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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<NON TE NEGABO>>

2 - Quando Pietro affermava di non voler negare il Cristo anche a costo della vita, qualora fosse stato necessario, era indubbiamente sincero.
In questo tratto del Vangelo Pietro non è un bugiardo ma un presuntuoso, non è un traditore ma un tradito dalla stima eccessiva che ha di sè e delle proprie forze.
Egli ritiene di poter essere all'altezza dei suoi compiti, degno della fiducia che il Maestro ripone in lui e su questa certezza ipoteca il futuro.

Nell'impetuosità di Pietro traspare un sentimento di soddisfazione per la posizione spirituale raggiunta, la quale viene considerata come una garanzia di vittoria e quasi un piedistallo da cui è possibile misurare i valori assoluti degli uomini e delle cose.

Questo senso di benestantismo, o di sufficienza spirituale, è un inciampo sulla via della perfezione, la quale è sempre accompagnata da un senso di incompiutezza, e cioè da un'ansia insaziabile di purificazione e di ascesi.

Non basta essere insoddisfatti, ma occorre positivamente diffidare di sè.
Diffidare di sè vuol dire credere sinceramente alla demolizione procurata nell'essere umano dal peccato d'origine, così da renderlo squilibrato e pericolante nell'anima e nel corpo, senza togliergli l'impulso alle cose altissime per cui è stato creato.

Diffidare di sè vuol dire che, data la precarietà del complesso spirituale umano, si riconosce la necessità assoluta di poggiare la propria vita interiore sopra un fondamento di certezza che solo Iddio creatore può fornire.
Perciò la diffidenza di sè è un tacito avviamento alla verità, una postulazione umile e certamente gradita a Dio della sua luce rivelante e della sua grazia redentiva.
La diffidenza di sè è un appello al Cristo, una posizione spirituale che attira il suo Cuore verso l'uomo, così come fu attirato un giorno dalle parole del centurione <<Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum>> (Signore io non son degno che entri sotto il mio tetto - Mt. 8,8), dalle parole della cananea: <<Domine, adiuva me, nam et catelli edunt de micis quae cadunt de mensa dominorum suorum>> (Aiutami, Signore....anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni - Mt. 15, 25-27), e dalla fede senza parole dell'emorroissa che cercava salute nel Cristo: <<Dicebat enim intra sè: Si tetigero tantum vestimentum eius, salva ero>> (Poiché diceva dentro di sè: Sol ch'io tocchi la sua veste sarò guarita - Mt. 9,21).

Come l'igiene del corpo è fondata sulla considerazione delle malattie nelle quali l'uomo può incorrere e contro le quali il sapere medico prende le opportune precauzioni, così l'igiene spirituale è fondata sul pensiero costante della fragilità e della morbilità dell'anima umana, che si esprime in una paziente, intelligente e inobliabile diffidenza di sè.

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GETSEMANI

capitolo III

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia in hac nocte antequam gallus cantet, ter me negabis. Ait illi Petrus: Etiam si oportuerit me mori tecum, non te negabo>>
(Mt. 26,34,35)

<<Et ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia tu hodie, in nocte hac, priusquam gallus vocem bis dederit, ter me es negaturus. At ille amplius loquebatur: Et si oportuerit me simul commori tibi, non te negabo>>
( Mc. 14,31)

<<Qui dixit ei: Domine, tecum paratus sum et in carcerem, et in mortem ire. At ille dixit: Dico tibi Petre, non cantabit hodie gallus, donec ter abneges nosse me>>
(Lc. 22, 33,34)

<<Repondit ei Jesus: Animam tuam pro me pones? Amen, amen dico tibi: non cantabit gallus, donec ter me neges>>
(Gv. 13,38)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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