Società Operaia
Vita Operaia
 
Gesù Orante - Cripta del Getsemani di Paestum
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Lettera dell'Assistente della S.O.

Roma, Festa di san Giuseppe 2006

Caro Marcello,

accogliendo il tuo invito, mi rivolgo a te e a tutta la Società Operaia per ringraziarvi della stima che avete nei miei riguardi e della fiducia che riponete in me.
I molti anni che abbiamo trascorso insieme, mi hanno consentito di venire in contatto con tutti voi sia attraverso gli incontri per i ritiri o gli esercizi spirituali sia attraverso la rivista Tabor, che mi ricorda i frequenti colloqui con la Serva di Dio Mary e suo fratello Luigi.
Entrambi sono stati lo strumento del Signore per la diffusione della spiritualità getsemanica, carisma che ci identifica nella Chiesa come "vigilanti e oranti" soprattutto nelle ore dell'oscurità, quando la "tentazione" sembra travolgere tutto.
Luigi, che pur conosceva l'ora dei trionfi e dei successi, sapeva che essa non è mai disgiunta dall'ora del tradimento e dell'abbandono.

E' con questo suo "realismo" che noi proseguiamo sul nostro cammino, confortati dalle parole di Benedetto XVI nella sua recente Enciclica Deus caritas est.
Egli afferma che "nella morte di Gesù in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo - amore, questo, nella sua forma più radicale".
Il Getsemani non è esplicitamente nominato, ma rimane pur sempre il luogo e il momento dell'agonia connessa con quella morte.
Proprio nel contesto dell'agonia, "quel volgersi di Dio contro se stesso" non traduce forse le espressioni di Gesù: "Padre, se possibile, passi da me questo calice" e "Non la mia, ma la tua volontà sia fatta" ? (n.12).
Questa comunione di volontà di Gesù con quella del Padre, inoltre, non suppone anche la loro comunione nell'amore, che Benedetto XVI pone di fronte al nostro sguardo?
"La volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall'esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all'esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso.
Allora cresce l'abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr. Sal. 73, 23-28)" (n.17).

Questa esperienza dell'intimità con Dio mi richiama una riflessione di Giovanni Paolo II su san Giuseppe, patrono, con Maria Assunta, della Società Operaia.
Egli diceva: "E' noto che lo Sposo di Maria, Madre di Dio, fu in modo particolare testimone della vicinanza di Dio.
Conviene che noi impariamo da lui come si vive questa vicinanza in modo degno di colui che si è avvicinato a noi".
Ed è detto tutto.

Penso che questo possa essere uno stimolante augurio pasquale, che di cuore rivolgo agli Assistenti spirituali, ai Capi R.O.D. e a tutti i componenti dei rispettivi Reparti.

Vostro nel Signore

P. Tarcisio Stramare, O.S.J.

 


 

Per la

Santa Pasqua 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.societaoperaia.org