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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<ET JUDAS>>

1 - Dopo aver detto che Gesù entrò in un orto con i suoi discepoli, l'evangelista Giovanni soggiunge:<<Sciebat autem et Judas, qui tradebat eum, locum>> (Gv. 18,2 - Conosceva poi anche Giuda, che lo consegnava, il luogo).
Questa preoccupazione di seguire con il pensiero Giuda che andava svolgendo il piano del suo tradimento, non è solamente una necessità per Giovanni in quanto narratore, ma era un'esigenza della sua anima in quella notte, fin da quando ricevette da Gesù la grande confidenza di chi fosse, nel collegio apostolico, il traditore.

Il fatto avvenne nell'ultima cena quando Gesù, turbandosi, annunziò che uno dei presenti lo avrebbe tradito; e mentre tutti si guardavano l'un l'altro cercando di capire l'allusione del Maestro, Pietro si rivolse a Giovanni che riposava sul petto di Gesù chiedendogli: <<Di chi parla?>>
E Giovanni in quella posizione di grande confidenza che il Maestro gli concedeva, gli chiese: <<Signore, chi è?>>
Gesù rispose: <<Colui al quale porgerò il pane intinto>>.
E intinto il pane lo diede a Giuda di Simone Iscariota: <<Et cum intinxisset panem, dedit Iudae Simonis Iscariotae>> (Gv. 13,26 - E avendo intinto un pezzetto di pane lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone).

E' chiaro che Giovanni era al corrente di chi fosse il traditore. Perché non abbia tirato delle conseguenze pratiche da questa precisa notizia, gettando l'allarme fra gli apostoli, o pedinando Giuda, o altrimenti, non ci è dato di sapere.
Forse si deve alla sua giovane età, oppure a Gesù stesso che non gli permise di agire.
Ma indubbiamente Giovanni penetrò le successive parole del Maestro rivolte all'Iscariota: <<fa presto quello che stai facendo>> e seguì con il pensiero il traditore quando si allontanò, rapidamente, nel buio della notte.

E' significativo che Gesù abbia riservato per Giovanni <<quem diligebat>> (Gv. 13,23 - Che egli amava), la rivelazione del tradimento che pendeva sul suo capo.
Ai suoi più intimi Gesù non risparmia il dolore, anzi desidera di metterli a parte di quei medesimi dolori che tormentano il suo Cuore.
L'assenza del dolore non è segno di predilezione divina, anzi è vero il contrario, poiché è dalla volontà umana vagliata dal dolore che sale a Dio l'omaggio più degno, mentre le anime, attraverso gli squarci del dolore, si aprono alla comprensione delle cose di Dio.
E perciò l'operaio, nel pensiero della dolorosa fiducia meritata dall'apostolo prediletto, vada meditando queste parole dello Spirito Santo:
<<Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad tentationem>> (Eccl. 2,1 - Figlio, entrando nel servizio di Dio, prepara la tua anima alla tentazione)
<<Omnes qui pie volunt vivere in Christo Jesu persecutionem patientur>> (II Tim. 3,12 - Tutti quanti vogliono piamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati)

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GETSEMANI

capitolo V

Edizioni Operaie 1952

 

<<Sciebat autem et Judas, qui tradebat eum, locum>>
(Gv. 18,2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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