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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<NON TE NEGABO>>

4 - La diffidenza di sè si estende necessariamente dal settore dell'intelligenza al settore della volontà.
Quando, per illuminazione interna od esterna, il giudizio dell'uomo può dirsi esatto vi è pur sempre motivo di temere che le passioni pervertano i giudizi dell'intelligenza trascinando la volontà verso l'errore.
La nostra volontà è ammalata, ed il cammino lungo ed aspro della perfezione non è altro che un processo di irrobustimento della volontà affinché essa risponda fedelmente al magistero divino.

Conoscenza del dovere da compiere e disobbedienza della volontà, è ciò che avvenne in Pietro quando nell'atrio del sommo sacerdote gli fu chiesto se egli appartenesse ai seguaci di Gesù. La paura irretì la sua volontà e la deviò verso lo spergiuro.
Perciò da questo tratto del Getsemani, l'operaio deve imparare a diffidare della sua volontà ancor più che della sua intelligenza.
Non possiamo dare affidamento di noi stessi, se non condizionatamente all'aiuto che ci verrà da Dio e cioè <<per grazia di Dio>> e <<se Dio vorrà>>.
Ogni altra posizione è irreale e dannosa perché alimenta una certezza infondata ed impedisce il ricorso alla fonte unica della fortezza, la grazia, dalla quale non possiamo prescindere.

La convinzione della debolezza congenita della nostra buona volontà non deve essere una posa suggerita da una umiltà affettata, ma una robusta convinzione che non tanto si esercita nelle dichiarazioni verbali, quanto nel giudicare severamente noi stessi e nel prendere le misure opportune.

Il tradimento della volontà può essere evitato a condizione di mantenere in efficienza l'esercizio del libero arbitrio che Iddio regalò all'uomo.
Che la vera libertà non consista solo nella libertà fisica ma nella libertà morale e cioè nella libera scelta del bene, in ordine al fine, come la teologia insegna, appare evidente quando si consideri che ogni adesione al male è ordinariamente una capitolazione dell'uomo di fronte alle forze oscure di un istinto ammalato e irrazionale.
Dominare perfettamente nella nostra anima tutto ciò che è istintivo equivale ad assicurarsi uno svincolamento vittorioso dagli assalti del maligno.

Il congegno del libero arbitrio deve essere conservato con la cura assidua con la quale si conservano le macchine per le quali non vi è peggior nemico del non-uso.
Una macchina lasciata ferma viene invasa dalla ruggine e perde quella messa a punto di ogni parte che garantisce il buon funzionamento.
Non esercitarsi a volere, equivale a soccombere.

Di qui l'importanza che l'operaio deve attribuire alle piccole mortificazioni, ai sacrifici più grandi e liberamente ricercati, alla rinuncia di ciò che pure rappresenterebbe un suo diritto.
Tutto questo fa parte della manutenzione della volontà la quale deve essere come un acciaio lucente in condizioni di piena efficienza.
Le amare lacrime versate da Pietro al canto del gallo, saranno evitate all'anima accorta che diffida di sè e confida nell'aiuto onnipotente di Dio.

fine 4° paragrafo.......IV Capitolo, 1° paragrafo


 

 

 

GETSEMANI

capitolo III

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia in hac nocte antequam gallus cantet, ter me negabis. Ait illi Petrus: Etiam si oportuerit me mori tecum, non te negabo>>
(Mt. 26,34,35)

<<Et ait illi Jesus: Amen dico tibi, quia tu hodie, in nocte hac, priusquam gallus vocem bis dederit, ter me es negaturus. At ille amplius loquebatur: Et si oportuerit me simul commori tibi, non te negabo>>
( Mc. 14,31)

<<Qui dixit ei: Domine, tecum paratus sum et in carcerem, et in mortem ire. At ille dixit: Dico tibi Petre, non cantabit hodie gallus, donec ter abneges nosse me>>
(Lc. 22, 33,34)

<<Repondit ei Jesus: Animam tuam pro me pones? Amen, amen dico tibi: non cantabit gallus, donec ter me neges>>
(Gv. 13,38)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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