A conclusione di questo piccolo vademecum
di riflessioni sul nostro Simbolo, vorrei
fare con il lettore un'ultima considerazione.
Se una tale preghiera è capace
di far germogliare frutti di questo genere nella chiesa, non può
non nascere il sospetto legittimo che essa è certamente stata
ispirata da Dio per produrre nuovi frutti di santità e di autentica
testimonianza della Sua Parola. Una Parola che si fa carne per la
fame dell'uomo. Una Parola che si fa Via, Verità e Vita per
quanti nell'avventura di questo mondo si affacciano sulla soglia del
mistero della Fede, dono gratuito di Dio insieme ad umile e convinta
accettazione da parte dell'uomo. La fede esige di <<varcare
la soglia della speranza>> di cui così a lungo e con
insistenza ci parla Giovanni Paolo II; la fede esige coerenza e coraggio
per vivere in libertà quanto ci viene proposto di credere senza
vedere.
E' proprio per questo quindi che <<La
parola di Dio non è incatenata>> (2
Tim 2, 9), ma va e viene libera come il vento, di cui nessuno
sa <<donde viene e dove va>>. Noi adesso però sappiamo
che essa viene da Dio, come ci ha testimoniato e tramandato Giovanni,
il discepolo prediletto di Gesù. Noi sappiamo che questa Parola
non ritorna a Dio senza aver portato frutto (Is
55, 10-11) e adesso possiamo affermare con certezza che è
un frutto di santità che si perpetua nella Chiesa attraverso
movimenti religiosi e laicali senza distinzione e preferenza alcuna.
La santità appartiene a Dio e da Lui tutti possono attingere,
come si intuisce dalle quattro testimonianze riferite.
E' certo che quanto ho esposto nelle pagine
precedenti non era tutto a livello cosciente in quel 3 settembre del
1942, quando quel gruppetto di persone, finito il corso di Esercizi
Spirituali, si mise a scrivere quelle parole del Simbolo. Ma certamente
lo Spirito Santo aleggiava su di loro come era presente nel cenacolo
quando confermò gli Apostoli riuniti in preghiera. Da quel
primo corso di esercizi Spirituali nasceva la Chiesa, con la presenza
visibile di Maria; da questo del 3 settembre nasceva la Società
Operaia con un dono che si è rivelato veramente profetico nella
Chiesa di allora, anticipando sotto certi aspetti alcune problematiche
del Concilio Vaticano II. L'aver intuito quale immensa ricchezza sia
la forza dei laici per una nuova Evangelizzazione non può non
far riflettere che in questo movimento ci sia il dito di Dio. E se
l'ispirazione è stata recepita al momento giusto e messa al
servizio di una società che usciva distrutta da un conflitto
mondiale, non possiamo non ringraziare la Provvidenza che in un periodo
di rovina morale abbia suscitato un uomo capace di porre attenzione
alla sua voce.
Tocca a noi, che abbiamo ereditato tale sua ispirazione, renderla
sempre più efficace e operante e trasmetterla a quanti Dio
vorrà farci accostare. Questo non già per puro proselitismo,
ma perché siamo convinti che nella accettazione libera e gioiosa
della Volontà di Dio, si realizza l'opera della Redenzione
voluta da Dio Padre per mezzo del Figlio e portata a compimento per
mezzo della Santità dello Spirito.
Non ho saccheggiato poeti e scrittori,
testi sacri e profani per farmi bello con le penne degli altri, ma
unicamente per cercare di mettere in luce l'immensa ricchezza che
si nasconde in questa preghiera-consacrazione che quel mio amico di
Intra recitava soltanto con le labbra e per abitudine, ma il suo cuore
ne era forse lontano.
Ritorniamo dunque sui nostri passi; ripercorriamo
quelle tre navate; lasciamoci condurre per mano dalla Madonna e da
San Giuseppe e lasciamo soprattutto che si realizzi in noi quel progetto
salvifico che Dio ha su ciascuno di noi fin dall'eternità:
<<Tu sei mio figlio; oggi io ti
ho generato>>
Recitiamo dunque con fede questa nostra
preghiera-consacrazione e rinnoviamola ogni giorno cominciando da...subito!
<<Noi crediamo... in Dio Padre,
in Dio Figlio, in Dio Spirito Santo........>>.