Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<CONVENERAT ILLUC>>

3 - Gli incontri operai possono avere anche un significato particolare più riservato, per il quale conviene il termine di correzione fraterna.
Vi è una frase assai bella di Gesù che dice<<Si autem peccaverit in te frater tuus, vade et corripe eum inter te et ipsum solum: si te audierit, lucratus eris fratrem tuum>> (Mt. 18,15 - Se poi tuo fratello ha peccato contro di te, va e correggilo fra te e lui solo. Se t'ascolta hai guadagnato tuo fratello). Tale è la norma per la correzione fraterna fra gli operai.
E l'occasione si presenta non solo quando un operaio si accorga, per avventura, di una mancanza di un altro operaio nei suoi riguardi, ma anche quando la mancanza interessa persone o situazioni estranee.
In altri termini, l'operaio non può restare indifferente dinanzi all'errore, volontario o involontario di un altro operaio, anche se direttamente non lo riguarda, ma deve, per quanto è possibile, arginarlo e neutralizzarlo.
Nè si può pensare che questo vada oltre il comando di Gesù per il fatto che in quel brano si parla di un'offesa recata alla persona (<<Si autem peccaverit in te>>); in senso più vasto, qualsivoglia errore compiuto da un operaio offende almeno indirettamente gli altri operai perché diminuisce l' efficienza spirituale della Società, così come si può dire che ogni peccato è un'offesa per tutti i cristiani poiché ferisce il Corpo Mistico del Cristo.
Di molti errori i principali responsabili sono quelli che potendo influire non influiscono, vedono l'abisso e non parlano, o per timore, o per adulazione, o per negligenza.
Chi commette un errore spesso non misura la gravità di esso e vi giunge quasi trascinato dall'impeto delle passioni, ma chi stando al di fuori misura freddamente il pericolo e tace, è responsabile più del primo, se ha il dovere di intervenire.

Il disinteresse verso una persona è una forma di oltraggio meno perseguibile, ma talora più dannosa dell'ingiuria; questa ferisce, ma anche mette in guardia e può contribuire all'emendazione, quella è una manifestazione di raffinato egoismo.

La correzione dev'essere fraterna e cioè fatta in modo da non umiliare colui al quale è diretta; il primo requisito è indicato da Gesù: <<inter te et ipsum solum>>, e cioè deve farsi a quattr'occhi.
Ma vi è pur sempre la possibilità che la correzione non sia bene accolta se Gesù adopera la forma dubitativa dicendo <<si te audierit, lucratus erit fratrem tuum>>.Dobbiamo quindi preoccuparci, in primo luogo, di essere accoglienti per la correzione operata da altri nei nostri personali riguardi, e poi essere d'utilità al prossimo praticando quelle forme di correzione fraterna che furono usate con successo verso di noi.

Le correzioni migliori sono quelle che non tanto sono rivolte contro il fallo quanto contro le cause che lo hanno prodotto, correzioni motivate, delicate, amabili.

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GETSEMANI

capitolo VI

Edizioni Operaie 1952

 

<<Et egressus ibat secundum consuetudinem in montem olivarum>>
(Lc. 22,39)

<<Frequenter Jesu convenerat illuc cum discipulis suis>>
(Gv. 18, 2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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