2 - Incomincia
la tristezza e la mestizia di Gesù.
Il Figlio di Dio del quale i Vangeli non dicono mai che abbia riso,
fu provato molte volte dal dolore durante la vita terrena la quale non
fu sotto molti aspetti che una catena di ostacoli opposti alla sua missione
redentrice, dalla nascita nella stalla di Betlemme fino a poco prima
del Getsemani, quando Egli annunziò il tradimento di Giuda e
la debolezza di Pietro.
Tali ostacoli suscitarono certamente una reazione dolorosa nel Cuore
di Gesù che alcune volte apparve esternamente, come quando pianse
per la morte di Lazzaro che Egli amava.
Ma non vi fu mai nel Cuore del Redentore una tragedia come quella
del Getsemani a cui stiamo approssimandoci.
Ed è a questo Cuore che dobbiamo rivolgere anzitutto il nostro
pensiero, cioè a quella capacità di amare e di soffrire
che ogni uomo porta con sé e che trova in Gesù la sua
sublimazione.
La tristezza e la mestizia di questa notte rappresentano una crisi dolorosa,
la più grave, del Cuore di Gesù.
È del tutto logico che rivelandosi a distanza di secoli a Santa
Margherita Maria, il Sacro Cuore le abbia chiesto di praticare l'Ora
Santa a ricordo ed a conforto della sua agonia nell'orto perché
là dove avvenne lo strazio ivi si rende necessaria la riparazione,
cioè presso il Cuore divino.
Resi più accorti dalle rivelazioni di Paray le Monial siamo in
grado di capire meglio la tragedia del Getsemani.
Bisogna partire dalla meditazione del Cuore che ha tanto amato gli uomini,
tutti gli uomini, di un amore purissimo e cioè senza tornaconto.
Il Cuore di Gesù chiede di dare, soltanto di poter dare e non
ha bisogno, per la sua gioia, di ricevere.
Fatte le debite proporzioni, è simile all'amore di una madre
che è felice quando può darsi al figlio anche se il figlio
è piccolo e non capisce, oppure se grande, ma ingrato e incomprensivo.
La radice profonda della tristezza e della mestizia di Gesù consiste
adunque negli sbarramenti che il suo amore sta per incontrare, più
grandi che mai, fino al folle tentativo operato da quegli stessi uomini
che sono l'oggetto dell'amore, di arrestare per sempre le pulsazioni
del suo Cuore.
Gesù che ha dato luce alle intelligenze e salute ai corpi, senza
nulla chiedere, anzi rifiutando gli onori e le altre ricompense umane,
ormai non potrà dare agli uomini se non la sua passione, dono
sovraeminente, ma conclusivo.
Poi questo Cuore cesserà materialmente di battere, mentre contiene
un infinito potenziale di amore...
L'incomprensione e la malvagità degli uomini
straziano il Cuore divino che una cosa sola desiderava e desidera: di
immettere nelle arterie di ogni anima il sangue della sua Grazia. Egli
sembra esclamare:
<<O uomini, perché non vi lasciate amare da me ?>>.
fine 2° paragrafo......... 3° paragrafo