3 - L'assunzione
da parte di Dio, o vocazione, è un dono che non deve insuperbire,
ma piuttosto intimorire l'anima designata.
È il timore di Dio che passa, dello sposo che giunge nella notte
ed esige che le anime in attesa abbiano delle lampade ricolme d'olio.
Bisogna temere di trafficare poco e male il talento aureo ricevuto;
nè basta, per conservarlo, di seppellirlo in un terreno di vita
senza slanci. nauseante per la sua tiepidezza, spiritualmente vile e
vuota.
Non è il caso di lamentarsi quando la Provvidenza usa chiedere,
e specialmente alle anime consacrate, qualcosa di superiore alle forze
di cui ciascuno crede di poter disporre.
La virtù richiede uno sforzo continuo, la tensione di tutte le
energie in un tentativo di superamento.
Bisogna rendersi conto che in questo modo si costruisce il reddito del
talento ricevuto e che la somma di tali acquisti, da parte di tutte
le anime in grazia, produce l'accrescimento complessivo del corpo mistico
di Cristo nella dottrina e nella virtù, nel tempo e nello spazio.
Soffrendo per il travaglio a cui la nostra consacrazione ci sottopone,
dobbiamo sentire il travaglio di Maria nel dare alla luce Gesù.
Al timore di non corrispondere deve unirsi il timore di perdere il
dono ricevuto della vocazione. Non esiste consacrazione che non sia
stata contrastata, che non abbia costato, prima o poi, delle autentiche
rinunzie, che non continui ad essere minacciata dal mondo esteriore
e dalle passioni che affiorano nel mondo inferiore.
Ogni mattina l'operaio deve partire alla conquista e alla difesa della
sua vocazione, la quale deve essere operante in lui, come il motore
nella fabbrica.
L'avviamento del motore avviene allorquando vengono pronunciate le parole
del Simbolo: «Noi crediamo in Dio Padre e lo ringraziarne per
la vocazione che ci diede... ». Il sentimento di riconoscenza
sale come incenso al cospetto di Dio e conduce l'anima a rinnovare la
consacrazione per il giorno che inizia.
Le opere della giornata, piccole o grandi al cospetto degli uomini,
ma sempre imbevute di sacrificio, hanno il significato di un'offerta
in olocausto che continua e rinnova la consacrazione operaia.
Mentre l'offerta si sviluppa durante le ore del giorno e della vita,
l'operaio deve continuamente controllarsi perché è troppo
fragile e prezioso il tesoro che gli è stato affidato, ripetendo
alla sua anima queste belle parole di una scrittrice norvegese:
«Ogni altro amore è come il riflesso del sole in una pozzanghera
della vita. Non puoi abbandonarti ad esso senza macchiarti; solo quanto
tu tenga sempre presente che non è che la pallida immagine di
una luce che viene da un mondo più alto, tua vera patria, soltanto
allora davanti ai tuoi occhi risplenderà un aureo fulgore che
tu guarderai bene dall'ottenebrare frugando nel torbido fondo ».
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