1 - Quando
ebbe ordinato agli Apostoli di sedere e di pregare per non cadere in
tentazione, Gesù chiamò tre di essi, Pietro, Giacomo e
Giovanni, e li condusse oltre, con Sé.
Dal gruppo apostolico viene dunque estratto un piccolo nucleo di uomini,
in testa ai quali si mette Gesù.
L'invito rivolto ai tre annulla il precedente comando di sedere; essi
dovranno camminare seguendo Gesù dove Egli riterrà opportuno
di andare, nel cuore nella notte misteriosa.
Pietro, Giacomo e Giovanni obbediscono, non siedono, o se già
seduti si alzano, vincono la stanchezza che impigrisce il corpo e la
mente, si distaccano dai compagni e obbediscono al Maestro mettendosi
sui passi di Lui.
Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma quale destino pesa su questi tre uomini?
Che cosa vuole da essi il Redentore? Perché questi e non altri?
La risposta è racchiusa nella mente di Dio.
Noi possiamo appena constatare i fatti e cercare di decifrarli accostandoli
ad altri fatti.
Questo è certo, che nel Vangelo vi sono indubbie tracce di predilezione
di Gesù verso i tre del Getsemani; e non solo per ciascuno di
essi singolarmente considerato, ma per il gruppo qualificato che essi
costituiscono in seno al collegio apostolico e che Gesù, non
senza intenzione, mise spesso in evidenza.
Così, per esempio, quando fu operato il miracolo della resurrezione
della figlia di Giairo, Gesù non volle con sé altri se
non i tre prediletti; Marco riferisce la disposizione di Gesù
con le seguenti parole: ((Et non admisit quemquam se sequi, nisi
Petrum, et Jacobum, et Joannem jratem Jacobì » (Mc.5,
37 - E non ammise a seguirlo se non Pietro, Giacomo e
Giovanni, fratello di Giacomo).
Così pure, nell'occasione più solenne della salita sul
Tabor per la Trasfigurazione, i compagni prescelti furono questi tre
Apostoli : « Post dies sex — narra Matteo —
assumit Jesus Petrum, et Jacobum, et Joannem jratem eius, et ducit
illos in montem excelsum seorsum » (Mt. 17, 1 -
Sei giorni dopo Gesù, presi con sé Pietro e Giacomo e
Giovanni suo fratello li conduce in disparte sopra un alto monte).
Non è dunque a caso che Gesù sceglie anche nel Getsemani
quei tre, distaccandoli dagli altri Apostoli.
Negli anni della vita pubblica essi erano stati collocati chiaramente
in condizioni di precedenza ed era giusto che anche in questa circostanza
fossero più degli altri vicini al Maestro.
Marco che riflette il pensiero di Pietro e quindi, in un certo senso,
le sfumature del pensiero del Principe degli Apostoli, rende un tributo
alla precedenza di Pietro, Giacomo e Giovanni di fronte agli altri apostoli
anche là dove parla dell'elezione dei dodici.
A differenza di Matteo che rispetta i legami del sangue ed incomincia
ricordando prima i due figli di Alfeo e poi i due figli di Zebedeo,
Marco dà la precedenza ai tre del Getsemani con queste parole:
<<Et imposuit Simoni nomen Petrus: et Jacobum Zebedaei, et
Joannem fratrem
Jacobi, et imposuit eis nomina Boanérges, quod est, Filii
tronitrui>> (Mc.3, 16-17 - Simone cui mise
nome Pietro, Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo ai quali
mise nome Boanerges, cioè figli del tuono).
Come si vede, mentre Marco elenca rapidamente il nome
degli altri Apostoli, sui tre del Getsemani si indugia notando un particolare
degno di rilievo e cioè che Gesù diede ad essi un nome
nuovo, a Simone quello di Pietro, a Giacomo ed a Giovanni quello di
Figli del tuono.
È difficile penetrare il significato profondo di questa disposizione
del Maestro, ma una cosa appare evidente che, mettendoli davanti agli
altri, Egli volle da essi una trasformazione anche più radicale,
non solamente nell'anima ma anche nel nome.
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