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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

IX

<<COEPIT CONTRISTARI>>

2 - Incomincia la tristezza e la mestizia di Gesù.
Il Figlio di Dio del quale i Vangeli non dicono mai che abbia riso, fu provato molte volte dal dolore durante la vita terrena la quale non fu sotto molti aspetti che una catena di ostacoli opposti alla sua missione redentrice, dalla nascita nella stalla di Betlemme fino a poco prima del Getsemani, quando Egli annunziò il tradimento di Giuda e la debolezza di Pietro.
Tali ostacoli suscitarono certamente una reazione dolorosa nel Cuore di Gesù che alcune volte apparve esternamente, come quando pianse per la morte di Lazzaro che Egli amava.

Ma non vi fu mai nel Cuore del Redentore una tragedia come quella del Getsemani a cui stiamo approssimandoci.
Ed è a questo Cuore che dobbiamo rivolgere anzitutto il nostro pensiero, cioè a quella capacità di amare e di soffrire che ogni uomo porta con sé e che trova in Gesù la sua sublimazione.
La tristezza e la mestizia di questa notte rappresentano una crisi dolorosa, la più grave, del Cuore di Gesù.
È del tutto logico che rivelandosi a distanza di secoli a Santa Margherita Maria, il Sacro Cuore le abbia chiesto di praticare l'Ora Santa a ricordo ed a conforto della sua agonia nell'orto perché là dove avvenne lo strazio ivi si rende necessaria la riparazione, cioè presso il Cuore divino.
Resi più accorti dalle rivelazioni di Paray le Monial siamo in grado di capire meglio la tragedia del Getsemani.
Bisogna partire dalla meditazione del Cuore che ha tanto amato gli uomini, tutti gli uomini, di un amore purissimo e cioè senza tornaconto.

Il Cuore di Gesù chiede di dare, soltanto di poter dare e non ha bisogno, per la sua gioia, di ricevere.
Fatte le debite proporzioni, è simile all'amore di una madre che è felice quando può darsi al figlio anche se il figlio è piccolo e non capisce, oppure se grande, ma ingrato e incomprensivo.
La radice profonda della tristezza e della mestizia di Gesù consiste adunque negli sbarramenti che il suo amore sta per incontrare, più grandi che mai, fino al folle tentativo operato da quegli stessi uomini che sono l'oggetto dell'amore, di arrestare per sempre le pulsazioni del suo Cuore.
Gesù che ha dato luce alle intelligenze e salute ai corpi, senza nulla chiedere, anzi rifiutando gli onori e le altre ricompense umane, ormai non potrà dare agli uomini se non la sua passione, dono sovraeminente, ma conclusivo.
Poi questo Cuore cesserà materialmente di battere, mentre contiene un infinito potenziale di amore...

L'incomprensione e la malvagità degli uomini straziano il Cuore divino che una cosa sola desiderava e desidera: di immettere nelle arterie di ogni anima il sangue della sua Grazia. Egli sembra esclamare:
<<O uomini, perché non vi lasciate amare da me ?>>.

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GETSEMANI

capitolo IX

Edizioni Operaie 1952

 

Per tornare a "Getsemani"

<< ...coepit contristari et maestus esse>>
(Mt. 26, 37)

<< ...et coepit pavere et taedere >>
( Mc. 14, 33)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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