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Sia aperta la nostra via.....

“Sia aperta la nostra via
a quanti ne comprendono la bellezza
e siano tutti al cospetto di Dio
e del mondo, buoni operai.
Così sia”

L’ultima parte del Simbolo

Ed eccoci alla terza ed ultima parte di questa nostra visita a questa immensa basilica. Ci troviamo nella parte più nascosta, eppure nella Chiesa è fondamentale per l’ingresso nella vita cristiana: il Battistero.

Una volta, nelle chiese antiche, aveva un posto di importanza e si facevano delle costruzioni apposite per l’amministrazione di questo sacramento. Ora, nelle nostre chiese moderne, il battistero quasi non esiste più, essendo prevalsa l’usanza di amministrare il sacramento del Battesimo durante la celebrazione eucaristica o, se questo non viene richiesto, lo si amministra di mattina o di pomeriggio davanti all’altare.
Nella basilica dove vi ho invitati ad entrare fin dall’inizio, ha però un suo posto ben preciso, adatto e adeguato a ricevere quanti hanno la volontà di entrare a far parte di questo grande corpo della cristianità, con piena coscienza e in tutta libertà. Dicevo che è un posto appartato nella sua umiltà di collocazione, ma è un luogo quanto mai importante per la funzione che svolge.

San Giuseppe

Nella Chiesa c’è un personaggio che, per la sua importanza e per il suo silenzio e nascondimento, lo si può paragonare al nostro battistero ed è San Giuseppe.
L’articolo 2 dello Statuto della Società Operaia recita testualmente: <<La Società Operaia ha eletto a suoi Patroni Maria SS Assunta e San Giuseppe Artigiano come tutela ed esempio di ogni Operaio>>.

Ma tutto questo che ha a vedere con il battistero di una chiesa e l’ultima parte del Simbolo?
Tante volte recitando il Simbolo mi sembrava che mancasse la presenza di una persona: c’erano le tre Persone divine, c’era Maria… Nello statuto c’è a patrono anche San Giuseppe e perché nel Simbolo non appariva? Fedele al suo silenzio evangelico, anche qui San Giuseppe c’è, ma non si vede, come il battistero nelle chiese: passa quasi inosservato. A me, Operaio dell’ultima ora, pareva una dimenticanza impossibile e così ne scrissi al Prof. Gedda proponendo una leggera modifica al Simbolo. Recita l’ultima parte:

<<Sia aperta la nostra via
a quanti ne comprendono la bellezza
e siano tutti al cospetto di Dio e del mondo,
buoni Operai. Così sia>>

Ma chi può far comprendere la bellezza di una via operaia se non chi ha esercitato una professione di umile artigiano senza mai dire una parola e avendo a custodia nientemeno che il Figlio di Dio?
La mia proposta era di premettere a quel <<Sia aperta>>, le parole <<Per l’intercessione di San Giuseppe sia aperta la nostra via…>>.
Non era possibile. Giusto: San Giuseppe non infrange il suo silenzio! Ma sicuramente è lì pronto a dare a chiunque la sua mano per farlo diventare un buon Operaio nella messe del Padre. Nulla ci vieta di invocarlo nel nostro lavoro quotidiano; e anche se la sua presenza nel Simbolo non è visibile è certamente attiva ed efficace al pari di quella di sua <<Moglie>>. D’altra parte non deve occuparsi di laici che agiscono in quanto laici? E allora crediamo anche in questa presenza invisibile e sentiamocela vicina nelle nostre opere e soprattutto nella nostra vita.
Solo un operaio serio e laborioso come lui può capire la bellezza di una vocazione, di una vita dedicata al servizio del Signore. Egli che ha sempre dovuto eseguire la volontà di Dio solo su indicazioni di apparizioni notturne (Mt. 1,20-21; 2,13-14; 2,19-22), senza mai obiettare alcunché, è certamente la persona più indicata per aiutarci a capire la bellezza della nostra vocazione operaia e ci può aiutare anche a farla capire a tutti coloro che verranno a contatto con noi.

Buoni Operai

Quest’ultima parte, che sembrerebbe la più sbrigativa, e la conclusione ovvia di quanto precede, ha in sé una richiesta molto importante, e dalla quale dipende l’esistenza della Società Operaia. Potrebbe appunto passare inosservata, come il battistero, ma è proprio anche su quest’ultima richiesta che gli Operai dovranno puntare perché Dio la realizzi con la sua grazia e la corrispondenza da parte di tutti noi.
In quest’ultima parte si chiede a Dio il dono della vocazione operaia per <<quanti ne comprendono la bellezza>>, ma questi operai dovranno essere al cospetto di Dio e del mondo, buoni. Ecco l’ultima caratteristica, ma non certo ultima in ordine d’importanza, che l’operaio deve possedere: la bontà che equivale a santità. Diceva Papa Giovanni, il Papa buono, come tutti lo chiamavano: << Per essere Santi basta essere buoni e per essere buoni basta essere ogni giorno migliori>>.
Ecco un altro segreto della santità che ci viene rivelato con semplicità e vissuto con altrettanta semplicità da far apparire ordinario anche lo straordinario dell’intera vita di un povero cristiano che può giungere ai più alti vertici della gerarchia ecclesiastica, ma restare e dimostrare come l’amore a Gesù rende semplice come i fanciulli la nostra anima.
Essere <<buoni operai>> è l’obiettivo primario per tutti coloro che vogliono far parte di questa Azienda che si chiama Chiesa, perché solo così si possono rendere buoni servigi a coloro che ci stanno accanto.
La carità è santità, è comunione, è condivisione; è il mettersi a servizio senza nulla pretendere, nulla arrogarsi, nulla sbandierare ai quattro venti.
Proprio come ha vissuto San Giuseppe

Quattro testimonianze:
Arnaldo Armani
Mons. Adolfo Barberis
Alberto Marvelli
Mary Gedda

 

 

La parola di Dio non è incatenata

(2 Tim.2,9)

Commento al Simbolo

M.Mannella-Aprile1996


 

Quattro testimonianze:

Arnaldo Armani

Mons. Adolfo Barberis

Alberto Marvelli

Mary Gedda

www.societaoperaia.org