3 - Gli incontri
operai possono avere anche un significato particolare più riservato,
per il quale conviene il termine di correzione fraterna.
Vi è una frase assai bella di Gesù che dice<<Si
autem peccaverit in te frater tuus, vade et corripe eum inter te et
ipsum solum: si te audierit, lucratus eris fratrem tuum>> (Mt.
18,15 - Se poi tuo fratello ha peccato contro di te,
va e correggilo fra te e lui solo. Se t'ascolta hai guadagnato tuo fratello).
Tale è la norma per la correzione fraterna fra gli operai.
E l'occasione si presenta non solo quando un operaio si accorga, per
avventura, di una mancanza di un altro operaio nei suoi riguardi, ma
anche quando la mancanza interessa persone o situazioni estranee.
In altri termini, l'operaio non può restare indifferente dinanzi
all'errore, volontario o involontario di un altro operaio, anche se
direttamente non lo riguarda, ma deve, per quanto è possibile,
arginarlo e neutralizzarlo.
Nè si può pensare che questo vada oltre il comando di
Gesù per il fatto che in quel brano si parla di un'offesa recata
alla persona (<<Si autem peccaverit in te>>); in
senso più vasto, qualsivoglia errore compiuto da un operaio offende
almeno indirettamente gli altri operai perché diminuisce l' efficienza
spirituale della Società, così come si può dire
che ogni peccato è un'offesa per tutti i cristiani poiché
ferisce il Corpo Mistico del Cristo.
Di molti errori i principali responsabili sono quelli che potendo influire
non influiscono, vedono l'abisso e non parlano, o per timore, o per
adulazione, o per negligenza.
Chi commette un errore spesso non misura la gravità di esso e
vi giunge quasi trascinato dall'impeto delle passioni, ma chi stando
al di fuori misura freddamente il pericolo e tace, è responsabile
più del primo, se ha il dovere di intervenire.
Il disinteresse verso una persona è una forma di oltraggio meno
perseguibile, ma talora più dannosa dell'ingiuria; questa ferisce,
ma anche mette in guardia e può contribuire all'emendazione,
quella è una manifestazione di raffinato egoismo.
La correzione dev'essere fraterna e cioè fatta in modo da non
umiliare colui al quale è diretta; il primo requisito è
indicato da Gesù: <<inter te et ipsum solum>>,
e cioè deve farsi a quattr'occhi.
Ma vi è pur sempre la possibilità che la correzione non
sia bene accolta se Gesù adopera la forma dubitativa dicendo
<<si te audierit, lucratus erit fratrem tuum>>.Dobbiamo
quindi preoccuparci, in primo luogo, di essere accoglienti per la correzione
operata da altri nei nostri personali riguardi, e poi essere d'utilità
al prossimo praticando quelle forme di correzione fraterna che furono
usate con successo verso di noi.
Le correzioni migliori sono quelle che non tanto sono rivolte contro
il fallo quanto contro le cause che lo hanno prodotto, correzioni motivate,
delicate, amabili.
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