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Noi crediamo in Dio Figlio..........

Noi crediamo in Dio Figlio
e ci consacriamo
come suoi operai

Anche qui la prima cosa che facciamo è un atto di fede e di adorazione per offrirci un gesto di consacrazione “come suoi Operai”.
Intendiamo subito metterci al suo servizio; vogliamo lavorare per Lui, per il Regno, per la realizzazione della Volontà di Dio Padre. Tutta la vita di Cristo è stata una tensione a questa realizzazione della Volontà del Padre, culminata in quella perfetta adorazione e conformazione espressa nel <<fiat>> del Getsemani. E’ a questo titolo che noi vogliamo metterci alla sua sequela: Operai per la messe, attraverso il Getsemani.
Operai di Cristo. Ritengo che non ci sarà mai miglior datore di lavoro di Lui. Assume in qualsiasi tempo, senza limiti di età. Chiunque può trovare la sua missione e la sua giusta qualifica. Nella sua Azienda non c’è mai crisi, né cassa integrazione. Si può lavorare a ritmo serrato (vedi tipi come il curato d’Ars, don Bosco, il Cottolengo), oppure con più calma e senza troppe corde (apparentemente, come Domenico Savio, Teresina del Bambin Gesù, Maria Goretti), ma occorre lavorare sempre.
Nessuno potrà dire che Egli sia un datore di lavoro poco generoso o geloso di quello che possiede. I suoi beni sono a disposizione di tutti; ci si può servire liberamente: l’unica moneta che ci viene richiesta è l’amore.
Dice Madre Teresa di Calcutta: <<Se il lavoro non è intessuto di amore, è inutile>>. Ed è certamente una persona che se ne intende. La sua missione, che svolge da una vita, in questa grande azienda che si chiama Chiesa Cattolica, è quella di servire i più poveri, i più diseredati, gli emarginata, i <<paria>> agli occhi dei ben pensanti; i veri eredi dell’enorme ricchezza del Regno dei Cieli, secondo lei. A che credere?
<<Ogni volta che avrete fatto queste cose al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me>> ( Mt. 25, 40). E’ il datore di lavoro che parla: oseremo mettere in dubbio la sua parola?
C’è chi lo fa, purtroppo!
Scriveva Sant’Atanasio: <<E’ proprio della religione non costringere, ma persuadere>>. (Historia arianorum ad monachos, citata in Mille pietre preziose, n. 283, pg. 79, Ed. Piemme 1991).
Tento allora di persuadere.
L’operaio è uno che lavora, che si dà da fare, che non perde tempo. Nella Christifideles Laici, il Papa sottolinea energicamente nella sua introduzione al n. 3 questo concetto: <<Non è lecito a nessuno rimanere in ozio>>. E a conferma cita l’episodio del padrone della vigna che a più riprese e in ore diverse della giornata si reca in piazza per vedere se ci sono braccia da impegnare nella sua vigna. Trovatole le invita al lavoro e a non star oziose. E quelle vanno.

La qualifica di operaio esprime un concetto ben preciso: chi non “opera” (non lavora), non può dirsi “operaio”. <<Consacrazione>> vuol dire dedizione totale di tutte le proprie energie per questo tipo di lavoro.
Ma quale tipo di lavoro?

Ce lo dice ancora il datore di lavoro, Gesù: <<Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi>> (Mt. 24, 35-36).

Qui ci sarebbe già tutto un programma di vita. E alcuni santi vi hanno dedicato tutta la vita su un punto soltanto: Il Cottolengo gli ammalati, il Cafasso ai carcerati, Madre Cabrini e Mons. Scalabrini agli emigranti, ecc.
La Chiesa, proprio per aiutarci in questa forma di lavoro, ha codificato queste possibilità e una volta le si leggeva nel catechismo sotto due titoli indicativi: le sette opere di Misericordia Corporale e le sette opere di Misericordia Spirituale. Le elenco a mo’ di promemoria, più che per diritto di cronaca.

Per le prime si elencavano:
1) Dar da mangiare agli affamati;
2) Dar da bere agli assetati;
3) Vestire gli ignudi;
4) Alloggiare i pellegrini;
5) Visitare gli infermi;
6) Visitare i carcerati;
7) Seppellire i morti.

Per le seconde:
1) Consigliare i dubbiosi;
2) Insegnare agli ignoranti;
3) Ammonire i peccatori;
4) Consolare gli afflitti;
5) Perdonare le offese;
6) Sopportare pazientemente le persone moleste;
7) Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Se vogliamo meglio attualizzare queste forme di apostolato, entriamo nella terza navata e lasciamoci permeare dalla presenza esaltante dello Spirito di Dio. E’ una boccata di Santità che tonifica il nostro spirito e lo spinge ad un’azione che lo porta ai vertici dell’amore cristiano.

Noi crediamo in Dio Spirito Santo...


La parola di Dio non è incatenata

(2 Tim.2,9)

Commento al Simbolo

M.Mannella-Aprile1996

 

 

Noi crediamo in Dio Spirito Santo...

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