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Lettera del Presidente - marzo/aprile 2005
Carissimi/e,
nell’ultima bimestrale c’eravamo lasciati con qualche interrogativo per riflettere sulla grandezza della nostra vocazione operaia, equiparata, come abbiamo visto, a quella dei grandi Ordini religiosi. Ci chiedevamo perché e a che cosa era dovuto questo riconoscimento pontificio, che nella Chiesa è un privilegio di non poco conto. Con quali credenziali il nostro Luigi si è presentato alla madre Chiesa ed ha fatto richiesta per un tale riconoscimento? Almeno tre erano le sue credenziali: 1. la santità conseguita attraverso la meditazione e l’approfondimento del Mistero dell’Agonia di Cristo nel Getsemani (in altre parole: la spiritualità getsemanica); 2. la fedeltà al Magistero, che si traduce in obbedienza concreta al Papa in ogni sua direttiva (e in questo l’esempio di vita offerto dal nostro Luigi era molto eloquente); 3. le opere di apostolato (Luigi al suo attivo ne poteva contare tantissime, ma avremo modo di tornare su queste). Per il primo punto le credenziali concrete che la nostra piccola Associazione laicale può vantare si chiamano: Beato Alberto Marvellii, Serva di Dio Maria Gedda, Gino Pistoni, del quale si è chiuso il processo diocesano ad Ivrea, Lorenzo Grillo, Giuseppe Rovera, Renato Sclarandi, Pierino Martinengo, Bruno Gaiga, Sandro Toppino, Giuseppe Bertinotti, Giuseppe Sbodio, Pietro Paoluzzi, Alberto Abrate, Domenico Giusto, Francesco Dettori, Pierino Ambrogio, Carlo Ceriana i cui profili biografici si possono leggere sul libro scritto da Luigi dal titolo Vent’anni, Ed. Operaie. E’ ben vero che non di tutti sono stati aperti processi diocesani o avviato cause di beatificazione, ma dal momento ch’essi si trovano a godere della visione beatificante di Dio, già partecipano della Sua santità e pregano per tutti noi e ci stimolano a mantenerci fedeli alla nostra vocazione e a condividere con altri questa ricchezza che promana da Dio per salvare l’uomo. Per quanto riguarda il secondo punto bisogna tener presente una data. Il Decreto di riconoscimento della nostra Associazione porta la data del 19 Marzo 1981 e a quel periodo il nostro fondatore aveva già dato ampia testimonianza di che cosa volesse dire “servire la Chiesa e il Papa con il cuore ardente dei primi cristiani”. Chi ignora i rapporti di fedeltà intercorsi tra Luigi Gedda e Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II? Per i primi due Papi parlano da sole le numerosissime (ben 90!) udienze avute per superare i tempi tristi della guerra e del dopo guerra. Per i successivi Papi è sufficiente segnalare il riserbo obbediente con cui Luigi si ritirò dalla scena dell’A.C. e della politica, senza mai nulla vantare e pretendere per quello che aveva fatto per i giovani, per gli uomini di A.C. e, in politica, per la D.C. durante le elezioni del 1948. Non credo affatto di esagerare se affermo che la libertà di cui gode oggi la nostra Italia la dobbiamo in gran parte anche a Luigi Gedda. Per il terzo punto, se guardo le opere che ha realizzato l’Operaio Luigi Gedda, ho soltanto l’imbarazzo della scelta e siccome non voglio incorrere nell’insulto della memoria, ne citerò soltanto due, più una terza, che ci riguardano da vicino: i due Getsemani, di Casale Corte Cerro e di Paestum, e il terzo, incompiuto, di Gerusalemme. Per tutte le altre opere cito solo il bell’articolo scritto dal Dottor R. Leuzzi (nota n.6). Qual’è l’importanza storica e pratica di queste tre opere citate? Tralascio quella di Gerusalemme perché rimasta incompiuta per circostanze e situazioni non dovute alla volontà diretta di Luigi. Ma non posso tacere il ruolo importante che hanno esercitato gli altri due Getsemani nella nostra storia di Associazione laicale. Innanzi tutto perché Luigi le ha volute? La risposta è semplice e lungimirante nello stesso tempo: dovevano essere due centri di spiritualità e due scuole di formazione cristiana permanente per i giovani e per le future generazioni. Un centro di spiritualità voleva dire dare l’opportunità agli spiriti stanchi di rinfrancarsi, di sostare qualche giorno ai piedi del Maestro, di riprendere forza ed energie da impiegare per il Regno di Dio attraverso corsi di Esercizi Spirituali, giornate di studio, seminari di aggiornamento, ecc. Un centro di formazione cristiana permanente voleva dire preparare per le generazioni future personaggi capaci di affrontare le sfide tecnologiche, politiche e sociali con principi cristiani atti a servire l’uomo in modo più dignitoso e più rispondenti al suo essere di figlio di Dio. Non entro nel merito della realizzazione di questi due obiettivi, ma certamente moltissimi, tra quelle mura, hanno trovato pace per la loro anima, soluzioni ai molteplici problemi, serenità per i loro rapporti umani e con Dio, forza per superare le immancabili difficoltà che travagliano la vita di ogni uomo. Molti giovani poi avranno attinto ai principi cristiani quelle direttive che li hanno animati e stimolati per perseguire obiettivi capaci di migliorare la qualità e le condizioni di vita umana. Nel merito soltanto la sapienza e la scienza di Dio, che penetra nella coscienza dell’uomo, possono entrarvi di diritto e con piena cognizione di causa. Noi possiamo ammirarne i risultati ed esaltare l’opera di Dio in coloro che più hanno risposto responsabilmente a questa possibilità che si offriva loro attraverso quelle strutture. Vorrei qui lanciare una proposta in merito a una di
quelle due opere e precisamente in modo particolare per
il Getsemani di Casale Corte Cerro. Quando avremo esaurito queste strade,
ce ne rimarrà sempre una maestra in tutto: la Provvidenza. Non
è da sottovalutare.
Se ci adopereremo in questo modo, realizzeremo quello che il Decreto del Consiglio per i Laici auspicava nella sua conclusione: “…i membri dell’Associazione compiano sempre opere di bene dirette ad onorare Dio…” L’opera principe della nostra Associazione è appunto promuovere il Regno di Dio, la conoscenza della devozione di Gesù agonizzante per confortarne i dolori e santificare gli aderenti. Concludo. Fratelli e sorelle mie, queste sono le nostre credenziali che ci permettono di vivere nella Chiesa in un modo del tutto particolare e speciale. Queste sono le credenziali di cui ci ha fornito il nostro Fondatore per stare all’interno della Chiesa vivendo, come Luigi diceva, nel nostro monastero aperto da Operai di Cristo e da veri “monaci” impegnati nella diffusione e costruzione del Regno di Dio. Come possiamo mancare a questo impegno? Come potremo mai ringraziare la Provvidenza che così amabilmente ci ha attirati all’interno del Getsemani per farci partecipi dell’opera redentiva del Cristo? Nel suo testamento spirituale Luigi scriveva: “…Il più grande dono che Dio mi ha fatto è stato quello di conoscere e di coltivare in me stesso e in altri la spiritualità getsemanica”. Questo stesso grande dono Dio ha voluto fare a ciascuno di noi: siamone degni e riconoscenti per tutta la vita che ci resta da vivere e per l’eternità che ci accoglierà. Questa bimestrale, un po’ insolita
dalle precedenti e notevolmente più lunga, vi perverrà nel
periodo che precede la Pasqua. Vorrei allora aggiungere il mio augurio
e il mio invito ad entrare con uno spirito più risoluto nel Getsemani
e a sostare con più fermezza e coscienza vicino a Gesù che
soffre. Qualche tempo fa un Operaio di Roma mi scriveva una sua riflessione
sotto forma di preghiera che io non esito a condividere con voi perché
la facciamo nostra e la presentiamo a Dio Padre perché compia anche
in noi la Sua volontà così come l’ha compiuta nel
Suo Figlio Gesù: “Signore, il Getsemani non è mai
stato, e non è un luogo affollato. Aiuta noi di Società
Operaia ad essere vicini a Gesù nel momento in cui si consegna
alla Tua Volontà”.
A voi e alle vostre famiglie il mio augurio più cordiale di Buona Pasqua. In Gesù sofferente e gioiosamente risorto, vostro
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