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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<GETSEMANI>>

2 - Siamo oltre il Cedron, sul limitare del podere che ha nome Getsemani.
Nome misterioso che dalle origini del cristianesimo ad oggi sembra comunicare alle anime un senso di sgomento, come velario di un episodio terrificante e difficilmente accessibile alla nostra ragione.

Come Cedron, come Giosafat, anche il nome di Getsemani ha un significato etimologico austero e per di più funzionale.
In quel podere si raccoglievano le olive maturate sulle pendici del monte per essere torchiate nel pressoio.
Getsemani è un nome ebraico che significa appunto torchio dell'olio.

E' naturale che le olive non fossero trasportate al torchio se non a maturazione raggiunta; e così per le anime l'accostamento al Getsemani, richiede un grado sufficiente di maturazione spirituale.
La grande scuola del Getsemani esige una conoscenza dottrinale della fede quanto è possibile completa e quindi una preparazione teologica accurata dal punto di vista dogmatico e dal punto di vista morale, preparazione sempre perfettibile in guisa che l'operaio non dovrà mai considerarla compiuta, ma dimostrarsi desideroso di accrescerla, e felice quando gli si presenti l'occasione di procedere nella conoscenza delle cose di Dio.
Dalla sfera dell'intelligenza la fede deve passare a quella della volontà in quanto la conoscenza speculativa della verità non giustifica al cospetto di Dio, anzi aumenta la responsabilità, di tanto quanto aumenta nel singolo la consapevolezza.
Secondo la parola dell'Apostolo <<Veritatem facientes in charitate>> (Ef. 4,15 - Seguendo la verità nella carità) la maturazione dell'anima richiede il passaggio dalla veritas alla charitas e cioè che si divenga realizzatori della verità, operai nel senso positivo, dinamico, sociale di questa bella parola.
Non è sufficiente una fede statica, calcolatrice, ingenerosa, simile ad un contratto stipulato fra l'anima e la giustizia divina per garantire ad essa con un minimo di sforzo la salute eterna.
Iddio, infinitamente buono, sembra talora accontentarsi anche di questo; ma non rivela il Getsemani se non a coloro che sanno seguirlo nella notte dei sensi, oltre il torrente nero del dolore, fra lo stormire delle tentazioni.

In realtà, il Getsemani da venti secoli è aperto, spalancato, per chiunque voglia entrarvi; ma succede che le anime non a sufficienza maturate passeggino per l'orto senza capire il sovrumano insegnamento dell'agonia di Cristo.
La maturazione sostanziale risiede nell'acquisto di una ferma volontà di estendere la charitas verso Dio e verso l'uomo sino ai supremi confini indicati dalla perfezione cristiana.
<<Si vis perfectus esse>> (Mt. 19,21 - Se vuoi essere perfetto) disse un giorno Gesù, e sembrano parole dettate per chi si accosta al Getsemani.
La chiave dell'orto consiste in quel monosillabo che collega, come un ponte agilissimo, l'anima con la perfezione: <<si vis>> <<se vuoi>>.
Le anime malate che non sanno chiamare la propria volontà a raccolta per superare le insidie esterne ed interne, le anime succubi delle passioni riaffioranti, delle costumanze mondane, delle comodità, le anime che facilmente si accontentano, non possono capire il linguaggio del Getsemani, non sono mature.
Ed anche coloro che si avvicinarono un giorno al mistero di Gesù e raccolsero qualche luce dal divino Agonizzante, temono di arrestarsi nella comprensione o di compiere il cammino inverso, retrocedendo verso la città dove si medita l'uccisione di Dio.

Perciò si fermino a rinnovare o a compiere quella maturazione spirituale a cui si deve tendere per tutta la vita, meditando quelle misteriose parole di Gesù che dicono: <<Qui enim voluerit animam suam salvam facere, perdet eam, qui autem perdiderit animam suam piopter me, inveniet eam>> (Mt. 16,25 - Chi vorrà salvare la vita sua la perderà, e chi perderà la vita sua per amor mio, la troverà).

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GETSEMANI

capitolo IV

Edizioni Operaie 1952

 

<<Tunc venit Jesus cum illis in villam quae dicitur Gethsemani>>
(Mt. 26,36)

<<Et veniunt in praedium cui nomen Gethsemani>>
( Mc. 14,32)

<<Egressus est cum discipulis suis trans torrentem Cedron, ubi erat hortus>>
(Gv. 18,1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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