Società Operaia
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IN RICORDO DI LUIGI GEDDA (4° anniversario della sua morte)

Prendo una fotografia del febbraio 1955. Questa fotografia è un punto di riferimento del mio essere “operaio”.
Un po’ lontano nel tempo, ma non so rinunciarvi. Nella Cappella privata dell’Arcivescovo di Napoli, c’è un gruppo di giovani, quasi tutti dirigenti diocesani della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (Giac), un sacerdote, giovane anche lui, e il Cardinale Arcivescovo Marcello Mimmi. Occasione dell’incontro e della preghiera in comune era il riconoscimento del Reparto Operaio Diocesano (Rod) di Napoli.
Il Rod di Napoli veniva formalmente riconosciuto come reparto della Società Operaia fondata nel 1942 da Luigi Gedda. Una delle Opere, delle tante Opere fondate da Gedda, ma, a differenza di tutte le altre, pensata e voluta non per essere una struttura organizzativa, caratteristica mai perduta, anche oggi a sessant’anni dalla fondazione, ma per assicurare attraverso la spiritualità getsemanica fondata sulle parole di Gesù “Non mea voluntas sed tua fiat” (Lc 22,42) un incessante alimento spirituale per ogni anima impegnata “nella collaborazione all’apostolato gerarchico della Chiesa”.
Naturalmente Gedda mi era già noto da anni. Sapevo chi era, cosa faceva, ero nella Giac della quale Gedda era stato Presidente Nazionale dal 1934 al 1946; pur non essendo ancora elettore,avevo partecipato, a Napoli, al poderoso impegno dei Comitati Civici creati e organizzati da Gedda per scongiurare il pericolo che l’Italia, dove operava il più forte dei partiti comunisti del mondo occidentale,potesse finire nell’orbita del dominio sovietico. Mi ero avvicinato alla Società Operaia, avevo chiesto di farne parte ed avevo iniziato il percorso che anni dopo mi avrebbe portato ad essere “operaio”, ma non avevo mai incontrato di persona Luigi Gedda.
Questo incontro avvenne negli anni ’60, quando per il mio lavoro fui destinato a Roma. Presi contatto con il Rod partecipando all’ora getsemanica del giovedì. In quegli anni l’incontro avveniva nell’antica basilica e chiesa parrocchiale di S. Maria in Domenica, meglio conosciuta a Roma come Chiesa della Navicella, dalla navicella in marmo che troneggia sul basamento al centro dell’omonima fontana che fronteggia la chiesa. L’appuntamento era per le ore 21 e l’incontro si concludeva dopo un’ora di raccoglimento e preghiera. All’ora getsemanica della Navicella partecipava Luigi Gedda. E’ stato così che settimana dopo settimana, ho passato ore ed ore al suo fianco. Ore di silenzio, di raccoglimento, di preghiera. Rosario, coroncine operaie, via crucis, letture, meditazione getsemanica. Il modo migliore per essere con Gesù nel Getsemani, senza conferenze, senza incontri, senza discorsi di alcun genere.
Percepisco così un Gedda poco conosciuto, completamente fuori dalla vita ufficiale, dalla vita di lavoro, di scienziato, di scrittore. Vedo solo il Gedda operaio a fianco di altri operai convenuti nella sera, direi nella notte romana, per essere con Gesù in un ideale Getsemani.
La prima parte dell’ora getsemanica trascorre in preghiera nella suggestiva atmosfera della Basilica; seguiamo poi la Via Crucis e dopo l’ultima stazione scendiamo nella cripta per incontrare la statua di Gesù Agonizzante. Siamo a due passi dal giardino del Convento dei SS. Giovanni e Paolo dei PP. Passionisti dove l’ispirazione dello Spirito Santo diede vita alla realizzazione della Società Operaia e la statua della cripta è la fedele riproduzione di quella “incontrata” nel 1940 da Luigi Gedda proprio nel Giardino dei Padri Passionisti, ai quali era stata donata nel 1931 dal Papa Pio XI.
Gedda in preghiera, con pochi fratelli, lontano da piazze affollate, da aule colme di studenti attenti alle sue lezioni, da complesse e lunghe riunioni, è stata per me la spiegazione della sua inesauribile forza nell’attraversare un secolo di vita dell’Italia e della Chiesa italiana. E’ stata una spiegazione, per me che ne conoscevo solo gli aspetti esteriori, ma ho capito che era , ed è un profondo insegnamento per chi voglia essere impegnato nelle opere restando fortemente radicato nella fede e nella Chiesa.
Luigi ha indicato concretamente quello che il suo successore, Marcello Mannella, ha ripetuto agli operai di oggi dicendo che la Società Operaia è chiamata ad un “lavoro di ginocchia”.
Nel Getsemani, ripetendo le parole di Gesù che furono il centro della vita di Gedda: “Non mea voluntas sed tua fiat”.

 


A. Cerino

Luigi Gedda, Operaio di Cristo

Ed. Orizzonte Medico

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