1 - Dopo aver
detto che Gesù entrò in un orto con i suoi discepoli,
l'evangelista Giovanni soggiunge:<<Sciebat
autem et Judas, qui tradebat eum, locum>>
(Gv. 18,2 - Conosceva poi anche Giuda, che lo consegnava,
il luogo).
Questa preoccupazione di seguire con il pensiero Giuda che andava svolgendo
il piano del suo tradimento, non è solamente una necessità
per Giovanni in quanto narratore, ma era un'esigenza della sua anima
in quella notte, fin da quando ricevette da Gesù la grande confidenza
di chi fosse, nel collegio apostolico, il traditore.
Il fatto avvenne nell'ultima cena quando Gesù,
turbandosi, annunziò che uno dei presenti lo avrebbe tradito;
e mentre tutti si guardavano l'un l'altro cercando di capire l'allusione
del Maestro, Pietro si rivolse a Giovanni che riposava sul petto di
Gesù chiedendogli: <<Di chi parla?>>
E Giovanni in quella posizione di grande confidenza che il Maestro gli
concedeva, gli chiese: <<Signore, chi è?>>
Gesù rispose: <<Colui al quale porgerò il pane intinto>>.
E intinto il pane lo diede a Giuda di Simone Iscariota: <<Et
cum intinxisset panem, dedit Iudae Simonis Iscariotae>> (Gv.
13,26 - E avendo intinto un pezzetto di pane lo diede
a Giuda Iscariota, figlio di Simone).
E' chiaro che Giovanni era al corrente di chi fosse
il traditore. Perché non abbia tirato delle conseguenze pratiche
da questa precisa notizia, gettando l'allarme fra gli apostoli, o pedinando
Giuda, o altrimenti, non ci è dato di sapere.
Forse si deve alla sua giovane età, oppure a Gesù stesso
che non gli permise di agire.
Ma indubbiamente Giovanni penetrò le successive parole del Maestro
rivolte all'Iscariota: <<fa presto quello che stai facendo>>
e seguì con il pensiero il traditore quando si allontanò,
rapidamente, nel buio della notte.
E' significativo che Gesù abbia riservato per
Giovanni <<quem diligebat>> (Gv. 13,23 - Che
egli amava), la rivelazione del tradimento che pendeva sul suo
capo.
Ai suoi più intimi Gesù non risparmia il dolore, anzi
desidera di metterli a parte di quei medesimi dolori che tormentano
il suo Cuore.
L'assenza del dolore non è segno di predilezione divina, anzi
è vero il contrario, poiché è dalla volontà
umana vagliata dal dolore che sale a Dio l'omaggio più degno,
mentre le anime, attraverso gli squarci del dolore, si aprono alla comprensione
delle cose di Dio.
E perciò l'operaio, nel pensiero della dolorosa fiducia meritata
dall'apostolo prediletto, vada meditando queste parole dello Spirito
Santo:
<<Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad
tentationem>> (Eccl. 2,1 - Figlio, entrando
nel servizio di Dio, prepara la tua anima alla tentazione)
<<Omnes qui pie volunt vivere in Christo Jesu persecutionem
patientur>> (II Tim. 3,12 - Tutti quanti vogliono
piamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati)
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