Nel 1940, la guerra era
cominciata da un anno ed io ebbi una licenza per il Natale di quell’anno
e pensai che il modo migliore per celebrare quei giorni fosse di venire
al Monastero del Celio.

La misericordia del Signore, facendomi passeggiare per i viali del parco,
mi ha fatto incontrare, non la conoscevo prima, la grotta del Getsemani.
Quelle poche parole, scritte sullo scoglio, mi hanno colpito con violenza:
NON MEA VOLUNTAS SED TUA FIAT
In quel momento, ho trovato risolto il mio disagio nei confronti dei
fratelli della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, perché
anche loro potevano essere beneficiati da quella visione: era volere
di Dio che ci trovassimo in una situazione così angosciosa, dal
punto di vista organizzativo.
Il “Non mea voluntas” riguardava anche il futuro perché,
in qualunque modo si fosse risolta la guerra, il futuro sarebbe stato
guidato dalla Volontà di Dio.
Nel 1942 ci siamo ritrovati qui, come
si poteva allora, nei giorni 1 - 2 – 3 settembre, una manciata
di dirigenti della GIAC, per un corso di Esercizi Spirituali.
In quel momento la GIAC era dispersa su tutti i fronti, e si pensava
come poteva essere salvata la nostra Associazione, cosa si poteva fare
per lievitarla, come dare alla GIAC quella formula che avevamo trovato,
come un’idea comune che potesse valere per il presente e per l’avvenire.
Abbiamo pensato che sarebbe stato necessario riunirci, mantenerci in
quello spirito, cioè in qualche modo associarci come una parte
della GIAC che voleva vivificare tutta la Gioventù Cattolica.
Così in quell’inizio del settembre 1942, dopo aver meditato
<<Non mea voluntas sed tua fiat>>, siccome eravamo appena
arrivati, o in procinto di partire, non avendo potuto pensare a codificare
questa nostra nascente Associazione, abbiamo pensato di fare, come avevano
fatto i primi cristiani a Nicea, di lasciarci con un pronunciamento
comune che sostituisse gli eventuali statuti che si sarebbero poi potuti
fare in seguito, formulando un Simbolo.
