2 - Quando
Pietro affermava di non voler negare il Cristo anche a costo della vita,
qualora fosse stato necessario, era indubbiamente sincero.
In questo tratto del Vangelo Pietro non è un bugiardo ma un presuntuoso,
non è un traditore ma un tradito dalla stima eccessiva che ha
di sè e delle proprie forze.
Egli ritiene di poter essere all'altezza dei suoi compiti, degno della
fiducia che il Maestro ripone in lui e su questa certezza ipoteca il
futuro.
Nell'impetuosità di Pietro traspare un sentimento di soddisfazione
per la posizione spirituale raggiunta, la quale viene considerata come
una garanzia di vittoria e quasi un piedistallo da cui è possibile
misurare i valori assoluti degli uomini e delle cose.
Questo senso di benestantismo, o di sufficienza spirituale, è
un inciampo sulla via della perfezione, la quale è sempre accompagnata
da un senso di incompiutezza, e cioè da un'ansia insaziabile
di purificazione e di ascesi.
Non basta essere insoddisfatti, ma occorre positivamente diffidare
di sè.
Diffidare di sè vuol dire credere sinceramente alla demolizione
procurata nell'essere umano dal peccato d'origine, così da renderlo
squilibrato e pericolante nell'anima e nel corpo, senza togliergli l'impulso
alle cose altissime per cui è stato creato.
Diffidare di sè vuol dire che, data la precarietà del
complesso spirituale umano, si riconosce la necessità assoluta
di poggiare la propria vita interiore sopra un fondamento di certezza
che solo Iddio creatore può fornire.
Perciò la diffidenza di sè è un tacito avviamento
alla verità, una postulazione umile e certamente gradita a Dio
della sua luce rivelante e della sua grazia redentiva.
La diffidenza di sè è un appello al Cristo, una posizione
spirituale che attira il suo Cuore verso l'uomo, così come fu
attirato un giorno dalle parole del centurione <<Domine non
sum dignus ut intres sub tectum meum>> (Signore
io non son degno che entri sotto il mio tetto - Mt. 8,8), dalle
parole della cananea: <<Domine, adiuva me, nam et catelli
edunt de micis quae cadunt de mensa dominorum suorum>> (Aiutami,
Signore....anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla mensa
dei loro padroni - Mt. 15, 25-27), e dalla fede senza parole
dell'emorroissa che cercava salute nel Cristo: <<Dicebat enim
intra sè: Si tetigero tantum vestimentum eius, salva ero>>
(Poiché diceva dentro di sè: Sol ch'io
tocchi la sua veste sarò guarita - Mt. 9,21).
Come l'igiene del corpo è fondata sulla considerazione delle
malattie nelle quali l'uomo può incorrere e contro le quali il
sapere medico prende le opportune precauzioni, così l'igiene
spirituale è fondata sul pensiero costante della fragilità
e della morbilità dell'anima umana, che si esprime in una paziente,
intelligente e inobliabile diffidenza di sè.
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