Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<SEDETE HIC>>

3 - L'ordine di Gesù trova i discepoli disposti ad obbedire. Non abbiamo notizia di nessuno che abbia tentato di rompere la consegna per seguire Gesù, o per recarsi altrove.
Solamente Pietro, Giacomo e Giovanni si distaccheranno dal gruppo, ma sarà per un ordine esplicito del Maestro. Gli altri rimangono e siedono.

I discepoli, non ancora illuminato dallo Spirito Santo, obbedirono materialmente, forse senza rendersi conto esatto di ciò che poteva significare per essi sostare, oppure accompagnare Gesù.
Ma guardando a Gesù non vi è dubbio che Egli intese stabilire una gerarchia nelle attribuzioni dei suoi discepoli e che un posto di minore risalto affettivo fu attribuito a questi otto, i quali sono chiamati da Dio a vivere da lontano, seduti, la grande ora del Getsemani.
Per questi il comando è più leggero e più leggero sarà il rendiconto, perché Gesù non li rimprovererà di aver ceduto al sonno come farà con Pietro, Giacomo e Giovanni.
Essi, gli otto, hanno nel Getsemani un compito diverso da assolvere, sottolineato con cura da Gesù, il quale li colloca in un posto determinato, con un ordine particolare.

La diversità delle vocazioni che risulta in questo tratto del Getsemani è un fenomeno spirituale di ogni giorno, che richiede di essere riconosciuto e rispettato.
Al Maestro che si occupa di ogni anima, come si occupò in quella notte di disporre i suoi discepoli, dobbiamo lasciare la più ampia libertà di manovra, e poiché Egli, con le differenti vocazioni di ognuno, compone come in un mosaico il quadro della vita, dobbiamo docilmente assumere la posizione assegnata a ciascuno di noi.

Il buon operaio è contento del posto che Iddio gli ha dato nel mondo, qualunque esso sia e non soffre di quelle agitazioni interiori per cui certe anime ripensano continuamente la propria vocazione, e cambiano strada con facilità, in ricerca di una risoluzione più soddisfacente.
La vera risoluzione non può essere che interiore, e consiste nel rendersi conto che non tanto importa quale sia il posto occupato nella Chiesa di Dio, quanto il modo col quale tale posto viene occupato.
Anche il compito più umile può illuminarsi con la luce della santità ed è questo che conta, solamente questo.

Colui che si affanna per organizzare, dirigere oppure servire un gran numero di opere apostoliche, per quanto con retta intenzione, corre pericolo di sbagliare.
Chi invece si accontenta della propria missione e si sforza di approfondirla, più che di superarla per rivolgersi ad altro, così che in essa tutto sia appropriato e ben fatto, a servizio di Dio e degli uomini, possiede una formula di felicità, di perfezione e di successo: non multa sed multum.

Che se poi le vie misteriose della Provvidenza tolgono addirittura il lavoro dalle mani dell'operaio, per esempio a causa di una malattia, ed egli si trova a dover sostare, inattivo, mentre l'appello delle opere vibra nel suo cuore, allora pensi all'ordine getsemanico <<sedete hic>> e sia grato a Gesù che vuole in quel momento, per ragioni imperscrutabili, un periodo di riposo; e si abbandoni a Lui.

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GETSEMANI

capitolo VII

Edizioni Operaie 1952

 

<<Et dixit discipulis suis: Sedete hic donec vadam illuc, et orem>>
(Mt. 26, 36)

<<Et ait discipulis suis: Sedete hic donec horem>>
(Mc. 14, 32)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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