Nato in località Alberoni, provincia di Venezia, il 23 settembre
1902, dai coniugi piemontesi Giacomo e Marianna Calderoni, che si
erano sposati a Torino il 15 aprile 1900, fu battezzato il 3 novembre
da don Natale Grezzo. Gli vennero attribuiti i nomi di Luigi, Antonio,
Giovanni e Maria.
Il papà era uno stimato ispettore della dogana. Il primo dicembre
1903 venne trasferito a Modane, dove nacque, il 25 agosto 1906, la
figlia Mary.
La sua nascita avvenne in un momento difficile, perché un’alluvione
aveva fatto straripare il torrente Arc e riempire di acqua e fango
l’unica strada che correva sul fondo valle. Per questo è
assai probabile che le lunghe malattie sofferte dalla sorella possano
essere riferite a quel periodo agitato, vissuto dalla mamma durante
la gravidanza.
Nel 1908 il padre chiese ed ottenne di essere trasferito a Torino.
Occupato nella dogana della stazione di Porta Nuova, egli conobbe
un momento di celebrità quando sequestrò un’antica
biga romana, che un certo signor Fucchini di Orvieto cercava di spedire
a Londra, come si trattasse di <<arredi teatrali>>.
La famiglia abitava in Via Cibrario, quando il 30 gennaio 1916 moriva,
all’età di 37 anni, la mamma. Sulla immagine mortuaria
vennero riportate le sue parole <<se Gesù
così vuole, perché non lo voglio anch’io?>>.
Prima di morire aveva detto a Luigi <<fai
sempre il tuo dovere>>.
Fu un momento difficile per Gedda. Lo avevano bocciato agli esami
e non tanto perché non sapesse, ma perché da casa sua
faceva, con lo specchio, la gibigiana nello studio del professore,
che abitava nel palazzo di fronte. Poi erano cominciate le mortificanti
ripetizioni che avevano sconvolto le sue amicizie scolastiche. Era
solo; senza la mamma, senza ideali, nella tipica posizione in cui
i ragazzi si disorientano e si perdono.
Fu allora che la Gioventù cattolica gli venne incontro, attraverso
l’avvocato Torrioni, Presidente Regionale, che lo nominava Segretario
e gli dava numerosi incarichi.
Durante l’estate Luigi trascorreva le vacanze in un paese delle
alpi novaresi, Casale Corte Cerro, che si trova a metà strada
tra il lago d’Orta e il lago Maggiore.
Lettore appassionato di libri di avventure, aveva pensato di organizzare
in tribù i ragazzi di Casale, la tribù degli Ute. Nell’estate
del 1917 la tribù cambiò fisionomia. Venne fondato il
circolo della Gioventù di Azione Cattolica, di cui venne eletto
Presidente. Nel decennio di fondazione venne costruito il piano terreno
della casa del giovane: i soci lavoravano di notte a portare i sassi
e scavare. Alle spese Gedda destinò il compenso ricevuto con
la pubblicazione di due catechismi dal titolo <<Prima di Gesù>>
(Antico Testamento) e <<Gesù>> (Nuovo Testamento).
Nel mese di ottobre del 1918 il padre (che si era risposato) veniva
trasferito dalla dogana di Torino a quella di Milano.
Qui Luigi iniziava il liceo, prima all’Istituto Alessandro Manzoni
e poi al Giovanni Berchet. Arcivescovo di Milano era il Cardinale
Andrea Ferrari, che aveva come segretario Don Giovanni Rossi, il quale
un giorno gli chiese: <<come mai tu non ricevi ogni mattina
la Santa comunione?>>. <<Devo a lui – scrive Gedda
– se da allora iniziai la comunione quotidiana, in duomo, prima
di recarmi al liceo>>.
Egli entrava subito in contatto con la Gioventù cattolica ambrosiana,
della quale venne nominato segretario diocesano. Conobbe Mons. Francesco
Olgiati, maestro dei propagandisti, cioè di quei giovani che
ogni domenica partivano dalla città per irradiarsi nelle zone
della vasta arcidiocesi a visitare i circoli. Come zona di propaganda
gli venne affidata l’alta Brianza, che raggiungeva con le ferrovie
nord.
Andando al liceo Berchet, passava davanti alla chiesa dei Padri Barnabiti,
dove riposa la salma di Sant’Antonio Maria Zaccaria, il quale
prima di fondare la Congregazione, si era laureato in medicina ed
aveva esercitato la professione a Cremona. Vedeva inoltre i padiglioni
dell’Ospedale Maggiore, con il passaggio dei camici bianchi
del personale medico. Questa duplice visione influiva sul suo futuro,
decidendolo a iscriversi alla Facoltà di Medicina. Gli studi
si svolsero per i primi tre anni a Pavia, per il quarto a Milano e
per gli ultimi due a Torino, dove si laureò l’11 luglio
1927, con una tesi di storia della medicina, ottenendo pieni voti,
dignità di stampa e il premio Vita Levi per la migliore dissertazione
dell’anno accademico. Nel mese di dicembre sosteneva l’esame
di stato all’Università di Milano.
(continua...)