2 - Siamo
oltre il Cedron, sul limitare del podere che ha nome Getsemani.
Nome misterioso che dalle origini del cristianesimo ad oggi sembra comunicare
alle anime un senso di sgomento, come velario di un episodio terrificante
e difficilmente accessibile alla nostra ragione.
Come Cedron, come Giosafat, anche il nome di Getsemani ha un significato
etimologico austero e per di più funzionale.
In quel podere si raccoglievano le olive maturate sulle pendici del
monte per essere torchiate nel pressoio.
Getsemani è un nome ebraico che significa appunto torchio
dell'olio.
E' naturale che le olive non fossero trasportate al torchio se non
a maturazione raggiunta; e così per le anime l'accostamento al
Getsemani, richiede un grado sufficiente di maturazione spirituale.
La grande scuola del Getsemani esige una conoscenza dottrinale della
fede quanto è possibile completa e quindi una preparazione teologica
accurata dal punto di vista dogmatico e dal punto di vista morale, preparazione
sempre perfettibile in guisa che l'operaio non dovrà mai considerarla
compiuta, ma dimostrarsi desideroso di accrescerla, e felice quando
gli si presenti l'occasione di procedere nella conoscenza delle cose
di Dio.
Dalla sfera dell'intelligenza la fede deve passare a quella della volontà
in quanto la conoscenza speculativa della verità non giustifica
al cospetto di Dio, anzi aumenta la responsabilità, di tanto
quanto aumenta nel singolo la consapevolezza.
Secondo la parola dell'Apostolo <<Veritatem facientes in charitate>>
(Ef. 4,15 - Seguendo la verità nella carità)
la maturazione dell'anima richiede il passaggio dalla veritas alla
charitas e cioè che si divenga realizzatori della verità,
operai nel senso positivo, dinamico, sociale di questa bella parola.
Non è sufficiente una fede statica, calcolatrice, ingenerosa,
simile ad un contratto stipulato fra l'anima e la giustizia divina per
garantire ad essa con un minimo di sforzo la salute eterna.
Iddio, infinitamente buono, sembra talora accontentarsi anche di questo;
ma non rivela il Getsemani se non a coloro che sanno seguirlo nella
notte dei sensi, oltre il torrente nero del dolore, fra lo stormire
delle tentazioni.
In realtà, il Getsemani da venti secoli è aperto, spalancato,
per chiunque voglia entrarvi; ma succede che le anime non a sufficienza
maturate passeggino per l'orto senza capire il sovrumano insegnamento
dell'agonia di Cristo.
La maturazione sostanziale risiede nell'acquisto di una ferma volontà
di estendere la charitas verso Dio e verso l'uomo sino ai supremi
confini indicati dalla perfezione cristiana.
<<Si vis perfectus esse>> (Mt. 19,21 - Se
vuoi essere perfetto) disse un giorno Gesù, e sembrano
parole dettate per chi si accosta al Getsemani.
La chiave dell'orto consiste in quel monosillabo che collega, come un
ponte agilissimo, l'anima con la perfezione: <<si vis>>
<<se vuoi>>.
Le anime malate che non sanno chiamare la propria volontà a raccolta
per superare le insidie esterne ed interne, le anime succubi delle passioni
riaffioranti, delle costumanze mondane, delle comodità, le anime
che facilmente si accontentano, non possono capire il linguaggio del
Getsemani, non sono mature.
Ed anche coloro che si avvicinarono un giorno al mistero di Gesù
e raccolsero qualche luce dal divino Agonizzante, temono di arrestarsi
nella comprensione o di compiere il cammino inverso, retrocedendo verso
la città dove si medita l'uccisione di Dio.
Perciò si fermino a rinnovare o a compiere quella maturazione
spirituale a cui si deve tendere per tutta la vita, meditando quelle
misteriose parole di Gesù che dicono: <<Qui enim voluerit
animam suam salvam facere, perdet eam, qui autem perdiderit animam suam
piopter me, inveniet eam>> (Mt. 16,25 - Chi
vorrà salvare la vita sua la perderà, e chi perderà
la vita sua per amor mio, la troverà).
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