Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<CONVENERAT ILLUC>>

2 - <<Ubi enim sunt duo, vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio corum>> (Mt. 18,20 - Infatti dove sono due o tre persone riunite nel nome mio, ci sono io in mezzo ad esse).
Queste parole di Gesù riferite dal primo evangelista, consentono ai cristiani di ripetere all'infinito, sia pure misticamente, i convegni con Gesù che gli apostoli solevano tenere nel Getsemani.
Gesù è presente in mezzo a coloro che si radunano nel suo nome. L'espressione <<in nomine meo>> vuol dire in nome di Gesù, della sua dottrina e della sua missione redentrice, nel suo spirito e nella sua grazia.
Non sono le adunanze purchessia che hanno questo privilegio dell'invisibile, eppure certa, assistenza di Gesù, ma quelle che si propongono di continuare e sviluppare la grande opera dell'Operaio divino, e cioè la Redenzione.

A queste riunioni è assicurata la presenza del Cristo che vuol dire garanzia di luce e di fecondità.
Quando i discepoli convenivano nel Giardino degli ulivi possiamo pensare che essi sedessero a cerchio attorno al Maestro, il quale riassumeva gli avvenimenti della giornata e li commentava discoprendo i panorami inesausti del regno di Dio e ricavando dai fatti, come da parabole vissute, le supreme verità della fede.
Fuori del Getsemani, il Maestro parlava per tutti, qui parlava per loro, poveri ignoranti Galilei, ma destinati ad una grande missione che solo oscuramente intuivano.
Gli evangelisti non ci permettono di ricostruire i verbali dei convegni che si tennero nel Giardino degli ulivi, ma si può credere che ivi le cure più assidue fossero dedicate da Gesù a quel pugno di uomini che rappresentavano la Chiesa, sua sposa.

Quando gli operai convengono in colloqui a due o in adunanze più numerose, la preoccupazione dev'essere di rinnovare lo spirito delle riunioni getsemaniche così da meritare la presenza di Gesù.
Per questo gli argomenti dei loro discorsi siano pratici, circostanziati, concreti, traspaia sempre l'anima dell'operaio proteso verso la costruzione del Regno di Dio in sè o negli altri, costruzione a cui si può contribuire perfino con la ricreazione, quale mezzo di ricupero delle forze fisiche e spirituali necessarie per il lavoro.
Nulla di ciò che è buono è alieno dalla conversazione degli operai, ma tutto deve apparire come vivificato dalla grazia, così che gli argomenti anche umani si distacchino da terra per l'intenzione che muove coloro che si trovano a trattarne.
Le chiacchere oziose e maldicenti ripugnano all'operaio, per cui egli cerca di spegnere questi discorsi con molta semplicità, passando ad altro argomento.
La tensione apostolica delle riunioni operaie non deve essere ricercata, ma spontanea come risultato della formazione dei singoli i quali non respirano, e cioè non possono sentirsi a loro agio, se non in un'atmosfera satura di spirito evangelico; perciò questa tensione è un indice della formazione raggiunta.

Ciascuno è chiamato a collaborare perché si stabilisca fra gli operai questo modo di essere dove appare, per così dire, la trasformazione degli uomini in figli adottivi di Dio, i quali mettono tutto il possibile impegno ad occuparsi, come Gesù, degli interessi del Padre che sta nei cieli.
Tali riunioni rinnovano le pause getsemaniche del collegio apostolico e sostengono l'operaio lungo la via, facendogli gustare le dolcezze del Paradiso.

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GETSEMANI

capitolo VI

Edizioni Operaie 1952

 

<<Et egressus ibat secundum consuetudinem in montem olivarum>>
(Lc. 22,39)

<<Frequenter Jesu convenerat illuc cum discipulis suis>>
(Gv. 18, 2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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