Nel gennaio del 1952 diventa Presidente
Generale. Si compivano trent’anni dalla fondazione dell’Unione
Uomini, di cui ero diventato Presidente nel 1949.
L’Assistente Nazionale, Mons. Fiorenzo Angelini, assume l’iniziativa
di costruire una chiesa nel quartiere Prenestino, opera che sarà
realizzata in undici mesi ed inizierà ad operare con l’inaugurazione
da parte del Papa.
Intervengono a Roma da tutta Italia 200.000 soci, ai quali il Papa rivolge
la sua parola illuminatrice in Piazza San Pietro.
Gedda nomina Segretario il Dr. Bruno Paparella, trasferendolo a Roma
da Ferrara, e amministratore il fiorentino Tommaso Bistoncini; Giovanni
Fallani, anche lui fiorentino, sarà capo dell’Ufficio Stampa,
assistente nazionale è il Vescovo Mario Castellano. Altro collaboratore
Antonio Achille, proveniente da Lodi.
Gedda, che già aveva suscitato degli oppositori a motivo del
Comitato Civico, passerà momenti amari ad opera di Carlo Carretto,
presidente della Giac, che si dimetterà nel mese di ottobre,
entrando nell’opera dei Piccoli Fratelli di Gesù.
Successore di Carretto sarà il medico Mario Rossi, che neppure
lui condividerà le posizioni di Gedda e si dimetterà nel
1954.
A proposito del Comitato Civico, ritengo interessante ricordare l’udienza
riservata concessa da Paolo VI il 30 gennaio 1965 agli attivisti dello
stesso Comitato.
Riporto parte del discorso del Papa, rifacendomi al testo pubblicato
dall’Osservatore Romano del 30-31 gennaio:
<<Affiora al nostro spirito una domanda suscitata dalla vostra
presenza…voi chi siete? La risposta è pronta e chiara:
“siamo i Comitati civici”…”e i comitati civici
che cosa sono?”. Nasce uno strano dialogo: “siete un partito
politico?”. Risposta: “No, non siamo un partito politico”.
“Una corrente sociale?”. Risposta:”Nemmeno”.
“Allora siete un’associazione cattolica?”. La risposta
è ancora negativa: “Non siamo un’associazione cattolica,
nel senso proprio della parola”. “Che cosa siete allora:
un comitato elettorale? Un blocco sociale? Un’agenzia doxa? Una
compagnia di pubblicità? Un’espressione spontanea e momentanea
di opinione pubblica? Chi siete?”.
Ed Ecco la risposta: “Oggi la vita pubblica riconosce ai cittadini
molti diritti, e fra tutti importante è quello di scegliersi
col voto i propri rappresentanti nelle magistrature amministrative e
politiche, l’esercizio dei quali diritti dev’essere illuminato,
libero ed ordinato ed è opera di non piccolo merito educare e
guidare il cittadino a tale esercizio. In pratica sarà vostro
programma svolgere azione informativa e formativa fra le varie categorie
sociali circa i problemi della vita civica: non sarete soli a fare questo,
concorrendo, allo scopo, molti altri fattori… voi, senza trascurarli,
avrete cura di metterne in evidenza gli aspetti superiori, che sono
quelli morali… a voi spetta farvene araldi e diffusori. E sia
cotesta severa ed umile disciplina il segno della vostra militante libertà;
non a voi stessi, non ad altri servite, ma alla causa, dicevamo, di
cui siete arma e strumento. Trarrete dal senso di questo servizio le
virtù che lo rendono provvido e forte: non vi piaccia la risonanza
esteriore e il plauso altrui. Lavorate in silenzio, con dedizione tanto
più generosa e meritoria, quanto più disinteressata e
contenta soprattutto nella coscienza del servizio prestato. Lavorate
in concordia e in collegamento con le organizzazioni e le opere del
nostro campo, con l’Azione Cattolica specialmente. E lavorate
con coraggio perché di questo vi è grande bisogno. Lavorate
con fiducia: sì, con fiducia verso gli ordinamenti, che formano
la norma e la storia della nostra società e che sono oggi quelli
democratici: con fiducia anche verso gli uomini di buona coscienza impegnati
nel vertiginoso arringo politico: con fiducia verso il nostro popolo,
il quale, sebbene inquieto talvolta e spinto faziosamente a intemperanti
espressioni, aspira tuttavia ad un migliore assetto sociale e, bene
guidato, apprezza la saggezza della collaborazione sociale e gode della
dignità dell’ordine giuridico: fiducia finalmente e specialmente
verso la Provvidenza, che guida le umane vicende, che sa trarre il bene
d ogni cosa, anche avversa e funesta, che premia ogni desiderio, ogni
atto, ogni sofferenza di chi opera con cuore retto e forte>>.
Nel corso della sua presidenza generale Gedda cercherà di realizzare
una maggiore unione fra le quattro organizzazioni (Gioventù maschile
e femminile, Uomini e Donne).
Viene così condivisa la rivista mensile <<Iniziativa>>
e la Campagna annuale. Viene invece accolto poco favorevolmente il progetto
della base missionaria, che consisteva nel costituire in ogni parrocchia
una struttura composta dai rami dell’A.C. per la riconquista alla
fede dei cattolici lontani dalla pratica e la cristianizzazione dei
non credenti.
Nel 1948, dopo lunga preparazione, venne fondata a Lourdes la Federazione
internazionale degli uomini cattolici (Unum omnes). L’iniziativa
venne presa dall’Unione uomini, di cui Gedda era Presidente.
Ancora in campo internazionale, fu istituito, ad opera di Gedda, presidente
dell’Amci, il segretariato internazionale medici cattolici di
Pax Romana, diventato in seguito Federazione Internazionale delle associazioni
dei medici cattolici (Fiamc), con la presidenza per alcuni anni dello
stesso Gedda.
Come già detto, egli aveva una sorella, Mary, di quattro anni
più giovane. Laureata in lettere a Torino con una tesi su Cesare
Balbo, Mary trascorse la sua vita come preziosa collaboratrice del fratello.
Fondò la società operaia femminile e il Rosa (reparto
operaio ammalati) e fu redattrice solerte di Tabor, la rivista della
Società operaia, fino al 1985, quando morì, dopo lunghe
sofferenze.
Luigi ne scrisse la biografia (Immagine di Maria – ed. AVE, 1995).
Di Mary è in corso la causa di beatificazione, giunta all’esame
da parte della congregazione pontificia per le cause dei santi.
Gedda non scriveva mai i suoi discorsi, tranne in qualche occasione
eccezionale. Tracciava una scaletta abbastanza dettagliata, ispirandosi
al cosiddetto metodo intuitivo, insegnato da Mons. Olgiati.
Amava la musica, ma era stonato. Credo non abbia mai frequentato concerti
di musica classica e, in genere, manifestazioni teatrali.
Non ne aveva tempo. Assecondò però Valdo Fusi e i maestri
Patucchi e Parelli nella composizione di quegli inni che i dischi ripetevano
in ogni parte d’Italia, mentre i giovani cantavano con trasporto
e amore.
Marco Collina e Arcangelo Della Bianca ne componevano i testi, scrivendo:
<<Fidente e lieta verso il tuo bel sole
avanza pura e forte gioventù>> e ancora
<<si rinnova sull’altare
la passione del Signore>>.
Mentre il poeta-operaio Alberto Penna componeva i cori parlati con
l’appassionata invocazione
<<O Gesù, se un giorno tu ritorni,
vieni a nascere nell’officina>>
e il martellante inno al
<<Bianco Padre
che da roma
ci sei meta, luce e guida.
In ciascun di noi confida
Su noi tutti puoi contar>>.
Eccezionale poi la rapidità con cui Gedda scriveva gli articoli
ed i numerosi libri di carattere spirituale, organizzativo e scientifico.
Nel maggio del 1957, ricorrendo il quarantesimo anniversario della
consacrazione episcopale di Pio XII, Gedda organizzò in suo
onore un’artistica infiorata nel cortile di S. Damaso. Nell’ottobre
del 1958 termina a Castelgandolfo la vita di Pio XII. Gli succederà
il Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, che assumerà il nome
di Giovanni XXIII.
Nel giugno del 1959 saranno nominati dal papa i nuovi Dirigenti.
Nel lasciare la carica di presidente generale Gedda salutava gli organizzati
dell’azione cattolica col seguente messaggio:
<<Nel prossimo ottobre si compiranno i venticinque anni della
lettera con cui Pio XI di v.m. mi nominava presidente centrale della
Giac.
Dopo dodici anni, Pio XII di v.m. mi chiamava a presiedere l’Unione
uomini e poi, nel 1952, alla carica di Presidente generale. Mentre
tutte le circostanze avrebbero condotto ad un avvicendamento nello
scorso anno S.S Giovanni XXIII felicemente regnante volle ritardarlo
e con ciò mi concesse il privilegio, di cui gli sono profondamente
e filialmente grato, di guidare l’Azione cattolica anche sotto
il suo pontificato.
Lasciando ora le responsabilità direttive dell’A.C. avverto
il bisogno di salutare con effusione tutti gli organizzati, ai quali
mi sento legato con i vincoli della apostolica fraternità cristiana
e di una viva riconoscenza per l’affetto e l’esempio che
mi hanno dato e per l’esperienza indimenticabile che ho vissuto
con loro in tante battaglie per la Chiesa e per la Patria.
Il mio pensiero ammirato e devoto si rivolge ai pontefici che ebbi
la fortuna di servire, all’episcopato italiano, modello di eroica,
diuturna e sapiente generosità, ai miei superiori e assistenti
ecclesiastici, ai miei collaboratori ed anche ai nostri morti.
Sono molto lieto di passare le consegne della Presidenza generale
al mio caro Agostino Maltarello, che accompagno con ogni più
affettuoso augurio e che continuerà la gloriosa tradizione,
ormai quasi centenaria, dell’azione cattolica italiana.
Mentre attenderò, con rinnovato impegno ai compiti che si rendono
necessari, sarò sempre onorato di appartenere all’Associazione
uomini della mia parrocchia e perciò di essere al fianco dei
miei fratelli nella preghiera, nell’azione e nel sacrificio.
Viva il Papa!>>
Gedda, mio maestro e guida, continuerà ad operare nell’Associazione
dei Medici Cattolici, dando anche vita ai circoli Mario Fani e alla
gioventù europea.
Non posso terminare senza fare almeno un cenno a quella che Gedda
affermava essere l’opera delle opere, e cioè, la <<Società
operaia>>.
La Società venne promossa dal 1° al 3 settembre 1942 in
Roma, con un corso di esercizi spirituali presso il convento passionista
dei Santi Giovanni e Paolo, con la partecipazione di dodici giovani
di azione cattolica, liberi in quel periodo da impegno militare. Fondamenti
ispiratori della Società furono l’episodio del Getsemani,
quando Gesù provò nausea e paura per la sua passione,
sudando sangue ed implorando il Padre con l’invocazione <<Padre,
se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia
ma la tua volontà>> (Lc 22, 42). Nella sua missione terrena,
inoltre, Gesù aveva detto ai suoi discepoli: <<La messe
è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone
della messe che mandi operai nella sua messe>> (Mt 9, 37-38).
Gli impegni spirituali proposti furono: santa messa e comunione quotidiana,
ora di adorazione nella notte di ogni giovedì, ritiro mensile,
recita quotidiana del rosario, corso annuale di esercizi. Ad ogni
aderente si chiese di impegnarsi in qualche opera (caritativa, missionaria,
organizzativa, ecc.). Venne anche redatto il <<simbolo>>,
un testo che in forma di preghiera traccia il profilo della Società.
Che Gedda sostenne con varie pubblicazioni, con la costruzione dei
due Getsemani a Casale Corte Cerro e a Paestum, con lettere mensili
agli aderenti, con le istruzioni svolte durante gli annuali corsi
di esercizi.
In occasione del cinquantennio della Società (settembre 1992),
Giovanni Paolo II diede udienza a Castelgandolfo agli ottocento partecipanti,
dicendo nel suo discorso: <<Carissimi, la vostra associazione
nacque nel 1942, come derivazione dell’Azione Cattolica italiana;
erano gli anni difficili della guerra, regimi autoritari impedivano
in Europa la libera attività religiosa e sociale. In quella
situazione fu per voi illuminante il mistero della veglia di Cristo
nel Getsemani: vigilare per amore, offrirsi completamente alla volontà
di salvezza del Padre. Come fu vera quella ispirazione! Come è
urgente anche oggi tale volontaria vigilanza in intima unione col
Redentore dell’uomo… Auguro pertanto a voi tutti di perseverare
nella fedeltà a Cristo, vegliando e pregando insieme con Lui,
per essere, oggi come ieri, “operai” generosamente impegnati
nella vigna del Signore>>.
(A. Maltarello in: “Luigi Gedda, Operaio di Cristo” –
Ed. Orizzonte Medico – Roma, 2003).