3 - La diffidenza
deve anzitutto esercitarsi nei riguardi dell'intelligenza personale.
Ciascuno deve dubitare della propria capacità di vedere giusto
in ordine ai suoi doveri, anche se, da un punto di vista umano, può
sembrare che egli sia lungimirante, accorto, sensibile, pronto, istruito
e saggio.
La sapienza dell'uomo è sempre un'entità ridicola a confronto
della sapienza di Dio ed è questa che regge il mondo.
Il meccanismo degli avvenimenti spirituali e materiali non può
essere raggiunto che faticosamente e incompiutamente dall'intelligenza
umana, la quale in ogni decisione si trova di fronte a dei fattori imponderabili.
Quanto più si allarga la conoscenza dei problemi, tanto più
si avverte la responsabilità e la difficoltà della decisione,
cosicché, diminuendo l'ignoranza, aumenta proporzionalmente il
senso della limitazione dell'intelligenza umana.
Tanto è intricato il groviglio dei fenomeni che si svolgono nell'uomo
e attorno all'uomo, che meditando su di esso, non solo la presunzione
di chi crede di saper tutto e di poter giudicare di tutto appare insostenibile,
ma perfino si corre pericolo di cadere nell'estremo opposto e cioè
nella viltà spirituale di chi non si sente di prendere una decisione
e di uscire dall'incertezza per agire secondo una precisa direttiva.
La diffidenza verso il proprio pensiero si traduce pertanto nel ricorso
fiducioso a Colui che è Sapienza increata, Verità redentrice,
Datore di ogni lume.
Dagli abissi della nostra ignoranza sale l'invocazione del cieco di
Gerico: <<Domine, ut videam>> (Signore
che io veda! - Lc. 18,41).
Per ogni giornata: <<Domine, ut videam!>>. Per
ogni opera: <<Domine, ut videam!>>. Per ogni problema
da risolvere: <<Domine, ut videam!>>.
Ed anche se la strada sembra illuminata e sgombra, allora più
che mai, per evitare la presunzione, il superficialismo, la mediocrità,
l'ignoranza colposa: <<Domine, ut videam!>>.
Secondariamente, l'atto più importante consiste nel costringere
il proprio pensiero a ragionare a fil di logica con obiettività
e completezza.
Il buon operaio è un'anima orante ed un cervello pensante.
Prima di accingersi ad un'opera qualsiasi, grande o piccola, prima di
stabilire il piano della giornata, oppure di giudicare o di consigliare
qualcuno, come pure di fronte ad ogni altra circostanza che richieda
un suo consapevole impegno, l'operaio deve raccogliersi e pensare.
Iddio non lascia mancare i lumi a chi umilmente li chiede.
E' l'uomo che troppo spesso non si trattiene a consultare se stesso
e procede trascinato dalle sue passioni, buone o cattive, ma sempre
irrazionali.
L'uomo è dotato, in grado più o meno grande, di una qualità
preziosa: l'intuizione; ma ricordi l'operaio che l'intuizione deve sempre
essere rigorosamente controllata perché diversamente può
guidare alla rovina.
Chiedere alla propria intelligenza il massimo sforzo, sorvegliarla
perché non si lasci intorbidire dal sentimento, impegnarla nella
minuta analisi di ciò che giunge nel raggio dell'azione personale,
è un modo pratico e salutare con il quale l'operaio prende posizione
contro le costruzioni affrettate e provvisorie della sua intelligenza.
L'autocritica da esercitarsi mediante la consultazione pacata e spietata
del proprio pensiero, richiede di essere integrata dalla consultazione
del prossimo ed anzitutto dei Superiori.
La teologia insegna che i Superiori posseggono una grazia speciale per
dirigere i dipendenti, la grazia di stato, e perciò è
privo di senso comune chi non ne approfitta.
L'operaio non deve guardare ai suoi Superiori con timore panico, oppure
con il segreto desiderio di evadere da quelle che possono essere le
loro direttive.
Bisogna considerare i Superiori con devozione, con disciplina, come
i detentori per mandato divino di segreti importantissimi per la buona
riuscita delle nostre opere, ma anche con semplicità e con la
massima confidenza, così che ogni iniziativa sia di fronte ad
essi come una casa di vetro dove il loro sguardo possa penetrare liberamente.
Superiori sono anzitutto quelli che il Redentore ha disposto al governo
della sua Chiesa: il Papa e i Vescovi.
Ma Superiori sono anche coloro da cui, per altri titoli, devono dipendere
le opere alle quali l'operaio si dedica.
Una superiorità specifica l'operaio deve poi riconoscere a tutti
coloro che sono in grado di fornirgli consigli e idee intorno al suo
programma di azione, sia dal punto di vista spirituale come dal punto
di vista tecnico, a cominciare dal direttore spirituale fino all'uomo
di strada.
Consultare il pensiero degli altri deve diventare per l'operaio non
un atto di umiliazione, ma una sorgente di gioia; una ricerca del volere
divino, un alleggerimento della propria responsabilità.
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