Pater, non mea voluntas
sed tua fiat!
Pianezza, Luglio/Agosto 2004
Carissimi/e,
all'inizio di giugno mi trovavo in ospedale per un esame alle coronarie.
Dio mi ha visitato: mi ha toccato il cuore, ma non l'ha trovato ancora
maturo per sé!
Improvvisamente, mentre bighellonavo un po' coi miei pensieri, mi
chiesi: "Ma qual' è il cuore della Società Operaia?"
e mi venne in mente allora una introduzione alle Istruzioni fraterne
che Luigi aveva tenuto nel 1943 nel corso degli Esercizi ai Santi
Giovanni e Paolo, al Celio. Non che io fossi allora presente, ero
appena nato, ma un fratello Operaio me l'aveva inviata qualche tempo
fa perché la leggessi e ci meditassi un po' sopra. E' quello
che ho fatto e, dopo la lettura, mi ero riproposto, una volta o l'altra,
di farne argomento di riflessione con voi.
La premessa è un pugno nello stomaco alla mia
poca e scarsa fede:
"Le vocazioni nascono quando il Signore vuole
e devono essere rispettate come cosa sacra. Non è dal numero
che dipende la vita della nostra cara Società Operai, ma dall'esatta
comprensione della sua natura e dal suo scopo".
Semplice e lineare nella sua chiarezza espositiva e
ogni commento è proprio superfluo. Ma bisogna proprio convincersi
che è così: le vocazioni dipendono da Dio ("Non
voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi" - Gv. 15, 16).
Sforziamoci allora di scoprire "l'esatta comprensione
della natura e dello scopo"della Società Operaia perché,
forse, è qui che casca l'asino!
Parlando dell'Azione Cattolica, che era allora il movimento dominante
di quel tempo, Luigi dice che il suo
"nucleo fondamentale, la ragion d'essere, è
rappresentata dai laici, i quali avvertono la necessità di
vivere il cristianesimo con spirito di consacrazione e vanno ricercando
un organismo che li possa capire ed aiutare in questa esigenza interiore".
L'Azione Cattolica e gli altri movimenti, con le loro
attività, si sforzano di "estendere il Regno di Dio",
regno che in realtà cresce e si dilata per l'azione di Dio,
prima che per quella degli uomini.
"Dio vuole conoscere la nostra fedeltà
e solo per questo attende che combattiamo per lui... ma si accontenta,
in definitiva, della nostra buona volontà che è
buona se aderisce al suo volere".
La chiave di volta interpretativa di Luigi è
racchiusa in queste parole. E' vero che noi dobbiamo lavorare, pregare
e sacrificarci per il regno di Dio; ma tutto questo lo facciamo per
salvare la nostra anima, siamo in un certo senso "interessati"
a farlo. E Dio in questo non è spettatore semplice e compiacente,
ma ci aiuta con la sua grazia e le sue ispirazioni. Luigi dice che
Dio
"si accontenta, in definitiva, di questa nostra
buona volontà".
Ma attenti: questa volontà è buona solo
"se aderisce al suo volere".
Qui cominciamo a toccare veramente il cuore del nostro
Movimento, della nostra Associazione, di questa Società Operaia
che sembra destinata a sparire nel tempo, ma che in realtà
costituisce la linfa della spiritualità contemporanea, anche
se nessuno o pochi se ne accorgono o ne prendono coscienza diretta.
L'apostolo, l'Operaio che ha imparato ad utilizzare gli strumenti
che servono alla costruzione del Regno di Dio, gradualmente giunge
ad una scoperta più profonda e più importante:
"il desiderio della consacrazione, il disincanto
dell'umano, l'istanza della santità"
E' il naturale approdo dell'anima che ha seguito la
voce di Dio. E' quello che è capitato esattamente ad Alberto
Marvelli, che ci accingiamo a vederci proposto come modello tra qualche
mese sugli altari.
Alberto cercava un rifugio sicuro alla sua sete di santità,
che stava coltivando fin dall'infanzia seguendo la voce del Signore
nelle diverse situazioni di vita in cui lo poneva.
"A questo punto - scrive Luigi - la Società
Operaia si mette a fianco del laico e lo accompagna. La Società
non ha parole da dire intorno ai problemi tecnici, fenomenici dell'apostolato
cristiano. Sono argomenti interessanti, ma non la riguardano... La
Società ha soltanto parole per chiarire quei problemi interiori
che si affacciano, per aiutare il laico a capire che la sua è
una crisi di santità, che il suo è un appello riservato
agli amici di Dio. Gli spiega che anche ai laici giunge la vocazione..."
Parole pesate e soppesate una per una per introdurre
poi alla definitiva natura di ciò che è e fa la Società
Operaia, come specifico della sua vocazione:
"aiutare l'Operaio sul piano dell'interiorità,
confortarlo, nutrirlo, orientarlo. Molti e molto abili sono i capitani
delle opere esterne, ad essi spetta il comando e la responsabilità.
Alla Società Operaia il compito discreto di provvedere a quelle
ore in cui l'apostolo rientra nella cella della sua anima per sviluppare
il colloquio con il Padrone della messe".
Diciamo che fa, in altre parole, quello che Gesù
faceva con i suoi discepoli e apostoli dopo che tornavano da un giro
di predicazione del Regno di Dio: li prendeva con sé e li portava
in disparte, nel silenzio e nella preghiera, lontani dalla folla,
dalle distrazioni e dalle possibili tentazioni della vanagloria (Mc.
6, 30-32). In quei momenti Gesù li ristorava con la sua parola,
li confortava e li nutriva con le Scritture e li orientava con lo
Spirito di Dio.
"Questo e non altro è lo scopo della Società.
Se è vero che il suo lavoro si svolge umanamente nella penombra,
aliena come dev'essere dalla propaganda e dal rumore, non è
men vero che la Società Operaia rifugge dal segreto e chiarisce
a chiunque lo desideri i suoi compiti e il suo lavoro".
Altro che restare "segreta", come alcuni
avevano detto quando ero appena entrato in Società Operaia!
Altro che gruppo elitario e di gente dotta e altolocata: qui c'è
campo e lavoro per tutti, perché la vocazione alla santità
non è monopolio esclusivo di nessuno nella Chiesa. Dobbiamo
far conoscere al mondo intero questa nuova possibilità che
Dio ha concesso all'umanità di amarlo attraverso la sofferenza
del Getsemani patito ed accettato dal Figlio Suo per obbedienza volontaria
e non per imposizione fatalistica o, peggio, masochista. Il nostro
è un Dio di amore e misericordia e non di vendetta e di tormento.
Crediamo all'Amore!
Conclude bene ancora Luigi questa sua introduzione alle istruzioni
fraterne di quegli Esercizi dicendo:
"Sappiamo bene che molte sono le vie aperte con
singolare dovizia dalla Chiesa di Cristo, per condurre le anime verso
l'ideale della perfezione. La nostra è certamente l'ultima
nel merito e nel tempo. E' una piccola cosa, una fogliolina appena
nata. Ma questa Società desidera di essere esattamente conosciuta
e da tutti amata perché non ha altro scopo all'infuori di questo:
seguire le anime con quell'amore che Gesù Benedetto ci ha insegnato".
Così vorrei che intendessimo il nostro compito
e così vorrei che svolgessimo il nostro lavoro di Operai nel
campo in cui Dio ha posto ognuno di noi.
Durante queste prossime vacanze ciascuno ripensi a
questo "cuore" della nostra Società e si interroghi
se era proprio così che lo conosceva e lo faceva palpitare
dentro di sé. Se c'è bisogno di qualche piccolo restauro,
non indugiamo, ma lasciamo che la mano provvidente di Dio apporti
quelle piccole o grandi modifiche che serviranno a meglio "confortarlo,
nutrirlo e orientarlo" per essere conforme all'immagine del Divino
Operaio.
A tutti di cuore "Buone vacanze" in compagnia
di Gesù
Vostro
Marcello
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