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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

IX

<<COEPIT CONTRISTARI>>

3 - Talora sulle anime scende la sera. Come al vespro tutte le ombre si allungano e sembrano invadere la terra per condurla nel dominio delle tenebre, così allora per le anime le difficoltà sembrano ingigantire, e piccoli indizi contrari si adergono come ostacoli preoccupanti, pericoli nascosti divengono palesi, uomini fidati appaiono in una luce di debolezza o di tradimento, la forza morale e fisica viene meno, la via che si batte appare rivolta verso un abisso.
In questi momenti nei quali il coraggio abbandona il cuore dell'uomo, un'angoscia invincibile ne attanaglia l'anima e ne scuote il corpo: è la paura.

Così si apre il dramma di Gesù, con la paura. Che il Signore del cielo e della terra possa essere triste lo comprendiamo; ma più difficile è intendere come Egli abbia potuto aver paura, se non pensando alla realtà della sua natura umana che era, come la nostra, soggetta alla marea del sentimento che talora sale quasi a sommergere l'intelligenza e la volontà.

Non vi è umiliazione più profonda per l'essere razionale di trovarsi in balìa di un meccanismo oscuro che non si può dominare anche volendo.
Non poteva il Redentore abbassarsi di più di quanto fece nell'orto sottoponendosi alla paura, tormento più grave di quanti altri ebbe a soffrire durante la passione, perché questi verranno dall'esterno, quella invece è una sofferenza che sale dalle profondità della sua natura umana.

Come per Gesù, così per ogni uomo, la paura si affaccia allorquando una prova reputata difficile e necessaria si approssima.
Alle difficoltà esterne, obiettive e previste, si aggiunge lo sconvolgimento del proprio essere che perde la serenità e la dolcezza così necessarie nel momento del pericolo.
L'uomo trova difficoltà a dominarsi, perde il controllo di sé, e sorge allora come grave tentazione la viltà, che spinge a fuggire.
Qualora il pericolo suggerisca la fuga, l'operaio pensi a Gesù che pur gravemente tentato dalla paura, non fuggì, ma lottò con violenza indicibile, con quell'assoluta padronanza di sé di cui diede continuamente prova durante la passione. Questa è la prima vittoria che ogni operaio deve realizzare nelle circostanze più difficili della sua vita: la padronanza di sé.

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GETSEMANI

capitolo IX

Edizioni Operaie 1952

 

Per tornare a "Getsemani"

<< ...coepit contristari et maestus esse>>
(Mt. 26, 37)

<< ...et coepit pavere et taedere >>
( Mc. 14, 33)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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