accogliendo il tuo invito, mi rivolgo a te e a tutta
la Società Operaia per ringraziarvi della stima che avete nei
miei riguardi e della fiducia che riponete in me.
I molti anni che abbiamo trascorso insieme, mi hanno consentito di venire
in contatto con tutti voi sia attraverso gli incontri per i ritiri o
gli esercizi spirituali sia attraverso la rivista Tabor, che
mi ricorda i frequenti colloqui con la Serva di Dio Mary e suo fratello
Luigi.
Entrambi sono stati lo strumento del Signore per la diffusione della
spiritualità getsemanica, carisma che ci identifica nella Chiesa
come "vigilanti e oranti" soprattutto nelle ore dell'oscurità,
quando la "tentazione" sembra travolgere tutto.
Luigi, che pur conosceva l'ora dei trionfi e dei successi, sapeva che
essa non è mai disgiunta dall'ora del tradimento e dell'abbandono.
E' con questo suo "realismo" che noi proseguiamo
sul nostro cammino, confortati dalle parole di Benedetto XVI nella sua
recente Enciclica Deus caritas est.
Egli afferma che "nella morte di Gesù in croce si compie
quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per
rialzare l'uomo e salvarlo - amore, questo, nella sua forma più
radicale".
Il Getsemani non è esplicitamente nominato, ma rimane pur sempre
il luogo e il momento dell'agonia connessa con quella morte.
Proprio nel contesto dell'agonia, "quel volgersi di Dio contro
se stesso" non traduce forse le espressioni di Gesù: "Padre,
se possibile, passi da me questo calice" e "Non la mia, ma
la tua volontà sia fatta" ? (n.12).
Questa comunione di volontà di Gesù con quella del Padre,
inoltre, non suppone anche la loro comunione nell'amore, che Benedetto
XVI pone di fronte al nostro sguardo?
"La volontà di Dio non è più per me una volontà
estranea, che i comandamenti mi impongono dall'esterno, ma è
la mia stessa volontà, in base all'esperienza che, di
fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso.
Allora cresce l'abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr.
Sal. 73, 23-28)" (n.17).
Questa esperienza dell'intimità con Dio mi
richiama una riflessione di Giovanni Paolo II su san Giuseppe, patrono,
con Maria Assunta, della Società Operaia.
Egli diceva: "E' noto che lo Sposo di Maria, Madre di Dio, fu in
modo particolare testimone della vicinanza di Dio.
Conviene che noi impariamo da lui come si vive questa vicinanza in modo
degno di colui che si è avvicinato a noi".
Ed è detto tutto.
Penso che questo possa essere uno stimolante augurio
pasquale, che di cuore rivolgo agli Assistenti spirituali, ai Capi R.O.D.
e a tutti i componenti dei rispettivi Reparti.