella frase imprudente che rimane nella storia come un classico
esempio della presunzione umana: <<Et si oportuerit me simul
commori tibi, non te negabo>> (Mc.14,31- Quand'anche
fosse necessario che io muoia insieme con te non ti rinnegherò).
Di fronte alla spavalda sicurezza di Pietro che osa opporsi due volte,
e sempre più gravemente, alla parola di Gesù ipotecando
il domani, la sua fedeltà ed, anzi, il suo eroismo, il pensiero
corre al miserabile episodio che si svolge sul far dell'alba nel cortile
del Sommo Sacerdote, dove attorno ad un fuoco due serve accusano Pietro
di essere un seguace del Nazareno.
Quasi dimentico delle parole pronunciate poche ore innanzi, e dimentico,
più ancora, della divina avventura alla quale da tre anni era
stato chiamato, con la foga e con la leggerezza propria del suo carattere
disse e giurò: «Non lo conosco». Queste parole <<...
nescio hominem istum » (Mc 14,71 - Non conosco
quest'uomo) riferite da Marco discepolo di San Pietro e congiunte
a quelle che stiamo meditando «Non te negabo »,
ci danno la sensazione di quanto sia spaventosa l'improntitudine dell'uomo
riguardo a se stesso. Il tradimento del principe degli apostoli, così
sicuro di sé nella notte del Getsemani, è tale da atterrire
l'animo di ogni operaio.
fine 1° paragrafo.......2° paragrafo
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GETSEMANI
capitolo III
Edizioni Operaie 1952
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<<Ait illi Jesus: Amen dico
tibi, quia in hac nocte antequam gallus cantet, ter me negabis.
Ait illi Petrus: Etiam si oportuerit me mori tecum, non
te negabo>>
(Mt. 26,34,35)
<<Et ait illi Jesus: Amen dico
tibi, quia tu hodie, in nocte hac, priusquam gallus vocem bis dederit,
ter me es negaturus. At ille amplius loquebatur: Et si oportuerit
me simul commori tibi, non te negabo>>
( Mc. 14,31)
<<Qui dixit ei: Domine, tecum
paratus sum et in carcerem, et in mortem ire. At ille dixit: Dico
tibi Petre, non cantabit hodie gallus, donec ter abneges nosse me>>
(Lc. 22, 33,34)
<<Repondit ei Jesus: Animam
tuam pro me pones? Amen, amen dico tibi: non cantabit gallus, donec
ter me neges>>
(Gv. 13,38)

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