E’ doveroso innanzi tutto un saluto cordiale al ROD di Roma che
oggi si è riunito per la giornata di ritiro. Così hanno
la possibilità di conoscere in anteprima il nuovo Presidente
eletto proprio ieri. E’ uno dei cinque cirenei incaricati di portare
avanti l’eredità di Luigi, eredità però che
appartiene a tutti gli Operai.
Doveroso da parte mia, ed esprimo anche a nome degli altri quattro,
un grazie per la fiducia che ci accordate in quest’incarico.
Incarico che noi assumiamo prima di tutto come servizio da prestare
a tutti i fratelli. Di questo siamo ben consci e questo ce lo siamo
detti fin dal nostro primo incontro in questi E.S.
Anche il carissimo Padre Tarcisio, questa mattina, nell’omelia
della santa Messa, ha sottolineato questo aspetto di servizio che nella
Chiesa viene espletato a tutti i livelli dalla gerarchia ecclesiastica.
Comincio dunque con il presentarvi i personaggi del Consiglio Nazionale.
(Chiedo scusa se parlo disordinatamente e a braccio, come si suol dire,
ma non ho preparato alcun discorso, quindi ciò che vi dirò,
lo dico così semplicemente, col cuore in mano e senza alcuna
pretesa).
Gli eletti dunque sono: il Capo ROD di Roma, Ildo AVETTA, che tutti
conoscete molto bene; l’Avv. Vincenzo DORSA, Capo ROD di Napoli;
il Prof. Mario DI RAIMONDO, Capo ROD di Noto, in Sicilia; il Prof. Costantino
MARONGIU, rappresentante del ROD di Cagliari; e infine il sottoscritto
Marcello MANNELLA, Capo ROD di Torino. Eredità questa lasciatami
dal carissimo Carlo Rossato a cui tanto devo per esperienza, sacrificio,
buon esempio e abnegazione nel condurre il ROD torinese.
Ho 58 anni e penso di essere il più giovane dei cinque eletti
e forse è per questo che mi hanno eletto Presidente. Chi volesse
stabilire qualche confronto tra la figura del Prof. Gedda e me, avrebbe
certamente notevolissime difficoltà.
Ve ne accenno solo qualcuna. Se qualcuno ha letto il breve
profilo tracciato dal Dr. Rocco Leuzzi sulla rivista Quaderni, che
ha distribuito personalmente in questi giorni, e ha letto il rimando
alla nota n.2 come accenni biografici, avrà notato che lunga
sequenza di titoli e benemerenze ha acquisito il Prof. Gedda nella sua
non breve vita di scienziato, di uomo e di cristiano.
I miei titoli si fermano ad un semplice Maestro elementare, ruolo peraltro
che non ho mai esercitato perché i casi della vita così
hanno disposto. Anche sulla rivista Cristianità, a firma Marco
Invernizzi, sul numero di Luglio di quest’anno, è apparso
un articolo sulla figura di Luigi Gedda veramente splendido sia per
le notizie sia per la ricca documentazione bibliografica che fornisce
nelle note. Alla fine di quella lettura non si può far a meno
di concludere che veramente Luigi Gedda era proprio un vulcano di Dio.
Il sottoscritto non è e non ha niente di tutto questo. E non
lo dico per modestia o per umiltà, ma perché è
la verità. Quindi non aspettatevi grandi cose, grandi disegni,
perché povero è lo strumento a cui avete affidato l’incarico.
Mi incoraggiano però due cose in questa mia accettazione. La
prima è la constatazione che Dio ordinariamente si serve di piccoli
strumenti per fare qualcosa di buono. La seconda è una frase
di Luigi che a Casale Corte Cerro, durante il corso degli Esercizi Spirituali
del 1980, a commento dell’art. 12 dello Statuto,
diceva:
“La Società Operaia deve essere servita sempre con molto
zelo da chi le appartiene e la ama”.
Ora tutti noi apparteniamo e amiamo la Società Operaia quindi
la dobbiamo servire “con molto zelo”. Dico ‘dobbiamo’
perché tutti noi abbiamo scelto liberamente di aderire a questo
Movimento e a questa spiritualità.
All’inizio del nostro Simbolo noi diciamo “grazie”
a Dio Padre “per la vocazione che ci diede”. Commentando
questa frase del Simbolo, qualche anno fa in un opuscolo donato ai Capi
ROD negli Esercizi Spirituali del 96 qui a Roma, scrivevo che Dio ha
dato a ciascuno di noi almeno tre vocazioni.
Una prima vocazione è quella alla vita. Questa nessuno se la
può dare o la può pretendere: esistiamo e ringraziamo
di esistere. Una seconda vocazione è costituita dalla chiamata
alla vita cristiana. Ed anche questa ce la siamo trovata tra le mani
una volta che siamo cresciuti e ci siamo resi conto che eravamo stati
battezzati, senza essere interpellati. Ma siamo riconoscenti a coloro
che ci hanno messo in questa fortunata condizione. La terza vocazione
è quella della chiamata alla Società Operaia.
A questa abbiamo risposto noi liberamente quando ci è stato proposto
di vivere il Vangelo in modo più forte, più vicino a Gesù,
con una spiritualità che nutrisse e formasse la nostra anima
alla scuola di ciò che Gesù ha vissuto nel Getsemani.
Questa libertà noi ora la esercitiamo amando e servendo la Società
operaia con le nostre capacità migliori, con la nostra testimonianza
coerente e uno stile di vita che ci deve distinguere dagli altri Movimenti
laicali esistenti nella Chiesa. Al momento dunque io non mi preoccupo
di cosa farò, di cosa dovrò dire o dovrò inventare
perché la nostra Società Operaia cammini e viva il suo
impegno cristiano.
Tutti noi siamo impegnati, e sottolineo, liberamente a prestare questo
servizio amoroso e premuroso alla Società Operaia.
Dicevo prima con uno stile di vita che deve distinguerci dagli altri
Movimenti. Anche in questo caso mi viene in aiuto una consegna che Luigi
aveva dato agli Operai già nel 1943 e che ho trovato citata nel
libro del Prof. Maltarello “Immagine di Luigi Gedda”.
Scrive Nino Bagella, autore di questo ricordo di Luigi:
“Luigi Gedda…dava agli aderenti alla Società Operaia…la
consegna ad essere concreti, onesti, silenziosi e cordiali”.
Guardate che stile di vita!
Concreti, quindi non testa e piedi per aria, ma piedi a terra e testa
sul collo. Non bisogna sognare, occorre concretezza di vita.
Onesti: è importante, soprattutto nella società d’oggi
dove ne capitano tante; dove tanti gridano trasparenza e linearità
e magari poi dimostrano equivocità e mistificazione.
Silenziosi, di quel silenzio di San Giuseppe che ha mai detto niente,
eppure ha fatto scrivere migliaia di libri e riflessioni sul suo silenzio
che costruisce, un silenzio che dà.
Cordiali, non musoni, non tristi; cordiali, aperti, sinceri, leali.
Mi permetto di aggiungere ancora una caratteristica, che ricavo sempre
dal pensiero di Luigi: la fedeltà. Essere fedeli al nostro spirito
di Operai, di Operai del Vangelo, di gente che s’impegna a testimoniare
il Vangelo, a viverlo.
Non dobbiamo mica fare altro, non andiamo a cercare altro. Noi abbiamo
creduto che il modo migliore per vivere il Vangelo e il modo migliore
per realizzare la nostra santità fosse quello di seguire la spiritualità
getsemanica. Quindi abbiamo scelto questo strumento, questa vocazione,
questa via; dobbiamo essere fedeli per realizzarla, essere fedeli e
coerenti con noi stessi.
Allora, e vado alla conclusione, siccome io sono il Presidente, ma di
che cosa? Di una società operaia. E voi siete? Gli Operai, ovviamente.
Tutto quello che vi prometto è molto, tanto lavoro.
E il primo lavoro che vi dò, seduta stante, è che vorrei
che voi veramente mi aiutaste e mi diceste che cosa o come voi vorreste
la Società Operaia. Cosa fareste voi come operai se foste qui
al posto mio.
Mandatemi le vostre impressioni, prendetene pure nota su un pezzo di
carta o sull’agenda, vi dò il mio indirizzo, dovete mandarmi
i vostri suggerimenti, le vostre sensazioni, le vostre riflessioni,
le vostre meditazioni, tenendo però i piedi per terra, alla Casella
Postale 69 – 10044 PIANEZZA.
Questo è quindi il primo compito: scrivetemi, suggeritimi quello
che volete purchè si realizzi quello che è il carisma
che Luigi ha ricevuto, con la sua disponibilità, dallo Spirito
Santo.
Noi non siamo come un fungo che è nato improvvisamente, siamo
un qualcosa che è stato pensato e meditato dall’eternità,
per questo tempo.
Non abbiamo delle pretese, non sono dei vanti, non è una millanteria:
ognuno di noi è stato progettato da Dio dall’eternità,
quindi cerchiamo veramente di dare una risposta forte a questo carisma,
a questa spiritualità che abbiamo ricevuto, non solo per conservarla
grettamente, ma proprio per svilupparla, per divulgarla, per farla conoscere
e soprattutto per farla vivere.
La seconda cosa che vi chiedo è un altro tipo di lavoro, un lavoro
che il Card. Schuster chiama “il lavoro delle ginocchia”.
Tante cose si ottengono solo con la preghiera. La preghiera è
una forza, un’arma micidiale contro il demonio e ottiene da Dio
quella grazia, quella forza necessaria per superare le difficoltà.
Ce ne saranno, per carità.
Ma io non sono solo: ci siete tutti voi, soprattutto c’è
lo spirito, adesso più impegnato che mai, di Luigi e di Mary.
Ella che ci ha già preceduti in questo cammino di santità,
ci darà senz’altro una mano per continuare a costruire
la nostra Società Operaia.
Non vi chiedo altro, non vi dico altro: aiutatemi con la vostra preghiera.
Sapete che lo strumento è quello che è, che ha i suoi
limiti; prendetelo così com’è. Ringraziamo tutti
insieme lo Spirito Santo, però rimbocchiamoci le maniche.
Vi auguro buon lavoro e un buon ritorno alle vostre case. Non dimenticate
quello che vi ho detto e ripetetelo agli Operai del vostro ROD e cominciate
veramente a fare questa campagna di preghiera.