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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<NON TE NEGABO>>

1 - Il colloquio di Gesù con Pietro nel quale Egli profetizza la triplice negazione del principale degli apostoli viene riferito da Matteo e da Marco come se fosse avvenuto durante il percorso dal Cenacolo al Getsemani, mentre Luca, che il Vannutelli considera come <<l'ordinatore>> dei testi sinottici, lo anticipa durante le cerimonie dell'ultima cena; ed anche Giovanni lo fa precedere ai grandi discorsi che Gesù tenne agli Apostoli prima di abbandonare il cenacolo.

Riportiamo a questo proposito, un'osservazione di Sant'Agostino: <<L'ordine non importa alla realtà delle cose, sia così fosse, sia così.
Può avvenire che un evangelista abbia narrato dopo, non quello che dopo era avvenuto, ma ciò che prima egli aveva tralasciato, o che anticipi quel che era avvenuto più tardi, come da Dio gli era suggerito
>> ("De consensu evangelistarum", II c. XXXIX, 86).

Noi che ci siamo attenuti a quanto Dio ha suggerito a Matteo ed a Marco, dobbiamo ora meditare sulla seconda reazione di Pietro alle parole di Gesù.
All'annunzio del divino Maestro, appoggiato sul testo scritturale, che stava per aver luogo la dispersione dei suoi apostoli, Pietro rispose prontamente che se anche tutti avessero abbandonato Gesù, egli non si sarebbe mai staccato da Lui.
Questa frase avventata viene raccolta da Gesù, il quale ora ripete la sua accusa specificando che Pietro lo avrebbe tradito tre volte prima del canto del gallo.
Tali parole circostanziate e inequivocabili avrebbero dovuto ammutolire Pietro. Ma egli invece, come nota Marco, più e più parlava (<<At ille amplius loquebatur>>) ed uscì in quella frase imprudente che rimane nella storia come un classico esempio della presunzione umana: <<Et si oportuerit me simul commori tibi, non te negabo>> (Mc.14,31- Quand'anche fosse necessario che io muoia insieme con te non ti rinnegherò).
Di fronte alla spavalda sicurezza di Pietro che osa opporsi due volte, e sempre più gravemente, alla parola di Gesù ipotecando il domani, la sua fedeltà ed, anzi, il suo eroismo, il pensiero corre al miserabile episodio che si svolge sul far dell'alba nel cortile del Sommo Sacerdote, dove attorno ad un fuoco due serve accusano Pietro di essere un seguace del Nazareno.
Quasi dimentico delle parole pronunciate poche ore innanzi, e dimentico, più ancora, della divina avventura alla quale da tre anni era stato chiamato, con la foga e con la leggerezza propria del suo carattere disse e giurò: «Non lo conosco». Queste parole <<... nescio hominem istum » (Mc 14,71 - Non conosco quest'uomo) riferite da Marco discepolo di San Pietro e congiunte a quelle che stiamo meditando «Non te negabo », ci danno la sensazione di quanto sia spaventosa l'improntitudine dell'uomo riguardo a se stesso. Il tradimento del principe degli apostoli, così sicuro di sé nella notte del Getsemani, è tale da atterrire l'animo di ogni operaio.

 

 

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GETSEMANI

capitolo III

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia in hac nocte antequam gallus cantet, ter me negabis. Ait illi Petrus: Etiam si oportuerit me mori tecum, non te negabo>>
(Mt. 26,34,35)

<<Et ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia tu hodie, in nocte hac, priusquam gallus vocem bis dederit, ter me es negaturus. At ille amplius loquebatur: Et si oportuerit me simul commori tibi, non te negabo>>
( Mc. 14,31)

<<Qui dixit ei: Domine, tecum paratus sum et in carcerem, et in mortem ire. At ille dixit: Dico tibi Petre, non cantabit hodie gallus, donec ter abneges nosse me>>
(Lc. 22, 33,34)

<<Repondit ei Jesus: Animam tuam pro me pones? Amen, amen dico tibi: non cantabit gallus, donec ter me neges>>
(Gv. 13,38)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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