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Testimoni di vita Operaia
Maria
Gedda nacque a Modane (Francia) il 25 agosto 1906 e trascorse la sua
prima giovinezza a Torino frequentando la Chiesa e le Scuole di N.S. del
Suffragio.
Orfana di mamma a 9 anni, frequentò le scuole medie a Torino e poi a Milano dove la sua famiglia si trasferì nel 1918. Essendo la sua abitazione prossima alla Basilica del S. Cuore cominciò, con la Santa Comunione quotidiana, l’Ufficio della Beata Vergine e il rosario recitati ogni giorno, un’intensa vita spirituale che la portò a fondare la Piccola Opera di S. Chiara che richiede dagli iscritti un quarto d’ora di adorazione eucaristica ogni giorno. Trasferitasi con la sua famiglia nuovamente a Torino, nel 1925 si iscrisse alla Facoltà di Lettere, ma cominciò a manifestarsi la malattia che rallentò il suo curriculum universitario e accompagnerà tutta la sua vita. Manteneva intensi rapporti epistolari di natura spirituale con le sue conoscenze e si laureò brillantemente il 21 giugno 1935 con una tesi dedicata a Cesare Balbo. Nel 1938 la Serva di Dio con la famiglia si trasferì a Roma per raggiungere il fratello presidente della GIAC ed ebbe la possibilità di partecipare al ritorno della Sindone dal Monastero di Monte Vergine a Torino vegliando per una notte la sacra reliquia che essa considerava come sintesi della sua spiritualità dedicata al Cuore trafitto di Gesù al Getsemani, secondo le indicazioni di Gesù stesso a S.Margherita Maria Alacoque. A Roma nel 1942 collaborò alla fondazione della Società Operaia occupandosi della rivista “Tabor” e dando inizio successivamente alla Società Operaia Femminile che poi confluì nell’unica Società Operaia definita di “diritto pontificio” dal “Pontificium Consilium pro Laicis” nel 1981. Malgrado questi impegni, la Serva di Dio si occupò intensamente della fondazione dei Getsemani di Casale Corte Cerro, di Paestum, di Vitinia (Roma) e di Gerusalemme recandosi sui cantieri o seguendo l’architetto, gli operatori edili, gli artisti, il personale e i benefattori con il telefono o la corrispondenza. Colpita da emiparesi e costretta in permanenza a restare in casa su una sedia a rotelle, riceveva ogni giorno l’Eucaristia, la visita di Sacerdoti, di membri della Società Operaia, di fedeli affascinati dalla sua spiritualità, dalle sue parole e dal suo esempio. Il messaggio che Maria Gedda lascia ai cristiani di oggi è quello stesso di Gesù quando disse “la messe è molta ma gli operai sono pochi”. Oggi che la messe è sterminata e che gli operai, in confronto, sono pochissimi, la Serva di Dio esclama a gran voce che non vi è situazione culturale o professionale, né livello sociale o di età, né condizione di salute o di malattia che possa giustificare il fedele laico che non raccoglie l’appello di Gesù e non diventa operaio di Cristo.
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