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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

<<ASSUMIT... SECUM>>

3 - L'assunzione da parte di Dio, o vocazione, è un dono che non deve insuperbire, ma piuttosto intimorire l'anima designata.
È il timore di Dio che passa, dello sposo che giunge nella notte ed esige che le anime in attesa abbiano delle lampade ricolme d'olio. Bisogna temere di trafficare poco e male il talento aureo ricevuto; nè basta, per conservarlo, di seppellirlo in un terreno di vita senza slanci. nauseante per la sua tiepidezza, spiritualmente vile e vuota.
Non è il caso di lamentarsi quando la Provvidenza usa chiedere, e specialmente alle anime consacrate, qualcosa di superiore alle forze di cui ciascuno crede di poter disporre.
La virtù richiede uno sforzo continuo, la tensione di tutte le energie in un tentativo di superamento.
Bisogna rendersi conto che in questo modo si costruisce il reddito del talento ricevuto e che la somma di tali acquisti, da parte di tutte le anime in grazia, produce l'accrescimento complessivo del corpo mistico di Cristo nella dottrina e nella virtù, nel tempo e nello spazio. Soffrendo per il travaglio a cui la nostra consacrazione ci sottopone, dobbiamo sentire il travaglio di Maria nel dare alla luce Gesù.

Al timore di non corrispondere deve unirsi il timore di perdere il dono ricevuto della vocazione. Non esiste consacrazione che non sia stata contrastata, che non abbia costato, prima o poi, delle autentiche rinunzie, che non continui ad essere minacciata dal mondo esteriore e dalle passioni che affiorano nel mondo inferiore.

Ogni mattina l'operaio deve partire alla conquista e alla difesa della sua vocazione, la quale deve essere operante in lui, come il motore nella fabbrica.
L'avviamento del motore avviene allorquando vengono pronunciate le parole del Simbolo: «Noi crediamo in Dio Padre e lo ringraziarne per la vocazione che ci diede... ». Il sentimento di riconoscenza sale come incenso al cospetto di Dio e conduce l'anima a rinnovare la consacrazione per il giorno che inizia.
Le opere della giornata, piccole o grandi al cospetto degli uomini, ma sempre imbevute di sacrificio, hanno il significato di un'offerta in olocausto che continua e rinnova la consacrazione operaia.

Mentre l'offerta si sviluppa durante le ore del giorno e della vita, l'operaio deve continuamente controllarsi perché è troppo fragile e prezioso il tesoro che gli è stato affidato, ripetendo alla sua anima queste belle parole di una scrittrice norvegese:
«Ogni altro amore è come il riflesso del sole in una pozzanghera della vita. Non puoi abbandonarti ad esso senza macchiarti; solo quanto tu tenga sempre presente che non è che la pallida immagine di una luce che viene da un mondo più alto, tua vera patria, soltanto allora davanti ai tuoi occhi risplenderà un aureo fulgore che tu guarderai bene dall'ottenebrare frugando nel torbido fondo ».

 

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GETSEMANI

capitolo VIII

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Et assumpto Petro, et duobus filiis Zebedaei>>
(Mt. 26, 37)

<<Et assumit Petrum, et Jacobum et Joannem secum>>
( Mc. 14, 33)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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