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Lettera del Presidente - ottobre 2001

PRESIDENZA NAZIONALE

Pater, non mea voluntas sed tua fiat!

Il saluto del neo Presidente Marcello Mannella (R.o.d. di Torino).

E’ doveroso innanzi tutto un saluto cordiale al ROD di Roma che oggi si è riunito per la giornata di ritiro. Così hanno la possibilità di conoscere in anteprima il nuovo Presidente eletto proprio ieri. E’ uno dei cinque cirenei incaricati di portare avanti l’eredità di Luigi, eredità però che appartiene a tutti gli Operai.

Doveroso da parte mia, ed esprimo anche a nome degli altri quattro, un grazie per la fiducia che ci accordate in quest’incarico.
Incarico che noi assumiamo prima di tutto come servizio da prestare a tutti i fratelli. Di questo siamo ben consci e questo ce lo siamo detti fin dal nostro primo incontro in questi E.S.
Anche il carissimo Padre Tarcisio, questa mattina, nell’omelia della santa Messa, ha sottolineato questo aspetto di servizio che nella Chiesa viene espletato a tutti i livelli dalla gerarchia ecclesiastica.
Comincio dunque con il presentarvi i personaggi del Consiglio Nazionale. (Chiedo scusa se parlo disordinatamente e a braccio, come si suol dire, ma non ho preparato alcun discorso, quindi ciò che vi dirò, lo dico così semplicemente, col cuore in mano e senza alcuna pretesa).

Gli eletti dunque sono: il Capo ROD di Roma, Ildo AVETTA, che tutti conoscete molto bene; l’Avv. Vincenzo DORSA, Capo ROD di Napoli; il Prof. Mario DI RAIMONDO, Capo ROD di Noto, in Sicilia; il Prof. Costantino MARONGIU, rappresentante del ROD di Cagliari; e infine il sottoscritto Marcello MANNELLA, Capo ROD di Torino. Eredità questa lasciatami dal carissimo Carlo Rossato a cui tanto devo per esperienza, sacrificio, buon esempio e abnegazione nel condurre il ROD torinese.

Ho 58 anni e penso di essere il più giovane dei cinque eletti e forse è per questo che mi hanno eletto Presidente. Chi volesse stabilire qualche confronto tra la figura del Prof. Gedda e me, avrebbe certamente notevolissime difficoltà.
Ve ne accenno solo qualcuna. Se qualcuno ha letto il breve profilo tracciato dal Dr. Rocco Leuzzi sulla rivista Quaderni, che ha distribuito personalmente in questi giorni, e ha letto il rimando alla nota n.2 come accenni biografici, avrà notato che lunga sequenza di titoli e benemerenze ha acquisito il Prof. Gedda nella sua non breve vita di scienziato, di uomo e di cristiano.
I miei titoli si fermano ad un semplice Maestro elementare, ruolo peraltro che non ho mai esercitato perché i casi della vita così hanno disposto. Anche sulla rivista Cristianità, a firma Marco Invernizzi, sul numero di Luglio di quest’anno, è apparso un articolo sulla figura di Luigi Gedda veramente splendido sia per le notizie sia per la ricca documentazione bibliografica che fornisce nelle note. Alla fine di quella lettura non si può far a meno di concludere che veramente Luigi Gedda era proprio un vulcano di Dio.

Il sottoscritto non è e non ha niente di tutto questo. E non lo dico per modestia o per umiltà, ma perché è la verità. Quindi non aspettatevi grandi cose, grandi disegni, perché povero è lo strumento a cui avete affidato l’incarico.
Mi incoraggiano però due cose in questa mia accettazione. La prima è la constatazione che Dio ordinariamente si serve di piccoli strumenti per fare qualcosa di buono. La seconda è una frase di Luigi che a Casale Corte Cerro, durante il corso degli Esercizi Spirituali del 1980, a commento dell’art. 12 dello Statuto, diceva:
“La Società Operaia deve essere servita sempre con molto zelo da chi le appartiene e la ama”.
Ora tutti noi apparteniamo e amiamo la Società Operaia quindi la dobbiamo servire “con molto zelo”. Dico ‘dobbiamo’ perché tutti noi abbiamo scelto liberamente di aderire a questo Movimento e a questa spiritualità.

All’inizio del nostro Simbolo noi diciamo “grazie” a Dio Padre “per la vocazione che ci diede”. Commentando questa frase del Simbolo, qualche anno fa in un opuscolo donato ai Capi ROD negli Esercizi Spirituali del 96 qui a Roma, scrivevo che Dio ha dato a ciascuno di noi almeno tre vocazioni.
Una prima vocazione è quella alla vita. Questa nessuno se la può dare o la può pretendere: esistiamo e ringraziamo di esistere. Una seconda vocazione è costituita dalla chiamata alla vita cristiana. Ed anche questa ce la siamo trovata tra le mani una volta che siamo cresciuti e ci siamo resi conto che eravamo stati battezzati, senza essere interpellati. Ma siamo riconoscenti a coloro che ci hanno messo in questa fortunata condizione. La terza vocazione è quella della chiamata alla Società Operaia.
A questa abbiamo risposto noi liberamente quando ci è stato proposto di vivere il Vangelo in modo più forte, più vicino a Gesù, con una spiritualità che nutrisse e formasse la nostra anima alla scuola di ciò che Gesù ha vissuto nel Getsemani.
Questa libertà noi ora la esercitiamo amando e servendo la Società operaia con le nostre capacità migliori, con la nostra testimonianza coerente e uno stile di vita che ci deve distinguere dagli altri Movimenti laicali esistenti nella Chiesa. Al momento dunque io non mi preoccupo di cosa farò, di cosa dovrò dire o dovrò inventare perché la nostra Società Operaia cammini e viva il suo impegno cristiano.
Tutti noi siamo impegnati, e sottolineo, liberamente a prestare questo servizio amoroso e premuroso alla Società Operaia.

Dicevo prima con uno stile di vita che deve distinguerci dagli altri Movimenti. Anche in questo caso mi viene in aiuto una consegna che Luigi aveva dato agli Operai già nel 1943 e che ho trovato citata nel libro del Prof. Maltarello “Immagine di Luigi Gedda”.
Scrive Nino Bagella, autore di questo ricordo di Luigi:
“Luigi Gedda…dava agli aderenti alla Società Operaia…la consegna ad essere concreti, onesti, silenziosi e cordiali”.
Guardate che stile di vita!
Concreti, quindi non testa e piedi per aria, ma piedi a terra e testa sul collo. Non bisogna sognare, occorre concretezza di vita.
Onesti: è importante, soprattutto nella società d’oggi dove ne capitano tante; dove tanti gridano trasparenza e linearità e magari poi dimostrano equivocità e mistificazione.
Silenziosi, di quel silenzio di San Giuseppe che ha mai detto niente, eppure ha fatto scrivere migliaia di libri e riflessioni sul suo silenzio che costruisce, un silenzio che dà.
Cordiali, non musoni, non tristi; cordiali, aperti, sinceri, leali.
Mi permetto di aggiungere ancora una caratteristica, che ricavo sempre dal pensiero di Luigi: la fedeltà. Essere fedeli al nostro spirito di Operai, di Operai del Vangelo, di gente che s’impegna a testimoniare il Vangelo, a viverlo.
Non dobbiamo mica fare altro, non andiamo a cercare altro. Noi abbiamo creduto che il modo migliore per vivere il Vangelo e il modo migliore per realizzare la nostra santità fosse quello di seguire la spiritualità getsemanica. Quindi abbiamo scelto questo strumento, questa vocazione, questa via; dobbiamo essere fedeli per realizzarla, essere fedeli e coerenti con noi stessi.

Allora, e vado alla conclusione, siccome io sono il Presidente, ma di che cosa? Di una società operaia. E voi siete? Gli Operai, ovviamente. Tutto quello che vi prometto è molto, tanto lavoro.
E il primo lavoro che vi dò, seduta stante, è che vorrei che voi veramente mi aiutaste e mi diceste che cosa o come voi vorreste la Società Operaia. Cosa fareste voi come operai se foste qui al posto mio.
Mandatemi le vostre impressioni, prendetene pure nota su un pezzo di carta o sull’agenda, vi dò il mio indirizzo, dovete mandarmi i vostri suggerimenti, le vostre sensazioni, le vostre riflessioni, le vostre meditazioni, tenendo però i piedi per terra, alla Casella Postale 69 – 10044 PIANEZZA.
Questo è quindi il primo compito: scrivetemi, suggeritimi quello che volete purchè si realizzi quello che è il carisma che Luigi ha ricevuto, con la sua disponibilità, dallo Spirito Santo.
Noi non siamo come un fungo che è nato improvvisamente, siamo un qualcosa che è stato pensato e meditato dall’eternità, per questo tempo.
Non abbiamo delle pretese, non sono dei vanti, non è una millanteria: ognuno di noi è stato progettato da Dio dall’eternità, quindi cerchiamo veramente di dare una risposta forte a questo carisma, a questa spiritualità che abbiamo ricevuto, non solo per conservarla grettamente, ma proprio per svilupparla, per divulgarla, per farla conoscere e soprattutto per farla vivere.
La seconda cosa che vi chiedo è un altro tipo di lavoro, un lavoro che il Card. Schuster chiama “il lavoro delle ginocchia”.
Tante cose si ottengono solo con la preghiera. La preghiera è una forza, un’arma micidiale contro il demonio e ottiene da Dio quella grazia, quella forza necessaria per superare le difficoltà. Ce ne saranno, per carità.
Ma io non sono solo: ci siete tutti voi, soprattutto c’è lo spirito, adesso più impegnato che mai, di Luigi e di Mary. Ella che ci ha già preceduti in questo cammino di santità, ci darà senz’altro una mano per continuare a costruire la nostra Società Operaia.
Non vi chiedo altro, non vi dico altro: aiutatemi con la vostra preghiera. Sapete che lo strumento è quello che è, che ha i suoi limiti; prendetelo così com’è. Ringraziamo tutti insieme lo Spirito Santo, però rimbocchiamoci le maniche.
Vi auguro buon lavoro e un buon ritorno alle vostre case. Non dimenticate quello che vi ho detto e ripetetelo agli Operai del vostro ROD e cominciate veramente a fare questa campagna di preghiera.

Grazie.


Marcello

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il saluto

 

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